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mercoledì 13 dicembre 2017

Recensione "Nessun cactus da queste parti" di Mirko Tondi

Recensione "Nessun cactus da queste parti" di Mirko Tondi

Siamo a Porto Rens, una degradata metropoli americana, cento anni da oggi. Una città definita “una moderna Gotham”. Un detective in crisi esistenziale fronteggia i suoi fallimenti, inseguito dal fantasma di una logorante dipendenza alcolica e da quello di Dana, la donna che l’ha mollato ormai da tempo. Il riscatto però è dietro l’angolo, grazie a un nuovo caso per lui, un caso decisamente originale: deve trovare un ladro di nomi. Roba non da poco. Una volta lo chiamavano drago. E ora il drago sta per tornare nel mondo, quantomeno nei rimasugli del mondo. Questo è "Nessun cactus da queste parti", il romanzo di Mirko Tondi (edito da Il Foglio Letterario) che gioca con i generi, mescolandoli.
“Per quanto ne sappia, non si era mai sentito parlare di qualcuno che se ne andava in giro a rubare nomi come se niente fosse. Magari si era sentito dire di ladri di merendine, ladri d’appartamento, ladri d’auto, ladri di gioielli o d’opere d’arte. O al massimo di ladri di biciclette. Ma mai, che io mi ricordi, un ladro di nomi. Per cui la faccenda suonò strana un bel po’, capirete, quando nel mio ufficio (o quella sorta di garage decadente che io avevo adibito a ufficio, e che era anche la mia casa) si presentò quel tizio, che poi, a pensarci adesso, fu l’inizio di tutto”.
Il personaggio principale, la voce narrante e anche gli occhi che permettono al lettore di addentrarsi negli oscuri e malfamati sentieri di Porto Rens sono quelli del protagonista, il leggendario drago, che ci regala continue perle sagaci. Si tratta di un detective che, un tempo, ha anche piazzato dei bei colpi, aveva la sua vita, la sua donna, ma adesso è sprofondato in una grave crisi esistenziale, vive in un garage con pochi soldi (donuts! Questa la nuova moneta in circolazione) e una piantina, ma nemmeno di quella riesce a prendersi cura. Disilluso e disincantato, trova però la forza per (ri)mettersi in gioco quando un ometto basso si presenta alla sua porta con un caso decisamente originale: un furto di nomi. Inizia così una nuova indagine, un viaggio nello spazio e, soprattutto, nel tempo, fino alla scoperta della verità. Un protagonista che non è un eroe classico, anzi forse nemmeno vuole esserlo, forse nella Porto Rens del ventiduesimo secolo gli eroi non esistono più, morti in qualche guerra che ha dilaniato il mondo o fatti uccidere da Don Cazal, eppure il drago trova il modo di rialzare il capo e mostrare il suo orgoglio, la sua determinazione, la sua voglia di sopravvivere.

Attorno al Drago ruotano altri comprimari, tratteggiati in maniera singolare, a volte quasi grottesca, da Don Cazal, il boss della città, a Al, il titolare del banco dei pegni dove il drago si reca per necessità, senza dimenticare Aki, il giapponesino “smanettone” esperto di informatica e tecnologia (quello che resta, quantomeno, della tecnologia dopo il tracollo del ventunesimo secolo), e Dana, la misteriosa, affascinante e insoddisfatta ex ragazza del protagonista.

