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venerdì 17 luglio 2026

Blogtour "Di spade e di eroi" - Intervista a Monica Serra

 Blogtour "Di spade e di eroi" - Intervista a Monica Serra

Bentrovati, lettori. Ultima tappa del blogtour dedicato a "Di spade e di eroi. Storie di lame leggendarie", volume edito da NPS Edizioni, con l'intervista a Monica Serra, autrice del racconto fantastico "La spada di Fierbois". Scopriamolo assieme!



Benvenuta Monica.

Parlaci un po’ di te. Chi sei? Cosa fai? Dove vai?

Sono una scrittrice di narrativa fantastica, una curatrice editoriale e, soprattutto, una grande appassionata di storia. Mi piace esplorare i punti in cui la realtà si piega su sé stessa creando vuoti in cui si annidano miti, leggende e domande che non hanno una risposta univoca. Forse è per questo che mi trovo così a mio agio tra fantasy, fantascienza e retelling: sono generi che permettono di guardare il passato, il presente e anche il futuro da prospettive nuove, senza perdere il legame con ciò che siamo.

Quando non scrivo, oltre al lavoro che mi consente di pagare le bollette e il mutuo, sono curatrice della collana Fantasy Tales di Delos Digital e collaboro con diverse realtà dedicate alla narrativa (e non solo) fantastica. Mi piace accompagnare altri autori nel loro percorso creativo quasi quanto costruire i miei mondi immaginari.


Cos’è per te la scrittura? Hai qualche storia particolare da raccontare sul tuo modo di scrivere? (manie, vizi, virtù, aneddoti, passioni...)

Come dicevo prima, per me scrivere significa guardare la realtà da prospettive diverse. Quando non invento mondi completamente nuovi, mi piace interrogare la Storia più che raccontarla. Mi affascinano i vuoti, le contraddizioni e le versioni ufficiali che convivono con le leggende: è proprio in quello spazio che nascono molte delle mie storie.

Ogni romanzo (ma anche il racconto più breve, in realtà) parte da una lunga fase di studio. Raccolgo libri, cronache, saggi, mappe, immagini e documenti, poi arriva un momento in cui smetto di prendere appunti e lascio che siano i personaggi e la trama a guidarmi. Da quel momento la ricerca diventa storia vissuta: non mi interessa spiegare un'epoca, ma farla respirare attraverso odori, suoni, luoghi, pioggia, fuoco. Se il lettore, chiudendo il libro, ha l'impressione di essere stato davvero lì, allora sento di aver raggiunto il mio obiettivo.


L'idea è nata in modo quasi casuale. Quando l'editore mi ha proposto di partecipare all'antologia con un racconto dedicato a una spada famosa, il mio primo pensiero è andato a una leggendaria lama orientale. Purtroppo, però, qualcuno era stato più veloce di me e aveva già scelto quella storia.

Così ho iniziato a guardarmi intorno. In quel periodo ero immersa nello studio della figura di Giovanna d'Arco e stavo costruendo l'impianto di un romanzo a lei dedicato a cui pensavo da qualche anno. Durante le ricerche mi sono imbattuta nella vicenda della Spada di Fierbois, un episodio storico tanto documentato quanto misterioso. Ho sentito subito il richiamo di una storia che aspettava soltanto di essere raccontata.


A quale spada ti sei ispirato? Perché questa scelta?

L'episodio del ritrovamento di quella lama mi ha conquistata fin da subito. Secondo le cronache, prima della campagna militare e su suggerimento delle sue “Voci”, Giovanna chiese di recuperare una spada nascosta dietro l'altare della chiesa di Sainte-Catherine-de-Fierbois. Nessuno avrebbe dovuto sapere che era lì, e invece la lama venne realmente ritrovata nel luogo indicato.

A quel punto è scattata la domanda che, per me, segna sempre l'inizio di una storia: e se quella spada fosse molto più di una semplice reliquia? E se la vicenda tramandata dalle cronache fosse soltanto la superficie di qualcosa di molto più antico?

Diversamente da altre spade celebri, quest’arma non è ricordata tanto per le battaglie combattute quanto per il mistero che la circonda. Compare all'improvviso nella vita di Giovanna, accompagna le sue imprese e scompare quasi senza lasciare traccia. Questo alone di incertezza mi ha dato la libertà di immaginare una storia in cui la leggenda, il folklore celtico e la spiritualità medievale potessero intrecciarsi in modo naturale.

Era la spada perfetta per raccontare una Giovanna diversa da quella tramandata dalla tradizione, sospesa tra la santità, il mito e il fantasy.

Da quell'interrogativo è nato La promessa di Fierbois, che rappresenta anche il primo tassello di un progetto narrativo più ampio dedicato a Giovanna d'Arco. L'idea non è riscrivere la sua storia, ma proporre una possibile lettura fantastica di alcuni degli episodi più enigmatici documentati dalle cronache medievali.


Dove e quando si svolge la storia?

Il racconto è ambientato nella Francia del XV secolo, nel periodo della Guerra dei Cent'Anni. Le vicende si muovono tra luoghi realmente esistiti, come la chiesa di Sainte-Catherine-de-Fierbois, Chinon e Orléans, ma la ricostruzione storica si intreccia con una dimensione fantastica ispirata ai miti celtici e alle antiche leggende della Bretagna.

Il risultato è un Medioevo riconoscibile e documentato, ma attraversato dalla magia che affiora tra le pieghe della storia senza mai sostituirsi ad essa.



Inserisci una citazione dal racconto, se vuoi.

Citerei la conversazione casualmente ascoltata che convince Jeanne a seguire le indicazioni delle Voci che le avevano promesso una spada “vera” con cui riportare alla gloria il regno di Francia: 

«Si racconta che, alla vigilia della battaglia di Poitiers, Carlo Martello udì un respiro tra le montagne: un suono che non apparteneva a nessuna creatura conosciuta, che lui interpretò come un presagio». Le fiaccole crepitavano tremolando sulle pareti annerite. «C’è chi dice che fosse il respiro di un drago. E qualcuno giura di averlo sentito di recente su queste montagne. Di nuovo». Fece tintinnare il boccale sul tavolo. «Quella notte, davanti alla sua tenda, Carlo trovò una spada. Era come se fosse caduta lì dal cielo, tanto massiccia che pareva forgiata col ferro delle stelle. Fu con quell’arma che guidò i Franchi e spezzò l’invasione dei Mori».


Grazie per essere stata con noi.


Biografia

Monica Serra scrive narrativa fantastica, spaziando dal fantasy alla fantascienza, con una particolare predilezione per le storie in cui il confine tra realtà, mito e leggenda si assottiglia. Nelle sue opere la ricerca storica si intreccia con l'immaginazione, dando vita a mondi in cui gli eventi realmente accaduti trovano nuove chiavi di lettura attraverso il fantastico.

