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venerdì 14 aprile 2017

Segnalazione "Istruzioni di fuga per principianti" di Mirko Tondi

Segnalazione "ISTRUZIONI DI FUGA PER PRINCIPIANTI" di Mirko Tondi

Torna Mirko Tondi sul blog "i mondi fantastici". Ormai è uno degli ospiti fissi di questo blog e non posso che esserne felice, dato che Mirko è stato il mio insegnante di scrittura creativa, mio e di molti altri appassionati scrittori in erba, oltre che un ottimo creatore di mondi. Dopo aver toccato le corde del nostro cuore con l'inteso romanzo "Nelle case della gente" (articolo qua) e averci fatto divertire con il noir distopico "Nessun cactus da queste parti" (articolo qua), Mirko torna con un romanzo davvero interessante, un'avventura on the road, alla Kerouac, per le strade della Toscana. Il libro, tra l'altro, è il primo pubblicato dalla nuova casa editrice "Caffè Orchidea", a cui rivolgiamo i migliori auguri da parte del blog! Allacciate le cinture e preparatevi a un nuovo viaggio!


Titolo: Istruzioni di fuga per principianti
Autore: Mirko Tondi
Editore: Caffè Orchidea
Genere: romanzo on the road
Formato: cartaceo
Pagine: 122
Prezzo: € 12

Il romanzo può essere acquistato direttamente dal sito dell'editore o contattando l'autore.


Trama
Piccolo romanzo on the road, manuale sentimentale di classici rock, retrospettiva appassionata di cinematografia. Nella breve fuga improvvisata di un giovane impiegato di un mobilificio si compongono i tasselli di una società schizofrenica, governata dalla iper-razionalità dei numeri e da un utilitarismo sfrenato. Con la sua fuga poco convenzionale, Giacomo, donchisciotte moderno, si fa beffe delle regole di tutti i giorni per concedersi al sogno più coraggioso: quello di rendere felici chi ci è accanto.
È tutto un fatto di numeri. La vita, voglio dire. Almeno per me funziona così. A conti fatti, finora, per quanto mi riguarda, non sono stati altro che numeri: circa duecentosessantamila ore, poco meno di undicimila giorni, trecentosessantatré mesi, centotredici partite di calcio giocate nel campionato dilettanti, cinquantanove concerti da spettatore, venticinque esami non sostenuti, diciotto orologi da collezionista senza essere un collezionista, dodici biciclette che mi hanno rubato, sette nani da giardino come da programma, sei computer escluse le consolle per i videogiochi, almeno cinque tra piccole e grandi ossessioni tutto sommato sopportabili, quattro strumenti che ho provato a suonare senza successo, tre lingue diverse che non sono riuscito a imparare, due nonni e un padre, nessuna madre.



Contatti:
Pagina Facebook: Avevo un sacco di cose da dire
Blog dell’autore
Sito dell’autore

Biografia dell’autore: 
Mirko Tondi è nato a Firenze nel 1977. Per i suoi racconti ha ricevuto menzioni speciali e segnalazioni della giuria di importanti premi nazionali (Premio Troisi 2005, Premio Castelfiorentino 2014), oltre all'inserimento in riviste (Con.tempo, Streetbook, A few words) e in varie antologie (fra queste, i Gialli Mondadori nel 2010, Nelle fauci del mostro per Felici Editore nel 2016). 
Le sue ultime pubblicazioni sono i romanzi Nelle case della gente (Porto Seguro Editore, 2015) e Nessun cactus da queste parti (Il Foglio Letterario, 2016). Nel settembre del 2016 ha vinto il primo concorso “Letteratura è mondo”, organizzato dalla casa editrice Caffè Orchidea, e il suo nuovo romanzo verrà pubblicato nei primi mesi del 2017. Fa parte del Gruppo Scrittori Firenze, nato nel 2015 (e che ha dato alle stampe il suo primo volume di racconti, l'antologia Vista da noi, nell'estate del 2016). 
Ha curato rubriche di editoria e cultura per emittenti web e collaborato con alcuni blog letterari. Oltre a essere autore, è docente di corsi e laboratori di scrittura per adulti e bambini. Tra le sue qualifiche, quella di redattore editoriale; ha svolto anche la professione di agente letterario e di editor. All'inizio del 2017 ha curato, per le edizioni Il Foglio Letterario, l'antologia Tutte le facce di Firenze, una selezione di racconti dei partecipanti ai suoi laboratori di scrittura. 
Nel marzo del 2017 l'uscita di Istruzioni di fuga per principianti (Caffèorchidea).