Il romanzo segue l’indagine del drago di Porto Rens, incaricato di scoprire chi abbia rubato i nomi ad alcune persone. Un’indagine che non è soltanto la risoluzione di un enigma ma anche un viaggio del protagonista verso il recupero di sé e della sua dignità, che Porto Rens e lo sporco ventiduesimo secolo gli hanno portato via. Oltre a questo, apprendiamo come è involuto il mondo nel corso del ventunesimo secolo, come gli stati si sono fatti la guerra, come i mutamenti climatici e ambientali abbiano sconvolto il pianeta, come si siano alternate mode sempre più bizzarre, ad esempio quella del continuo cambio di nomi alle città o agli stati (Porto Rens, infatti, prima era Rens, prima ancora Kalver, e prima ancora New Orleands!). La narrazione è affidata al detective protagonista che la infarcisce spesso di divagazioni, ricordi, lampi dal passato, considerazioni sul mondo e sulla sua vita, riflessioni sull’indagine, citazioni di libri (ormai una rarità), film e canzoni del passato (lui è un vero e proprio passatista e fiero di esserlo!) e quant’altro trabocchi dalla sua mai placida mente, fino a creare una storia che, come un fiume in piena, esonda di continuo, straboccando fuori dagli argini e giungendo in mare con gran fragore.
“Ogni ritorno alla vita dopo che si è tentato di buttarla comporta una ragionevole dose di sofferenza. Come a dire che adesso ti devi riguadagnare il diritto a chiederla indietro. Io l’avevo presa e sbattuta a terra, poi ci ero passato sopra coi piedi. E ora avrei voluto semplicemente raccoglierla e dargli una spiegazzata, oh sì, se fosse stato possibile!”
Lo stile dell’autore è a dir poco delizioso, curato e ben studiato, modellato in base ai pensieri e al modo di esprimersi del protagonista e al suo complicato rapportarsi con gli altri. Sa essere ironico, a tratti malinconico e nostalgico (pur senza sfiorare nel patetico), avventuroso e incalzante nelle sequenze d’azione, e discorsivo quando il drago si perde nelle reminiscenze del passato. Sembra di leggere John Fante o un autore americano del Novecento. È un modo di narrare che si prende il suo tempo, che porta il lettore dentro la storia e non si limita a raccontare i fatti, ma li fa vivere. In mezzo a tanta sciattezza formale moderna, è bello e appagante leggere un libro scritto da qualcuno che sa scrivere, e sa giocare con la scrittura.
“Ma cos’era poi la vita, se non il susseguirsi continuo di quelle fluttuanti condizioni, un saliscendi snervante che ti faceva andare giù nell’abisso, doppio abisso, abisso degli abissi, e poi magari, se eri abbastanza forte o abbastanza fortunato, risalire a metà o fino in cima, addirittura, su una vetta che potevano calpestare in pochi?”
“Nessun cactus da queste parti” è un libro difficile da collocare in una libreria, in quanto mescola elementi appartenenti a generi diversi, in un unicum decisamente originale. L’impianto di base è quello di un’indagine condotta da un investigatore privato, sullo sfondo però di una degradata metropoli futurista, che viene portata a compimento… viaggiando nel tempo! Parlarne senza anticipare troppo sulla trama non è facile, perché ogni pagina racconta qualcosa, del Drago, di Porto Rens, di come il mondo si sia malridotto nel corso dei cento anni che ci separano da questi eventi, di come però la speranza non sia perduta. Non tutta, quantomeno. C’è per il drago la possibilità del riscatto, di superare l’abisso di apatia e di niente in cui si ritrova immerso e rifarsi una vita, una vera, una che non sia soltanto attendere, una che non sia sopravvivere, come un cactus. E c’è molto altro: ci sono scorci di passato e di luoghi diversi, ci sono geniali invenzioni utopistiche, giochi di geopolitica, omaggi e citazioni a libri, film, canzoni e persino a opere d’arte amate dall’autore, e c’è l’inganno. Eh sì, perché anche se siamo curiosi di sapere cosa succederà/sia successo nei prossimi cento anni, anche se siamo affascinati dai personaggi grotteschi che popolano il romanzo, con le loro manie e il loro naufragare fuori dal mondo, siamo comunque nel bel mezzo di un’indagine, che procede, a rilento, con quei pochi elementi di cui il Drago dispone, fino alla rivelazione finale. Un gioco nel gioco. 

“Nessun cactus da queste parti” è un libro da leggere al mare, per rilassarsi sotto l’ombrellone, per convincersi che i nostri problemi sono universali e che magari si ripresenteranno a un nostro discendente tra cent’anni. È un libro che però, pur divertendo, fa anche riflettere su molte cose, dagli eccessi e abusi della tecnologia ai conflitti tra gli stati, dai problemi ambientali a quelli di sicurezza urbana. Spunti di riflessione e brecce di speranza per il Drago, per Porto Rens e forse per l’umanità tutta.

