venerdì 27 novembre 2015

Dietro le quinte di "La Guerra del Fatonero" - leggende toscane (3)

DIETRO LE QUINTE DI "LA GUERRA DEL FATONERO" - LEGGENDE TOSCANE 3

Continuano gli articoli dedicati alle leggende toscane che mi hanno ispirato nella stesura del racconto "La guerra del Fatonero", vincitore del contest "Tenebrae" di Isola Illyon, il portale di informazione fantasy. L'antologia che lo contiene, per l'appunto "Tenebrae", può essere scaricata gratuitamente dal sito. Dopo gli articoli sulle forze del bene e sui folletti della Versilia, oggi ci occupiamo dei fedeli al diavolo, quelle forze maligne che nella guerra del Fatonero hanno combattuto a fianco del Concialana (come si faceva chiamare all'epoca) contro i Signori dei Boschi e della Natura.

AVVERSIERI: nel mio racconto è un pirata, piuttosto strafottente, che non esita a rivolgersi al diavolo con un tono troppo confidenziale (e infatti viene subito rimesso al suo posto!). Guida le legioni del diavolo, in particolare la schiera di fantasmi pirati che un tempo con lui (o prima di lui) infestavano il Mediterraneo abbordando le navi.

Nelle leggende delle Apuane invece l'Avversieri è molto semplicemente il diavolo, uno dei nomi con cui il diavolo viene indicato. Ad esempio, sulle Apuane meridionali non è raro sentire, quando scompare qualocsa (o, peggio ancora, qualcuno): "l'avrà preso il linchetto" o "l'avrà preso il diavolo o l'avversieri". Con una veloce ricerca in rete ho scoperto che in realtà il termine è usato, per indicare il demonio, anche in altre regioni, persino nella lontana Sicilia: se ne parla ad esempio nelle Fiabe Popolari di Giuseppe Pitrè (leggibili qua); in alcuni canti popolari vicentini e ovviamente toscani.

LUPI DI COMPIGNANO: Compignano è un piccolo paesini sul versante interno del Monte Quiesa, il lato cioè che si affaccia su Nozzano e la piana di Lucca. Ci sono i lupi? Probabilmente un tempo ce ne erano e hanno ispirato la storiella (citata da Paolo Fantozzi nei suoi libri sulle leggende lucchesi) della ragazza cacciata di casa dalla madre: "Ti prendano i lupi!" le avrebbe urlato, salvo poi pentirsene amaramente quando, rientrata dal Corpus Domini, la trovò dilaniata dai lupi. La leggenda potrebbe essere realmente avvenuta (o forse ispirata a un fatto simile), dato che viene citata anche in alcune opere sulla storia di Lucca, ad esempio in "Guida sacra alle chiese di Lucca per tutti gli anni del Signore, nella quale si contengono le feste stabili e mobili di tutto l'anno ... con una esatta correttissima cronologia de' vescovi ed arcivescovi di questa citta" di Gabriele Grammatica (1736).

Quest'idea mi ha ispirato l'inserimento di un branco di lupi guerrieri (ma non cattivi! Come avrete notato leggendo il racconto) provenienti da Compignano. Leggenda che riprenderò in un racconto per ora inedito.


SERPE REGOLA: la Serpe Regola è un'orribile serpe, lunga almeno dieci metri, con il corpo largo quanto una gamba d’uomo adulto, aveva una grossa testa, dai lineamenti quasi umani, con una scaglia di vetro conficcata in fronte, come fosse un terzo occhio. In “La guerra del Fatonero” uccide, tra gli altri, il povero Rinaldo, venendo però uccisa da Lencio Meo.

Sul blog del collega scrittore Dario Arzilli c'è un interessante articolo al riguardo: il serpente regolo sarebbe nientepopodimenoche il basilisco!

GAMBA GIALLA: infine la più singolare delle leggende. Scommetto che, leggendo il racconto, tutti vi sarete chiesti (quantomeno chi abita lontano dalla Versilia) cosa fosse questa gamba gialla, forse un arto che colpisce i nemici scalciando? Eh no, è una gallina invece, una gallina molto grossa e vorace che becca insistentemente i poveri buffardelli che scappano impauriti. Occhio a non farla arrabbiare!

Sono semplicemente citati, anche se non compaiono nel racconto, Lucida Mansi (di cui abbiamo parlato in un precedente articolo), la Busdraga (idem), la leggenda del Ponte del Diavolo (qui) e il licantropo del Borgo del Piagnaro. Quest'ultima è una leggenda di Pontremoli che racconta di un licantropo solitario e poveraccio che vive nel centro della cittadina (appunto, nel borgo del Piagnaro, vicino al castello). Per salvarsi, bisogna non guardarlo negli occhi e salire tre scalini per considerarsi fuori pericolo. Per curare la licantropia, bisogna forare una mano con una lesina da calzolaio. (Fonte).

Al prossimo aggiornamento con le ultime leggende citate in "La guerra del Fatonero".



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