venerdì 18 novembre 2016

Segnalazione "Biancaneve zombie" di Elena Mandolini

Segnalazione "BIANCANEVE ZOMBIE" di Elena Mandolini

Torna Elena Mandolini sul blog "I mondi fantastici". Dopo aver scoperto "Il signore dei racconti", la scorsa settimana, oggi parliamo di "Biancaneve zombie", l'inizio di un progetto molto interessante curato dalla scrittrice romana. Pronti per scoprirlo?


Titolo: Biancaneve Zombie
Autore: Elena Mandolini
Editore: DAE Edizioni
Genere: Gothic - Horror
Formato: Kindle – Cartaceo
Pagine: 192 - 200
Prezzo: 2,99 (digitale) - 13,60 (cartaceo)
ISBN: 978-8893050173
Disponibile su tutti gli store di libri
Su Amazon potete leggere un estratto

Contatti:
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Sito dell’autrice
Twitter dell’autrice



Trama: E se qualcosa fosse andato storto? Se la favola che noi tutti conosciamo non fosse finita semplicemente con e vissero per sempre felici e contenti. Dopo il bacio del principe, Biancaneve si risveglia, ma non è più una semplice umana. Per sopravvivere e per mantenere il suo equilibrio mentale, deve nutrirsi di carne e sangue. I ricordi della vita passata, in primis quelli legati alla figura della madre, le danno la forza e il coraggio per cercare vendetta e riscatto. Grazie a vecchi amici e nuove alleanze, cercherà di sconfiggere i suoi nemici. Forse, troverà persino spazio per un nuovo amore…
Dalla Prefazione di Daniele Corradi…
Biancaneve nuda e cruda. NUDA, perché rivela assai spesso le sue grazie. La ricordo mentre si immerge in un lago notturno, in una scena che è fra le più lunari, inquietanti e romantiche del romanzo. CRUDA, perché sa essere davvero crudele e spietata. Come tutti gli ZOMBIE, del resto. Esseri mossi da bisogni primari, da una fame primordiale, pre-umana. Esseri che hanno attraversato il mare nero della morte e ne sono tornati… beh, non proprio illesi. Biancaneve si muove lenta e con fatica, il suo corpo le manda lampi nervosi di sofferenza. Lenta e barcollante come la non-morta che è, e lento è il suo crescere narrativo, la sua statura di personaggio che procede e vede maturare il suo carattere con la narrazione, nei rapporti con gli altri (nani in primis), con i nemici (la cara vecchia strega… vecchia?) e con i… diciamo “nuovi incontri”, per non rivelare nulla di più al lettore. La forza di questo romanzo sta allora proprio in questo: nella costruzione narrativa di un intreccio solido, che permette ai personaggi di svilupparsi sotto gli occhi del lettore, e nei rapporti d’odio e d’amore che, come nelle migliori vite o non-vite, finiscono per definire quello che siamo per noi stessi e per gli altri.
Scopriamo di più sull'autrice. 
Parla Elena Mandolini!

Sono nata a Roma il 25 aprile del 1982 e sono sempre stata appassionata di cinema e letteratura. Fin da piccola. Sono cresciuta in una famiglia che ama i film dell’epoca d’oro di Hollywood e per me, quindi, è stato naturale avvicinarmi e poi appassionarmi alla settima arte. Amo il cinema al punto tale da averne fatto la mia professione: critica cinematografica. Dopo la maturità classica mi sono laureata al DAMS e, successivamente, ho conseguito due Master, uno in Critica giornalistica presso l’Accademia di arte drammatica Silvio D’amico e l’altro in Scrittura per cinema e tv presso lo IED di Roma. La libera professione mi appassiona e consigliare, tramite le mie recensioni, quali film vedere e non vedere, mi diverte e appaga. La lettura si accompagna perfettamente alla passione per il cinema. Per scrivere bene, bisogna leggere molto e io rientro tra quella percentuale di italiani che leggono costantemente.