È curatrice della collana Fantasy Tales di Delos Digital, associata World SF Italia e collabora con diverse realtà editoriali dedicate alla narrativa fantastica. Ha pubblicato racconti e romanzi con riviste e case editrici italiane.



giovedì 9 luglio 2026

Blogtour "Di spade e di eroi" - Intervista a Debora Parisi

 Blogtour "Di spade e di eroi" - Intervista a Debora Parisi

Bentrovati, lettori. Oggi ospitiamo una nuova tappa del blogtour dedicato al libro "Di spade e di eroi. Storie di lame leggendarie", con l'intervista a Debora Parisi, scrittrice e blogger, più volte ospite del nostro blog.



Parlaci un po’ di te. Chi sei? Cosa fai? Dove vai?

Mi chiamo Debora Parisi, sono un’impiegata di giorno e cacciatrice di leggende di notte. Ho una strana ossessione per i gatti e i draghi e abito nella periferia torinese. 

Scrivo principalmente horror, fantasy e weird ma recentemente mi sono cimentata in bizarro fiction, scifi e romance.


Cos’è per te la scrittura? Hai qualche storia particolare da raccontare sul tuo modo di scrivere? (manie, vizi, virtù, aneddoti, passioni...)

La scrittura per me è stata terapeutica, mi aiuta a mettere su carta le “negatività” che mi frullano in testa. Riguardo a delle situazioni curiose, a volte entro in modalità “flusso di coscienza” durante la scrittura, iniziando in terza persona poi in prima o viceversa, succede in alcuni momenti quando sono troppo “collegata”. Altre volte sento le emozioni dei personaggi come se fossero mie, questo avviene sempre durante l’immedesimazione totale. Ho bisogno di staccarmi per riprendere controllo della situazione.

La scrittura è anche un modo per approfondire e io, essendo una persona molto curiosa, ho appreso molte cose interessanti e bizzarre.

È anche un modo per divertirmi, soprattutto per le storie umoristiche o bizzarre, testo sempre i miei limiti creativi.


Parliamo del racconto che hai scritto per “Di spade e di eroi”: LA SPADA E LA FOLLIA.

Come è nata l’idea?

Mi ha sempre affascinato la figura di Orlando, è l’esempio vivente di come una volta scrivessero “fan fiction” su altre opere, espandendo la lore. Infatti la Chanson de Roland termina con la sua morte, ma l’Orlando Innamorato e l’Orlando Furioso espandono l’universo. Orlando è una figura complessa, da cavaliere tipico dell’epica cavalleresca ad antagonista. Ho pensato che fosse perfetto per una storia dark fantasy. 

Ho tratto anche ispirazione per l’ambiguità morale della spada dall’armatura di Guts in Berserk e dalla follia stessa di Orlando ne l’Orlando Furioso. Infatti in questa storia si parla di un suo discendente che deve fare i conti con il peso della sua eredità e la potenziale corruzione dall’utilizzo della spada.


A quale spada ti sei ispirata? Perché questa scelta?

A Durlindana, la spada di Orlando. È interessante perché è un sincretismo di credo cristiano e mitologia germanica (viene a volte citata come creazione del fabbro Wayland/Weland). Penso che sia poco approfondita nell’ambientazione fantasy eppure sarebbe interessante tanto quanto Excalibur proprio per la sua origine sincretica e sacra.


Dove e quando si svolge la storia?

Mi sono ispirata al periodo della guerra tra Francia e La Lega Augusta, a livello storico nacque per osteggiare le mire espansionistiche di Luigi XIV. Nel racconto sono menzionate figure o situazioni storiche come ad esempio Catinat o il fatto che il vero conte Orlando non sia stato ucciso dagli arabi ma dalle popolazioni locali dei Pirenei. 

La storia si svolge in un’ucronia dove il re sole ha fatto un patto con il Diavolo per diventare un semidio demoniaco, i morti infestano le strade e le campagne, e la Lega Augusta è diventata l’ultimo baluardo delle persone contro le forze sovrannaturali. Orlando è un discendente del conte che ha ispirato il poema ed è l’unico che potrebbe uccidere i demoni. Durlindana è una spada molto potente, ma richiede un sacrificio alto per essere brandita: la sanità mentale. La storia si sviluppa a Susa nel 1690, la città è diventata una fortezza contro i non morti. Orlando insieme a Rinaldo, Astolfo e altri compagni devono intrufolarsi in una fortezza francese per liberare sua sorella Chiara e Angelica.


Inserisci una citazione dal racconto, se vuoi.

“Anche se la spada è nella sua abitazione, al sicuro nel fodero, può sentire il suo bisbiglio nella testa. Usami, voglio vita e sangue, lo implora.

Lui scuote la testa. Non deve soddisfare la brama della spada, ogni abuso del suo potere ha un costo e Orlando non vuole fare la fine di suo padre, ucciso dalla follia.”


Grazie per essere stata con noi.


BIOGRAFIA

Debora Parisi adora le storie fantastiche fin da bambina, ama i gatti e impazzisce per qualsiasi cosa assomigli a un drago.

Ha pubblicato diversi racconti, novelette e romanzi fantasy, horror, weird e bizarro fiction con case editrici, riviste letterarie e in self publishing. Attualmente sta sperimentando i generi romance e scifi.

Tra le sue principali opere ci sono Acque Oscure (Winter Edizioni), Mia e Loup Ravat (Scheletri Ebook), Acqruabuamelu – Gli Uomini Scorpione e Sirrush - Il Custode Celeste (Delos Digital), L’Odore Del Male (Parossismo) e Dio Ha Lasciato Questo Posto (self publishing).



mercoledì 19 novembre 2025

Blogtour "D'ombre e nebulose" - Intervista ad Alessandra De Maio

 BLOGTOUR “D’OMBRE E NEBULOSE” – NPS Edizioni

Intervista ad Alessandra De Maio, autrice del racconto “Stonehill”.

1) COME È NATO IL TUO RACCONTO? DI COSA PARLA?

In realtà, suppongo sia nato come la maggior parte delle mie storie: con spontaneità. Ho solo deciso di partire da un’idea, una della quale pensavo valesse la pena parlare e che avesse qualcosa da raccontarmi: poi, l’ambientazione intorno a me ha fatto il resto, una volta instaurata l’atmosfera. 

Il mio racconto ha come temi principali la scrittura e il potere delle storie: parla di un castello, un luogo dove vengono fatti prigionieri coloro che hanno una storia da raccontare. E dove l’unica via di fuga è combattere proprio contro ciò che si è scritto. 


2) QUALI CREATURE FANTASTICHE/LEGGENDE CONOSCEREMO? PERCHÉ QUESTA SCELTA?