(Mia recensione originariamente pubblicata sul sito "Le lande incantate").



sabato 9 luglio 2016

Un libro al tramonto 2016


Associazione culturale “NATI PER SCRIVERE” e BAGNO PARADISO
presentano

“UN LIBRO AL TRAMONTO”

APERITIVI LETTERARI AL BAGNO PARADISO

Ogni giovedì sera, dalle ore 20.00
Dal 28 luglio al 18 agosto 2015

Bagno Paradiso
Viale Regina Margherita 70, Viareggio (LU)



Torna la rassegna “Un libro al tramonto”, promossa dall’Associazione Culturale “Nati per scrivere”, per conoscere gli autori del nostro territorio. La seconda edizione inizierà giovedì 28 luglio 2016 e proseguirà per quattro settimane, sempre il giovedì sera alle 20.00, presso il Bagno Paradiso, sulla Passeggiata a Mare di Viareggio, con lo scopo di valorizzare gli scrittori toscani, noti e meno noti, in divertenti serate di interscambio culturale.


Il programma della manifestazione prevede l’alternarsi di vari generi letterari, con due scrittori che presenteranno i loro lavori, recenti e passati, discutendo del tema della serata assieme ai presentatori e al pubblico. L’inizio è affidato all’Aperitivo ad Effetto, giovedì 28 luglio, che vedrà ospiti due scrittori pisani: Paola Picchioni, autrice di “Miraggio.it”, un romanzo che mostra in chiave ironica alcuni stereotipi italiani e di altre nazioni, e Andrea Falchi, affermato giallista, che presenterà “Effetto farfalla. L’asimmetria dell’odio”, una nuova avventura del duo investigativo Titta-Silvestri, ambientata a Pisa. Entrambi i romanzi sono editi da Carmignani Editrice.


Seguirà l’Aperitivo Pianeta Donna, giovedì 4 agosto, una serata al femminile che vedrà ospiti Laura Nicodemi, autrice del romanzo intimistico “L’anima imperfetta”, edito da Giovane Holden, e Clara Bartoletti, che presenterà il thriller paranormale “Tra le spighe d’amarena” (già recensito anche sul blog "I mondi fantastici"). Due libri sulla scoperta di sé. Giovedì 11 agosto sarà il turno dell’Aperitivo Fantasy, con due scrittori viareggini: Alessio Del Debbio, con il libro “L’ora del diavolo”, antologia di racconti fantastici ispirati a leggende e tradizioni folkloristiche della Lucchesia e delle Alpi Apuane, e Nicola Cantalupi, che presenterà “Una nuova stella”, il terzo e conclusivo capitolo della saga epic fantasy “La terra dei draghi”, edito da Giovane Holden Edizioni.

Chiuderanno la rassegna, giovedì 18 agosto, due scrittori fiorentini, ospiti dell’Aperitivo d’Autore: Mirko Tondi, scrittore e giornalista, presenterà il nuovissimo “Nessun cactus da queste parti”, romanzo noir distopico ambientato in una metropoli futuristica, e Nicola Ronchi, con il suo thriller “Il giuramento di Ippocrate”.

Tutti gli incontri saranno coordinati dagli scrittori Alessio Del Debbio e Elena Covani e si svolgeranno presso il Bagno Paradiso, sul Viale Margherita, uno degli stabilimenti balneari storici di Viareggio, alle ore 20.00, un’occasione per rilassarsi e conoscere qualche scrittore del territorio. Nel corso delle serate, per offrire uno spettacolo originale e diverso dal solito, verranno proposti momenti di intrattenimento, ispirati all’argomento e ai libri della serata, con giochi e premi.

Per rimanere aggiornati sugli eventi, e eventuali modifiche, è in rete la paginafacebook della rassegna “Un libro al tramonto”, con il programma e tante curiosità sugli autori e i loro romanzi.

Per informazioni:
Bagno Paradiso, Viale Regina Margherita 70, Viareggio (LU)
Telefono: 0584 45252
Blog “I mondi fantastici”: http://www.imondifantastici.blogspot.it
Pagina “Un libro al tramonto”: http://www.facebook.com/unlibroaltramonto


venerdì 17 giugno 2016

Dentro un libro: "Nessun cactus da queste parti"

DENTRO UN LIBRO: "NESSUN CACTUS DA QUESTE PARTI"

Nuovo appuntamento con la rubrica "Dentro un libro", che ha una cadenza periodica, ossia quando ne ho voglia! Oggi scopriremo le citazioni di film, libri e canzoni presenti nel romanzo "Nessun cactus da queste parti", di Mirko Tondi, un noir ambientato in un futuro distopico ad alto tasso di plasticità (qua l'articolo di presentazione). Una nota: di citazioni questo libro è strapieno, per cui potrei averne saltata qualcuna! Oltre a libri, film e canzoni, sono citati personaggi celebri, gruppi musicali, eventi storici e quant'altro, dato che il romanzo si svolge in epoche diverse. Se siete incuriositi, lo trovate su tutti gli store di libri, fresco di stampa! ;)



Cominciai a prendere la cosa più seriamente di quanto avessi fatto fino ad allora. Strano non significava impossibile. Al massimo improbabile, qualcosa che potevo aver letto in vecchi racconti di Maupassant, di Poe o di Conan Doyle. No, non me ne sarei lavato le mani come gli altri investigatori di Porto Rens; al contrario, avrei accettato il caso, adesso ne ero certo.