In “Stonehill”, nessuno dei personaggi principali è dotato personalmente di poteri magici o caratteristiche sovrannaturali: è da altro che emerge la magia, in particolare dall’influenza dell’antagonista e dalla maledizione legata all’ambientazione principale. Conoscerete però una sorta di creature ibride, dall’apparenza misteriosa ma dal ruolo ben preciso. 

Questa scelta è dovuta in particolar modo al fatto che, per me, il fantastico e la magia possono risiedere ovunque: anche nel meno sospettabile degli aspetti e nella più regolare delle situazioni. In fondo, ognuno potrebbe rivelarsi, a suo modo, magico o leggendario. 


3) DOV’È AMBIENTATO IL TUO RACCONTO? PERCHÉ QUESTA SCELTA?

Il racconto è ambientato in un castello, nel cuore della Scozia, sulle rive del lago di Menteith: l’unico lago vero e proprio del territorio scozzese. Ciò che mi ha spinto a prediligere queste scelte è stato il mio grande interesse per il mondo folklorico, la storia celtica e la cultura medievale, accostando poi a essi il tema delle storie e leggende. 



4) COS’È PER TE IL FANTASTICO?

Per me, il fantastico è ciò che, senza l’arma delle storie, gli umani non avrebbero il coraggio di raccontare. O meglio: rappresenta il frutto della parte meno razionale delle nostre menti, quella che in qualche modo osa rifiutare la regolarità. Il fantastico potrebbe anche essere il luogo dove le anime più irrequiete e creative desiderano rifugiarsi, il giardino segreto per coloro che aspirano a vedere più del mondo reale. E secondo me, per contrasto, è persino dove potremmo incontrare le cose più vere. 


5) INSERISCI UN BREVE ESTRATTO DAL RACCONTO.

“Da qui, la via d’uscita non è né fuori, né dentro, né oltre: è attraverso, attraverso i meandri di una storia che non hai scelto tu di scrivere. Combatti la tua storia, e combatterai il mostro. Uccidi il tuo antagonista, e ucciderai le catene che ti tengono prigioniero a Stonehill. Infatti, la nostra prigione ha un effetto così sontuoso.”


6) INDICARE UNA CANZONE, DA ASCOLTARE COME COLONNA SONORA AL RACCONTO, O UN’IMMAGINE DA ABBINARE. 

Come colonna sonora al racconto, consiglierei sicuramente “Inkpot Gods” di The Amazing Devil. 


BIOGRAFIA

Alessandra De Maio è nata il 3 gennaio 2005. Sin da piccola si dedica a studi di danza classica, contemporanea e recitazione, sia teatrale che cinematografica in un’accademia professionale. Al momento è inoltre studentessa di giurisprudenza. 

La scrittura, i viaggi e le varie culture folkloriche del mondo sono passioni che la accompagnano da sempre, spingendola sempre alla ricerca di nuovi scenari dove ambientare le proprie storie. 



martedì 21 febbraio 2023

Intervista ad Andrea Gualchierotti

 Intervista ad Andrea Gualchierotti

Oggi il blog ospita una super intervista inedita ad Andrea Gualchierotti, viaggiatore di mondi fantastici, a cui abbiamo dedicato un articolo recente, a proposito del suo ultimo romanzo fantasy storico-mitologico "I principi del mare", edito da Il Ciliegio Edizioni.


Ciao Andrea, 

benvenuto sul blog “i mondi fantastici”. Parlaci un po’ di te: chi sei, dove vai, cosa fai? 

Come dico sempre, presentarsi è forse la parte più difficile di una intervista... E capita sempre all’inizio! Ma via il dente, via il dolore, anche perché tutto sommato posso cavarmela dicendo che sono tante cose: uno scrittore, un metallaro, un lettore, un gattaro, un libraio...insomma, un topo di biblioteca, che per un motivo o per l’altro è sempre in mezzo ai libri!


Come sei approdato alla scrittura? Cosa è per te la scrittura?

Sono approdato alla scrittura con il desiderio di vedere finalmente concretizzati i mondi e i personaggi che ho a lungo cercato in altri libri, senza trovarli. Come se, da un certo punto in poi, alcuni temi, alcune atmosfere – legate principalmente all’avventura, all’esotismo e al mistero – fossero scomparse dall’orizzonte di molti autori, oppure riproposte attraverso canoni annacquati, senza mordente, privi di vera forza e di meraviglia. Ecco, nel mio piccolo, ho cercato e cerco di scrivere storie dove tutte queste cose siano al centro, e non solo uno sfondo.


Cosa ti piace leggere? Quali sono i tuoi libri preferiti?

Se escludiamo la narrativa fantastica, che sarebbe scontato indicare tra i miei generi preferiti, posso dire che i miei interessi sono legati soprattutto alla storia antica e alle religioni del mondo classico. Di conseguenza, sul proverbiale comodino, chi sbirciasse troverebbe soprattutto saggi inerenti questi temi, da un volume sul culto di Cibele a uno studio sull’imperatore Aureliano. Diciamo che il mio orizzonte intellettuale, che poi influisce anche su quello che scrivo, sia legato a doppio filo con le antiche civiltà mediterranee. Sono argomenti che non mi stancano mai!

Tuttavia, se dovessi indicare i miei libri preferiti, sarei in imbarazzo, perché il tempo, le riletture e anche le nuove scoperte, mutano inevitabilmente le posizioni in classifica, possiamo dire. Sul trono, però, c’ un solo nome: Robert E. Howard. Uno qualunque dei suoi cicli, da quello di Re Kull, o Solomon Kane o Faccia di Teschio per me è un capolavoro.


Parliamo di “I principi del mare”, l’ultimo romanzo edito da Edizioni Il Ciliegio. Come nasce l’idea? Quali fonti per questa storia?

Sarò onesto: lo spunto, che nasce da un dettaglio erudito dell’Odissea riguardante la strage dei Proci... beh, nemmeno io ricordo come lo abbia recuperato. Davvero, pensandoci, mi pare sia emerso già pronto sulla porta della mia coscienza, facendomi pensare a come avessero reagito i parenti di Anfinomo, un bravo ragazzo che, quel giorno a Itaca, muore insieme agli altri Proci pur non essendo davvero colpevole. Sulla scorta di questa idea, è nato il suo immaginario fratello Alkas, che sa come Ulisse sia anche sulle sue tracce, pronto a uccidere anche lui. Non gli resta che la fuga...


Chi è Alkas, il protagonista del romanzo? Lasciaci 3 aggettivi con cui definirlo.

Alkas è un personaggio dolente, che soffre molto per un destino che gli piomba fra capo e collo senza preavviso e senza colpa. Per lui, è l’inizio di una dura scuola, in cui apprende come solo rinunciando a qualcosa di sé stessi, si può infine superare i propri limiti. Dire quindi braccato, confuso, ma infine adulto.