Insomma, Porto Rens era, in tutto e per tutto, una moderna Gotham, la caricatura di una degradata metropoli inesistente. Si chiamava così, la città, dopo essersi chiamata soltanto Rens, e prima ancora Kalver e prima ancora New Orleans.

Una volta l'unico boss che esisteva era Bruce Springsteen. Adesso il suo corpo giaceva mummificato al MUR, Museo Universale del Rock, l'unico luogo rimasto al mondo a raccogliere i cimeli di rockeggianti artisti del passato, a New Ork (la Y venne tolta dal nome quando un rappresentante della razza Ork, un action figure di Warhammer 40000 portato in vita grazie a un esperimento di biogenetica applicata ai giochi da tavolo, conquistò la città da solo e spadroneggiò per diversi decenni; la leggenda narra che a ucciderlo fu un carrarmatino del Risiko rimastogli in gola). Potevi stringere la mano al cadavere mummificato di Springsteen per soli due donuts e settantacinque.


A Porto Rens spopolavano band che erano imitazioni di pessime imitazioni di gruppi grandiosi o anche imitazioni di cover e tribute band di gruppi grandiosi (ce n'era una, per esempio, che riproponeva i Genesis seconda maniera, quando in realtà non c'era stato nemmeno il bisogno degli originali, dopo che Peter Gabriel se n'era andato), ed ecco che una sera si esibivano i Beagles oppure i White Sneakers, ma tutto quello che sapevano cantare erano testi storpiati al pari dei loro nomi.

 Avevo soltanto bisogno delle mie bottiglie, le mie candide amanti dal collo allungato, come le donne nei dipinti di Modigliani. Ah, se avessi potuto vedere uno di quei dipinti dal vivo sarei stato l'essere più felice della Terra!, ma tutti i musei erano stati svuotati dalle razzie del 2043 [...] così ora potevi trovare un Van Gogh appeso nella stanzetta fatiscente di un qualsiasi Mario o Jack, oppure un Caravaggio sulla parete a motivi floreali di una casalinga cinquantenne di nome Dolores.

L'idea era stata quantomai romantica: scrivere a macchina, su una vecchia Underwood, insomma una di quelle che avevano usato tipi come Hemingway o Fitzgerald o Faulkner, voglio dire, tutta gente che con l'alcol ci andava giù duro (Faulkner non mi stava mica tanto simpatico, per via di tutti quei punti di vista che ti confondevano la vita da lettore, ma insomma c'era anche lui a usare una di quelle belle macchinette).



John O'Brien aveva scritto in Via da Las Vegas che "Il lavandino è il posto ideale per vomitare", ed ero d'accordo. Però il suo Ben non doveva avere a che fare con un lavandino che crollava ogni volta che ci appoggiava i gomiti! Ecco fatto, quindi dovevo servirmi del meno elegante cesso.

Eri una specie di fantasma, diciamo. Il che non era nemmeno male ma, diciamocelo pure, sarebbe stato di gran lunga più divertente se tu avessi potuto fare due chiacchiere col signor Alfred Hitchcock o, che ne so, stringere la mano a Gandhi o, ancora meglio, inchinarti di fronte al vecchio William Shakespeare! 

La cassetta del Boss era uno dei tesori più preziosi che avessi. Darkness on the edge of town, per l'esattezza. Avevo venduto tutti i miei vinili e mi rimaneva questa, niente di più. Al momento non avevo nemmeno con che ascoltarla, al massimo sarei tornato dal giapponesino e da lui non avrei avuto problemi a trovare uno stereo, che ci voleva.