Il romanzo mescola storia e leggenda, come nella più eccellente tradizione dell’epica classica. Cosa ti affascina di questo mondo lontano e a tratti fantastico?

Proprio la mescolanza di cui parliamo. La sensazione a volte fortissima che il Mito sia lì, appena dietro un diaframma sottile, alle soglie della Realtà quotidiana. Che certe storie, anziché essere invenzioni, siano per paradosso più vere del vero, più concrete e affidabili di ciò che siamo abituati a considerare immutabile. Credo sia questo il motivo per cui le leggende ci affascinano, a dispetto di tutto: perché qualcosa, un qualche istinto senza nome, dentro di noi ci dice “Ehi, è tutto vero”. 

L’idea che la razionalità, che in fondo possiamo considerare semplicemente come una delle tante funzioni di un organo biologicamente limitato come il cervello, servito da sensi spesso facili da ingannare, sia la sola via per esplorare il mondo, mi pare più assurda di molti miti.


Hai un consiglio di lettura da lasciare ai visitatori del blog?

Recentemente è stata ripubblicata da Adelphi la trilogia di Gormenghast, in un unico volume. Si tratta di un trittico che unisce gotico, grottesco e fantastico in una miscela unica, scritta superbamente. Una lettura complessa, ma che invito i più coraggiosi a tentare!


Un saluto e grazie per essere stato con noi.


giovedì 12 gennaio 2023

Blogtour Fantasmi d'Italia - Intervista a Franco Giacoia

 Blogtour Fantasmi d'Italia - Intervista a Franco Giacoia

Bentrovati, lettori. Oggi seconda tappa del blogtour dedicato a Fantasmi d'Italia, antologia di racconti fantastici di NPS Edizioni, contenente ben 15 storie sul folclore italiano. Dopo la tappa dedicata al racconto di Marco Bertoli, oggi ci spostiamo sull'Adriatico per la seconda tappa: conosceremo infatti "La barca di Caronte", bellissimo racconto di Franco Giacoia.


INTERVISTA  A FRANCO GIACOIA

1) Come è nato il tuo racconto? Di cosa parla? 

Il mio racconto trae origine da un’antica leggenda marinara dell’Adriatico, per l’appunto la Barca di Caronte. La leggenda del marinaio Caronte è molto particolare perché coniuga un personaggio della mitologia con la battaglia storica di Lepanto che si tenne il 7 ottobre del 1571 nella quale si scontrarono le galee della Lega Sacra di stati cristiani contro quelle mussulmane dell’Impero Ottomano. Una battaglia sanguinosissima vinta dalla flotta cristiana. I turchi persero 30 galee e 25.000 uomini, i cristiani 15 navi e 7.500 marinai. Una vittoria che arrestò in parte le incursioni turche sulle nostre coste, ma stabilì il primato sul mare. Nella notte tra l’1 e il 2 novembre era abitudine dei marinai di Grottammare e San Benedetto del Tronto non andare per mare perché in quei giorni girava Caronte con la sua grande barca a vela piena di morti, sventurati uccisi in mare da battaglie e naufragi.  

Cosa accadrebbe se qualcuno prendesse il largo nella notte fatidica? Incontrerebbe la barca di Caronte senza luci, con i numerosi scheletri a bordo che muovono i lunghi remi e cantano piano: «Passa la barca di Caronte, passa la barca di Caronte…». E il malcapitato impazzirebbe dallo spavento. Se poi qualcuno gettasse le reti per pescare tirerebbe a bordo solo ossa e teschi. Meglio rimanere a terra e meglio ancora dentro casa, come prudentemente hanno sempre fatto i nostri pescatori.


2) Quali fantasmi o creature fantastiche conosceremo?

Conosceremo il timoniere della galea di cui ho parlato prima, che gira nella notte dei morti: Caronte, assieme al suo equipaggio di scheletri rematori, tutti cadaveri ripescati in mare dal nocchiero spettrale.

3) Dove è ambientato il racconto? Perché questa scelta?

È ambientato a San Benedetto del Tronto. Ho scelto ancora una volta la mia città per dare continuità a un progetto iniziato col romanzo “Il Vortice dei Dannati”. Lo scopo è quello di far conoscere le tradizioni, gli usi e i costumi della mia gente.

4) Un breve estratto dal racconto.

Tesi le orecchie. Non mi ero accorto che le lancette dell’orologio avevano ripreso lo scandire inesorabile delle ore. Allo scoccar della mezzanotte si levarono i rintocchi ovattati del Campanone. 

«Il tempo fugge. I cancelli dell’aldilà presto si richiuderanno, non voglio restar incastrato tra due mondi».

«Dimmi che vuoi da me» dissi ostentando una determinazione tradita però dal tremolio della voce.

La bocca del nonno si curvò in una piega amara. «L’aria odora già di salsedine. Sta per levarsi vento di burrasca. Navi senza governo, con le vele lacere, ballano sui flutti la danza della morte. Strapazzate da onde infuriate esse balzano in alto per ricadere e poi affondare e di nuovo riemergere, le chiglie gravide d’acqua. Gli sfortunati marinai annegati riemergono dalle profondità degli abissi nelle notti tempestose, coperti dai bianchi sudari e con le corone di alghe sul capo, lamentando la vita perduta».

5) Indicate una canzone, da ascoltare come colonna sonora al racconto, o un'immagine (di qualunque tipo, foto, quadri ecc) da abbinare.

Camille Saint-Saëns - Danse Macabre


Biografia Franco Giacoia

Nato a San Benedetto del Tronto, il 24 Novembre 1970. Da sempre appassionato di narrativa, con particolare predilezione per il genere fantastico, esordisce con il romanzo fantasy Il risveglio dell’Albino, primo volume della dilogia I cieli del sole morente.

Alcuni suoi racconti sono apparsi in antologie, in particolare il racconto noir “Il confine della giustizia” (La semantica del crimine, Fernandel editore), “La promessa” (Marche d’Autore vol.1) e “Il santo e il demonio” (Marche d’Autore vol.2).

Per NPS Edizioni ha pubblicato il romanzo Il vortice dei dannati, ispirato al folclore mar-chigiano, vincitore della prima edizione del concorso letterario “Misteri d’Italia”, promosso dall’associazione “Nati per scrivere”.


lunedì 9 gennaio 2023

Blogtour Fantasmi d'Italia - Intervista a Marco Bertoli

 Blogtour Fantasmi d'Italia - Intervista a Marco Bertoli

Bentrovati, lettori. Oggi il blog ospita la prima tappa del blogtour "Fantasmi d'Italia", il volume che ho personalmente curato per NPS Edizioni e che raccoglie 15 racconti fantastici dedicati a spettri e fantasmi italiani. Oggi scopriremo "L'un contro l'altro armati", il racconto di Marco Bertoli, ambientato in Lunigiana!


INTERVISTA PER BLOGTOUR “FANTASMI D’ITALIA” - MARCO BERTOLI

1) Come è nato il tuo racconto "L'un contro l'altro armati"? Di cosa parla?

La Lunigiana, terra dei marchesi Malaspina dai quali discendo, per quanto minuscola, racchiude un patrimonio di storie reali e di leggende cui mi piace attingere per rendere omaggio alle mie radici.

Il racconto narra di un fantasma costretto da secoli dentro i limiti dei ruderi di un castello da una maledizione che punisce i crimini che ha commesso in vita. Ai giorni nostri una coppia di turisti infrange senza volere le sbarre della “gabbia” in cui è rinchiuso. Non appena libero dai vincoli, lo spettro scatena la propria ira su di loro, in attesa di vendicarsi poi sulla progenie di colei che lo condannò a essere un’ombra.



2) Quali fantasmi o creature fantastiche conosceremo?

Il fantasma del marchese Giovan Gasparo II Malaspina. Costui è stato feudatario di Treschietto, una frazione del comune Bagnone, nella prima metà del 1600 ed è ricordato per la condotta efferata. I documenti storici dell’epoca parlano di vessazioni contro i sudditi, di orge a spese di giovani vergini e di omicidi senza pietà dei parenti che osavano protestare. 

La vulgata aggiunge che i festini si concludevano con il sacrificio in onore di Satana delle sventurate vittime. La punizione per le nefandezze commesse fu l’essere costretto a non avere pace e a restare come spettro sulla Terra, confinato, però, dentro le mura del maniero. Se si è fortunati, in certe notti si può vedere una forma traslucida agitarsi sulla sommità della torre, rimasta intatta, mentre ulula di rabbia e disperazione.


3) Dove è ambientato il racconto? Perché questa scelta?

Ho già risposto a entrambe nelle domande precedenti. Aggiungo che Trasdkié (in dialetto) è famoso per la bontà delle cipolle che emanano un profumo tanto caratteristico da comparire come elemento fondamentale persino nella leggenda di Giovan Gasparo. Al lettore scoprirlo.

Per i tifosi di calcio, il paese ha dato i natali a Luigi Buffon.



4) Un breve estratto dal racconto.

Chi sei?

Un mostro. Così almeno ti definivano i tuoi sudditi, inorriditi dalla malvagità di cui menavi vanto.

Forse, però nell’accezione primigenia del vocabolo. Un prodigio che stravolge l’ordine naturale delle vicende umane. Un’anima che è stata resa visibile a quanti ancora camminano sulla terra. Una larva costretta da una maledizione a rimanere in un mondo cui non appartiene più. Uno spettro dilaniato dall’anelito di svanire nel nulla.


5) Indicate una canzone, da ascoltare come colonna sonora al racconto, o un'immagine (di qualunque tipo, foto, quadri ecc) da abbinare.

Il brano musicale da ascoltare è “Sheets and Chains” di Alejandro Amenábar, tratto dalla colonna sonora del film “The Others”.


Biografia Marco Bertoli

Geologo, ha pubblicato vari romanzi: L’avvoltoio. Delitti all’alba della scrittura, Gilgamesh. La storia di un eroe sumero, Eroina suo malgrado e altri racconti, Frammenti di vita, Delitti nella Sto-ria, Il Cavaliere, la strega e…, Ivano. Il cavaliere del leone, 1886. Quando le Lunatermiti invasero la Terra, La Streghetta e la Vampira, Morte a Pilakopi, La mula del maresciallo e Miniera. 

Per NPS Edizioni ha pubblicato Percussor. I delitti del Reame Pisano, e La signora che vede i morti.

Numerosi racconti hanno vinto concorsi e sono stati pubblicati in oltre duecentotrenta antologie, tra cui Bestie d’Italia e Streghe d’Italia (NPS Edizioni).


domenica 11 luglio 2021

Intervista a Francesca Bertuca

 INTERVISTA A FRANCESCA BERTUCA

Bentrovati, lettori. Oggi il blog ospita la scrittrice Francesca Bertuca, di cui ho avuto il piacere e l'onore di leggere il bellissimo romanzo distopico: "I figli della cenere", edito da DZ Edizioni. Una storia emozionante e avventurosa, ambientata in un'Europa del futuro, regredita tecnologicamente a livello medievale.


Ciao Francesca,

benvenuta sul blog “i mondi fantastici”. Parlaci un po’ di te: chi sei, dove vai, cosa fai? Come sei approdata alla scrittura?

Ciao, Alessio :)

Be’, che dire, sono una scrittrice cresciuta tra gli ulivi e il mare di La Spezia, ma, di base, sono solo una sognatrice. Ho sempre pensato che ci fosse qualcosa di più grande che mi aspettasse, una sorta di al di là del mare da raggiungere. Per questo motivo, ho viaggiato molto. Ho cercato il mio al di là del mare come una disperata, spostandomi da Milano a Parigi, dove ho vissuto per un anno nel mondo dei sogni per eccellenza: Disneyland. Questo mio vagabondare ha nutrito quella vena sognatrice che portavo dentro, facendomi diventare ciò che sono ora, e di questo non potrei essere più contenta.

Il mio approdo alla scrittura si fonda principalmente su questo: i sogni. Erano anni che avevo un personaggio che mi ronzava nella testa. Una notte del 2015, ho fatto un sogno vivido in cui lui rimaneva coinvolto in un attacco e sopravviveva. Al mattino, la voglia di scoprire cosa gli sarebbe capitato si rivelò così grande che dovetti mettermi alla scrivania, con il quaderno alla mano e una gran voglia di scrivere — e leggere — la sua storia. Da lì, è iniziato tutto.


Cosa ti piace leggere? Quali sono i tuoi libri preferiti?

Mi piacciono le storie con personaggi forti, specie quando le tematiche ruotano attorno ai rapporti di amicizia/fratellanza o a quello padre/figlio. Meglio ancora se nelle trame aleggia una gran disperazione e fame di qualcosa di bello che deve ancora arrivare. Tra i titoli che preferisco ci sono senz’altro “Christine, la macchina infernale”, di Stephen King; “Il Grande Gatsby”, di F.S. Fitzgerald e “Furore” di J. Steinbeck. 


Hai un genere o sottogenere a cui sei particolarmente affezionata? O ti piace spaziare, giocare con i generi?

Diciamo che, per quanto riguarda la lettura, così come un tempo vagabondavo tra le città, adesso vagabondo tra i generi letterari. Salto volentieri da uno all’altro, a patto che la storia e lo stile narrativo siano forti. Come autrice, mi occupo di fantascienza e fantastico, ma non escludo di tentare l’approdo alla narrativa, prossimamente.



Passiamo a “I figli della cenere”, il tuo romanzo edito da DZ Edizioni. Come nasce quest’opera? Cosa volevi raccontare con questa storia? 