Non feci in tempo a finire la frase che sentii il tamburellare delle bacchette sulla batteria; giusto qualche colpetto per dare il ritmo e partì una tromba a intonare qualcosa che assomigliava al jazz. Quando si unirono il sassofono, il piano e il contrabbasso, fui certo che si trattava di vero jazz, un quintetto in piena regola, oh sì, l'avevo sentito solo nei vinili che avevo prima di venderli al vecchio Al, o in qualche musicassetta dal nastro rovinato, ma adesso era lì, era roba alla Miles David e alla John Coltrane, o alla Chet Baker e alla Charlie Parker, o forse poteva essere roba alla Dizzy Gillespie e alla Sonny Rollins, non lo so, ma era, in tutto e per tutto, un maledetto, tossico, sfolgorante jazz. Bellissimo!

E poi ancora tante altre citazioni, Tom & Jerry, James Ellroy, addirittura l'Ikea (!), Blade Runner, il robottino Wall-E, Django, Serpico, Moby Dick, lo Schiaccianoci, il Commodore 64, Michael Douglas in Wall Street, la DeLorean di Doc e Marty McFly, Hitler, Napoleone, Dirty Dancing, Francis Bacon e via dicendo. E voi ne avete trovate altre? Segnatele pure qui sotto, oppure (ri)tuffatevi nella lettura di "Nessun cactus da queste parti" per scoprire quali altri simboli del Ventesimo secolo (e precedenti) vengono ancora ricordati, e quindi citati, dal drago di Porto Rens nel 2116! ;)






sabato 21 maggio 2016

Novità: "Nessun cactus da queste parti"

NOVITA': "NESSUN CACTUS DA QUESTE PARTI"
 
Nuova uscita per Mirko Tondi, scrittore fiorentino più volte ospite del blog "I mondi fantastici". Dopo aver pubblicato "Killing Moon", un'appassionante raccolta di racconti noir, e "Nelle case della gente", un romanzo intimistico, questa volta l'autore ci delizia con un romanzo molto particolare, che promette di appassionare lettori amanti di generi diversi. Un po' noir, un po' fantastico (in quanto ambientato in una città del futuro), un po' umoristico e surreale, "Nessun cactus da queste parti" mescola generi diversi, reinventandoli, proprio come piace allo scrittore.

 

Titolo: Nessun cactus da queste parti
Autore: Mirko Tondi
Editore: Il foglio letterario
Genere: Noir/fantastico/umoristico
Formato: Cartaceo e ebook
Pagine: 147
Prezzo: € 12 (cartaceo)
ISBN: 9788876066078

Link acquisto.


Trama: Porto Rens, “una moderna Gotham, la caricatura di una degradata metropoli inesistente”. Qui, a circa cento anni da oggi, un detective in crisi esistenziale fronteggia i suoi fallimenti, inseguito dal fantasma di una logorante  dipendenza alcolica e da quello di Dana, la donna che l'ha mollato ormai da tempo. Il riscatto però è dietro l'angolo, ed ecco un nuovo caso per lui: c'è da trovare un ladro di nomi, non è roba da poco. Una volta lo chiamavano drago. E ora sta per tornare.
Ogni ritorno alla vita dopo che si è tentato di buttarla comporta una ragionevole dose di sofferenza. Come a dire che adesso ti devi riguadagnare il diritto a chiederla indietro. Io l’avevo presa e sbattuta a terra, poi ci ero passato sopra coi piedi. E ora avrei voluto semplicemente raccoglierla e dargli una spiegazzata, oh sì, se fosse stato possibile!

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Twitter dell’autore: @mirkotondi

Biografia dell’autore: Mirko Tondi è nato a Firenze nel 1977. Per i suoi racconti ha ricevuto menzioni speciali e segnalazioni della giuria di importanti premi nazionali (Premio Troisi 2005, Premio Castelfiorentino 2014), oltre all'inserimento in riviste e in varie antologie (fra queste, i Gialli Mondadori nel 2010, Racconti Toscani per Historica Edizioni nel 2014). Le sue ultime pubblicazioni sono i romanzi Nelle case della gente (Porto Seguro Editore, 2015) e Nessun cactus da queste parti (Il Foglio Letterario, 2016). Ha curato rubriche di editoria e cultura per emittenti web e collabora con il blog letterario Sul Romanzo. Oltre a essere autore, è editor e docente di corsi e laboratori di scrittura per adulti e bambini. A Firenze è anche docente di un corso di Blogging & Web Writing.

Per scoprire altro sull'autore, vi ricordo l'articolo su "Killing Moon" e un'intervista all'autore in occasione di "Nelle case della gente".