Ad avermi spinto a scrivere il romanzo è stato Alec, uno dei protagonisti, nonché il personaggio che mi ronzava nella testa da anni; un ragazzo che, un po’ come me, non riesce a staccare gli occhi di dosso dall’orizzonte, chiedendosi cosa ci sia, al di là di esso.

Ciò che volevo raccontare, di base, era proprio questo: il bisogno di cercare qualcosa di luminoso in una vita difficile. Poi, con il passare degli anni (e delle stesure) la trama si è ispessita, e i personaggi sono aumentati, diventando più forti. Di conseguenza, ne è emersa l’esigenza di trasportare un bisogno comune: quello di andare sempre avanti e di non smettere mai di sognare che qualcosa di migliore possa accadere.


Come mai questo titolo? Puoi anticiparci (non troppo) qualcosa?

Il titolo richiama in maniera diretta l’ambientazione. Nel mondo narrativo de “I figli della cenere”, a seguito di una guerra nucleare che ha devastato il pianeta, su gran parte dell’Europa continua a piovere incessantemente cenere. Gli uomini vengono partoriti dal grigio e nel grigio muoiono. Ciò che volevo richiamare, con questo titolo, era un’immagine di un film d’animazione che ho visto da bambina, il Re Leone II, in cui un ciuffo d’erba spuntava dalle ceneri di una distesa bruciata. Allo stesso modo, quando penso ai personaggi del mio libro vedo piccoli boccioli che spuntano dal grigio, in cerca di qualche raggio di sole. Non posso dire molto — il rischio spoiler è sempre in agguato — ma ti anticipo che, man mano che la storia andrà avanti, i figli della cenere prenderanno sempre più spazio all’interno della narrazione.


Il romanzo è autoconclusivo o fa parte di un progetto più ampio?

Si tratta di una saga, una quadrilogia per l’esattezza. Il secondo volume dovrebbe uscire prossimamente, quindi restate sintonizzati (o l’Unico vi troverà).



Ti piacerebbe vivere nel mondo da te creato? Perché?

Diciamo che l’idea di vivere sotto la cenere non mi attrae particolarmente, anche perché il rischio di prendersi il fischio nero è alto — e io sono già asmatica di mio, mi ci manca giusto il fischio nero. Tuttavia, non mi dispiacerebbe passare qualche giorno ad Hanstad, tra i fiordi, all’interno della Corazza che protegge la città dal gelo del nord. Amo il freddo. <3


Infine, regalaci un consiglio di lettura per l’estate.

Consigli di lettura? Ci piace!

Quest’estate punterei tutto sui racconti; veloci da leggere, ma carichi di significato ed emozioni. Tra questi vi consiglierei “Il coraggio di vincere” di Alice Bassi, un racconto sportivo ambientato tra Berlino e Amburgo, nel 1974. Essendoci di mezzo il Muro di Berlino, non posso che amarlo e suggerirvelo. :)

Vi consiglierei, inoltre, anche “Stagioni diverse”, di King e “La boutique del mistero”, di Dino Buzzati. Li trovo entrambi adattissimi per l’estate.

In ultimo, veniamo ai romanzi. Se amate la suspense, non mi farei mancare “Bunker diary”, di Kevin Brooks. Se invece siete amanti dei classici, e non lo avete mai letto, provate “Il Grande Gatsby”, di F.S. Fitzgerald. 

Per i fan del fantasy, rimando infine al catalogo di Dark Zone edizioni; ci sono un sacco di autori italiani di grande talento. Tra i vari titoli, potrei suggerire “Berserkr”, un urban fantasy di Alessio del Debbio ambientato a Berlino (immagino che abbiate capito che mi piace come ambientazione, vero?) e “La fiamma azzurra”, di Daniele Viaroli. 


Grazie per essere stata ospite del blog “I mondi fantastici”.

Grazie a te. Un abbraccio a tutti!


Per scoprire di più su "I figli della cenere", visitate il sito Dark Zone!

mercoledì 14 aprile 2021

Blogtour "Dark and Light - Legami di sangue" - Intervista a Sabrina Pennacchio

Blogtour "Dark and Light - Legami di sangue" - Intervista a Sabrina Pennacchio

Bentrovati, lettori. Oggi il blog "I mondi fantastici" ospita una tappa del blogtour di "Legami di sangue", prequel di Dark and Light, l'atteso romanzo di Sabrina Pennacchio. Il blogtour è stato organizzato da Sabrina & Giulia, le blogger di "Le librose avventure di Sabrina" e di "Il sogno di Merlino".

 Intervista all’autrice 

1: 𝐏𝐚𝐫𝐥𝐚𝐜𝐢 𝐝𝐢 𝐭𝐞.

Sono Sabrina Pennacchio, ho trent’anni e vivo in un paesino in provincia di Napoli.

Nella vita di tutti i giorni faccio l’estetista seppur sia un campo davvero difficile e qui al sud il lavoro è sempre precario. Per fortuna posso dire che come secondo lavoro ho quello della scrittura che va più bene di quanto potessi mai immaginare.


2: 𝐈𝐧 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞' 𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐭𝐮𝐚 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞?

Quando avevo tredici anni. Sino a quel momento ho sempre e solo disegnato manga con le mie storie. Poi un giorno rimasi delusa dal finale di un anime (Vampire Knight) e decisi di scriverlo io su un sito chiamato manga.it che all’epoca era il primissimo sito di Fan Fiction. Che dire: ho scoperto che scrivere faceva per me più che disegnare e non mi sono più fermata. 


3: 𝐂𝐨𝐦'𝐞' 𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐚b𝐨𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧 Amazon?

Dopo la delusione con una piccola casa editrice con cui ho pubblicato, ho scoperto l’editoria di Amazon. Quando mi sono resa conto delle convenienze economiche e visive che ti offriva, mi ci sono incollata e non mi scollerò facilmente ahah


4: 𝐇𝐚𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨?

Assolutamente sì. Un urban fantasy scritto a due mani con la mia amica e collega Sabrina Guaragno, ma non faccio spoiler ahah


5: 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐦𝐚𝐢 𝐡𝐚𝐢 prediligi la terza persona nella scrittura?

Perché usare solo il punto di vista della protagonista mi sembra discriminatorio per gli altri personaggi ahah amo parlare di tutto ciò che circonda tutti, non solo un personaggio.


6: 𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐡𝐢, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐭𝐞, 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐚?

Non fidatevi delle case editrici che vogliono fregarvi, puntate su Amazon e se vi capita una casa editrice con i fiocchi, allora tentate. Ma prima fatevi consigliare da un avvocato e non firmate niente.

Inoltre siate determinati, questo è un mondo di squali e la gente ama affossarti anche solo per invidia. Amate cosa fate, anche solo per voi stessi vale la pena andare avanti.


7: 𝐐𝐮𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨 𝐢𝐦𝐩𝐢𝐞𝐠𝐡𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐫𝐞 𝐮𝐧'𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚?

Dipende. Dark and Light 2 l’ho scritto in un anno e mezzo. Sono abbastanza pignola ahah


8: 𝐐𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞𝐫𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐨𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞𝐫𝐨 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐢 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐢 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨? 

Di affidarsi a buoni editor, impaginatori e grafici per rendere perfetto il vostro lavoro.

Io ho delle persone eccezionali che vi consiglio volentieri, basta chiedermelo.


9: 𝐋𝐚𝐬𝐜𝐢𝐚 𝐚𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐮𝐧 estratto della 𝐭𝐮𝐚 𝐨𝐩𝐞𝐫𝐚.

10: 𝐐𝐮𝐚𝐥 𝐞' 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐨 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐮𝐭𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐭𝐢 𝐡𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐝 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐯𝐢𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚'?

Dark and Light – Amore Impossibile – mi ha donato un successo che non pensavo! Bestseller Amazon per oltre un anno e mezzo e più di 10.000 copie vendute e lette tra digitali e cartacei.


11: 𝐂𝐢𝐨' 𝐜𝐡𝐞 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐫𝐚𝐜𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐞? 

La mia voglia di evadere dalla realtà, sicuramente.


giovedì 24 settembre 2020

Blogtour "Il giovane Achille" - intervista a Stefania Franchi

 Blogtour "Il giovane Achille" - intervista a Stefania Franchi

Bentrovati, lettori. Oggi il blog ospita una tappa del blogtour di "Il giovane Achille", il nuovo romanzo di Alessandro Ricci, edito da NPS Edizioni. Abbiamo il piacere di intervistare Stefania Franchi, che ha curato le illustrazioni del libro, dando vita a Alessio, Cirone e agli altri personaggi della storia.

E voi vi siete già uniti agli AKEI?!

(Qua l'articolo sul libro).


Buongiorno Stefania e benvenuta sul blog….

Parlaci un po’ di te, chi sei? Cosa fai? Dove vai?

Buongiorno ! Ciao a tutti… ho 34 anni , vivo a Lucca e attualmente sono un’agente di polizia municipale. Nel tempo libero  cerco di portare avanti la mia passione che è appunto l’illustrazione :D 


Come ti sei approcciata al disegno e all’illustrazione?

 Per il disegno ho sempre avuto un’inclinazione molto forte. Ricordo il mio primo Paperino disegnato e incorniciato, avevo sì e no 6 anni .Al mondo del digitale e dell’illustrazione mi sono avvicinata invece recentemente, da circa un paio di anni e devo dire che mi sta dando tante belle soddisfazioni.


Cosa ti piace, in particolare, nell’illustrare copertine di libri? 

Le copertine in particolare necessitano di un impegno ancora più grande rispetto a quello delle immagini interne, perché devi far capire al futuro lettore il contenuto del libro ma anche catturarlo con i giusti colori .


Se tu potessi scegliere, c’è un libro (fantasy, ma non necessariamente) che vorresti illustrare? 

Risposta forse scontata ma avrei voluto illustrare uno dei miei libri preferiti.. Harry Potter, naturalmente nel mio stile :D 


Per NPS Edizioni, hai curato la copertina e le illustrazioni interne di “Il giovane Achille”. Come è stato lavorare su questo libro?  

Il libro l’ho visto nascere e costruire passo per passo. Da questa posizione privilegiata, diciamo che è stato molto naturale e allo stesso tempo, stimolante, dar vita ai personaggi del Giovane Achille. 


C’è un personaggio che preferisci, all’interno del romanzo “Il giovane Achille”?  

Sì , Alessio. Sarà che un po’ mi ci riconosco nel carattere .. e poi beh , è il protagonista!



Progetti e idee per il futuro? 

Spero di poter partecipare alle fiere nazionali a cui non ho potuto presenziare quest’anno e nel frattempo mi tengo in allenamento per i prossimi concorsi e per le altre future collaborazioni.


Grazie per essere stata ospite del blog…

Grazie a voi, è stato veramente un piacere.

Lascia pure i tuoi contatti, sito ecc.

Pagina Facebook Stefania Franchi.

venerdì 27 settembre 2019

Intervista a Daniele Viaroli - autore fantasy

INTERVISTA A DANIELE VIAROLI - autore fantasy

Bentrovati, lettori. Oggi ho il piacere di intervistare Daniele Viaroli, autore del bellissimo romanzo "La fiamma azzurra" (Dark Zone Edizioni), di cui vi ho già parlato nei giorni scorsi. Ricordate? Scopriamo qualcosa di più di questo talentuoso giovane autore! 

Ciao Daniele, 
benvenuto sul blog “i mondi fantastici”. Parlaci un po’ di te: chi sei, dove vai, cosa fai? 
Foto di Elena Galati Giordano

R: Ciao a te e a tutti i lettori. Cosa dire? Il mio nome è Daniele, scrittore, istruttore di arti marziali, per lo più orientali, e sopravvivente che s’adatta a qualsiasi lavoro per poter inseguire i suoi sogni. 
Dove vai è una domanda più complessa cui rispondere. Come ogni esordiente sono all’inizio di un cammino che potrebbe portare a qualsiasi cosa, sia in positivo che in negativo. La speranza è poter un giorno vivere di ciò che scrivo, ma sono cosciente di quanto questo percorso sia complesso, quindi cerco di godermi ogni istante con serenità e lavorare sodo per migliorare ogni giorno.

Come sei approdato alla scrittura? Cosa è per te la scrittura?

R: Ho corteggiato diverse forme d’espressione artistica, esplorandole un po’ tutte. Disegno, musica, recitazione sono solo alcune delle strade che ho intrapreso da ragazzino, prima d’approdare alla scrittura. Cominciai per gioco alle superiori, quando, insoddisfatto dai temi scolastici a sfondo prettamente giornalistico, tentai di scrivere un racconto di narrativa. Non ho più smesso.
La scrittura per me è vita.
Per essere più concreti, però, potrei dire che ha almeno due scopi. Il primo, orientato verso il mondo, consiste nel trasmettere valori universali e di scavare nell’animo umano alla ricerca di quel qualcosa in più che rende questa vita degna d’essere vissuta. In tal senso il compito dell’autore è trovare tale messaggio e donarlo ai lettori nel modo più comprensibile, divertente e coinvolgente possibile. Il secondo scopo, più personale, è quello di spalancare una porta su ciò che s’agita nelle cupe profondità del nostro animo. Uno strumento, sincero e raffinato, per conoscere ogni frammento di sé e capire chi siamo davvero.

Cosa ti piace leggere? Quali sono i tuoi libri preferiti?

R: Mi piace leggere di tutto, senza pormi limiti di genere. Tendo, però, ad amare quei libri in cui un forte messaggio di fondo è in perfetto equilibrio con una trama coinvolgente e affascinante. In questo senso adoro con tutto il cuore opere come le Cronache della Folgoluce di Brandon Sanderson in cui epicità e profondità vanno a braccetto.

Parliamo di “La fiamma azzurra”, il tuo libro d’esordio con Dark Zone. Come è nata questa storia?

R: Ho pensato a lungo a come rispondere a questa domanda, ma la verità è che non lo so. È comparsa all’improvviso, prendendo forma ai margini di altre storie che stavo scrivendo. Forse è nata dalla necessità di mettere in comunicazione tra loro tutti i mondi che affollavano la mia mente, ma credo che la verità stia nel mio desiderio di libertà. Volevo una storia che potesse mescolare più generi, che non fosse bloccata da un singolo pacchetto di regole, qualcosa in grado di trascendere i limiti. Una folle avventura attraverso un caotico multiverso in compagnia di un poeta guerriero mi è sembrata una buona idea.
Ci sarebbe un’altra risposta nascosta in quello che è per me il vero significato della Fiamma Azzurra, l’oggetto cui il libro deve il titolo, ma rischierei di rivelare troppo sulla trama. Ammetto che mi piacerebbe scoprire cosa pensano in merito i lettori.

“La fiamma azzurra” ha tanti personaggi. Ti sei divertito a crearli? E soprattutto… qual è il tuo preferito?

R: Adoro creare personaggi di vario genere, donare loro una personalità complessa per poi lasciarli evolvere da sé. Generare quelli della Fiamma Azzurra è stato un vero spasso. Partire da uomini tutti di un pezzo come Odin, passare a figure tragiche come l’Imperatrice per poi svoltare sull’assurda ingenuità di Alfred ha reso divertente sia generarli che vederli interagire tra loro. So che sembra fuori da ogni logica, ma nella maggior parte delle scene ironiche le battute non nascevano più da me, ma da loro.
Il personaggio preferito? Benny Bumbleboom. Avete idea di quanto possa far ridere dare voce alle sue battute, fregandosene allegramente del politically correct?

Il romanzo è ricco di citazioni nerd, che un amante di fantastico, serie tv, film, non può non cogliere. Ma quanto è nerd Daniele Viaroli?

R: Un sacco e meno di quanto sembri. Un sacco perché mi nutro di film, serie tv, fumetti e videogiochi con la stessa voracità con cui un muratore bergamasco a digiuno da mesi s’avventa sulla polenta. Meno di quanto sembri perché non ho molto del recluso solitario alla Big Bang Theory e sono un asso nel distruggere qualunque oggetto tecnologico mi passi tra le mani. Mi piace molto stare in compagnia, adoro l’avventura e sono decisamente estroverso. Valgo lo stesso come nerd?
Foto di Elena Galati Giordano

Se tu potessi girare nel multiverso, quale mondo ti piacerebbe visitare?

R: Beh Crocevia sarebbe una tappa obbligata. Chi non vorrebbe mai trovarsi in una città zeppa di razze extradimensionali, ninnoli strani, oggetti assurdi, volpi azzurre e avventure a non finire? Probabilmente farei una fine orribile, ma sarebbe divertentissimo. Tuttavia, se proprio dovessi scegliere un’unica dimensione da visitare, credo ne creerei una con tutte le caratteristiche delle Hawaii o di Bora Bora. Spiagge dorate, mari cristallini, cocktail prelibati e un ukulele. Chi m’ammazza più?

Prossimi progetti? “La fiamma azzurra” avrà un seguito? Ma sarà un seguito o un volume autonomo?

R: Ne “La fiamma azzurra” la trama s’apre e si chiude all’interno del volume. L’ambientazione e alcuni personaggi, però, hanno ancora moltissimo da dire. Sarebbe stato un peccato lasciarli ad ammuffire in panchina, quindi mi sono attrezzato con una macchina da scrivere, l’ho messa da parte perché digitavo una parola ogni venti minuti, ho recuperato un portatile e ho dato i natali al seguito. Quando questo vedrà la luce spetta alla Dark Zone dirlo.

Se i fan volessero incontrarti, dove ti troveranno nel prossimo autunno?

R: Sarò in tour con la Dark Zone, soprattutto nel nord Italia. La prima tappa sarà a Milano, a Stranimondi, il 12-13 Ottobre. La seconda a Lucca per tutti i giorni del Comics and Games. La terza di nuovo a Milano per Bookcity. Spero di poterne annunciare presto tante altre, dato che adoro conoscere i lettori e ho scoperto d’amare la vita mondana degli eventi. Quindi non esitate a passare a trovarmi. 

Grazie per essere stato ospite del blog “I mondi fantastici”.

R: Grazie a te per questa splendida occasione e a chiunque abbia dedicato il suo tempo alla lettura delle mie parole. A prestissimo.

Ho attraversato il multi-verso, visto cose inimmaginabili, preso parte a eventi decisivi, ascoltato ballate di una bellezza soave, assaporato i migliori piatti creati, ammirato panorami in grado di ridurre in lacrime il più burbero degli insensibili. Eppure nessuno di quei momenti mi ha mai fatto sentire vivo come gli istanti passati con Lili. Perché, per quanto qualcosa possa essere meraviglioso, non ha senso senza qualcuno con cui condividerlo. 

Skald scattò in avanti, attaccando il vichingo con un fendente diagonale. Odin deviò la flamberga e si defilò di lato. Contrattaccò con un taglio orizzontale al collo che l’altro schivò in scivolata, come previsto dall’assassino. Senza troppi complimenti Odin stampò un manrovescio sullo zigomo di Biancovento. Fu un colpo tremendo, che spedì il malcapitato contro una bancarella di frutta. 
 
Ombra saettò contro il gigante, ma questi l’anticipò, rifilandole un calcio nel costato. La volpe guaì, scagliata a tre metri di distanza. Leonard si fece avanti tremante, ma bastò un’occhiataccia di Odin per farlo desistere. I cittadini di Crocevia, affascinati dallo scontro, crearono un cerchio attorno ai duellanti per poter assistere allo spettacolo. 
«Tutto qui?» si pavoneggiò l’assassino, con le braccia spalancate. Un pomodoro attraversò l’aria e si spappolò sul suo petto con un sonoro sciak, seguito da una mela che rimbalzò innocua. 
«Proviamo con qualcosa di più duro» suggerì Skald. Afferrò un cocco dalla bancarella e lo scagliò contro il vichingo. 
Odin scosse il capo e lo divise a metà con un fendente. Il latte che ne uscì gli inzaccherò la cappa nera. Lui ci passò un dito, lo assaggiò e sputò disgustato. Riprese ad avanzare verso il bersaglio, senza esitare. Per farlo fu costretto a schivare un ananas, tre mandarini, un mango, due angurie e una carota.