Il mio primo romanzo Il Signore dei Racconti è un urban fantasy dai tratti horror con cui ho partecipato al concorso Il mio esordio – La Feltrinelli 2013, entrando in semifinale TOP100, tra più di mille partecipanti. Nel 2014 ho ricevuto il Premio della Letteratura per giovani talenti durante la manifestazione Arte Giovane 2014. Sempre nel 2014 sono arrivata terza al Contest LetterarioLa mia seduzione” col racconto romance Ogni dannata volta.  Nel 2015 Il Signore dei Racconti si è aggiudicato il secondo posto al Premio Internazionale di Poesia e Narrativa “Percorsi letterari Shelley e Byron”, 2^ edizione 2014-2015, sezione opere edite (tra circa 600 romanzi inviati), con la seguente motivazione: Tra mito e fantasia, il lettore è portato a riflettere sulla debolezza della natura umana. Un breve romanzo scritto in modo tale da consentire una lettura fluida e scorrevole in grado di far vedere e vivere gli avvenimenti descritti.  

Nel 2015 sono anche tra i vincitori il Contest “Tenebrae – L’antologia” col racconto dark All’ombra della candela, pubblicato nell’omonimo e-book del concorso e tra i vincitori del concorso “Racconti Capitolini” col racconto dark fantasy Servi Crucis pubblicato nel libro “Racconti Capitolini”. Il 13 febbraio 2016 il romanzo Il Signore dei Racconti ha ricevuto una Menzione D’Onore con pergamena e medaglia al Concorso Internazionale Holmes Awards 2016.

Nel mese di agosto del 2016 è uscita la seconda edizione de Il Signore dei Racconti per la DAE Edizioni. Sempre nel mese di agosto 2016 è uscito il mio secondo romanzo Biancaneve Zombie, per la DAE Edizioni, che rientra in un progetto più ampio dedicato alle favole della buonanotte. Ogni romanzo sarà dedicato a una fiaba e non si tratta di semplici rivisitazioni, ma di sequel horror gotiche delle favole. Tutto nasce da una domanda diretta. E se nel finale che noi tutti conosciamo, qualcosa fosse andato storto?


giovedì 10 novembre 2016

Novità: "Susan & Susan" di Ilaria Pasqua

"SUSAN & SUSAN" di Ilaria Pasqua

Novità in libreria! E' uscito il nuovo romanzo di Ilaria Pasqua, più volte ospite del blog "I mondi fantastici", dal titolo "Susan & Susan". Edito da Genesis Publishing, il libro è un distopico, ambientato in una società molto particolare, dove tutto funziona perfettamente. Scopriamo di più!


COLLANA: InSci-Fi
GENERE: Distopico, di Formazione
PREZZO: € 3,99
PREZZO Cartaceo: € 12,60
PAGINE: 398
ANNO: 2016, 30 Settembre
ISBN Cartaceo: 978-88-99603-85-4
Progetto grafico ed Art Direction: Stregattodesign
Illustrazione di Davide Corsetti


Trama: in una società perfettamente organizzata ed efficiente, in cui ogni cittadino ha un suo posto assegnato sin dalla nascita, un’anomalia genetica continua ad affliggere, generazione dopo generazione, le famiglie della Nazione, generando il terrore. L’anomalia, che sembra essersi sviluppata quasi autonomamente per mandare in tilt il sistema, frenetico e invivibile, consiste in una divisione della persona. Alla nascita, infatti, ogni neonato si separa in due esseri umani fisicamente distinti, obbligati a un’esistenza ravvicinata, perché l’uno non può vivere senza l’altro.

Susan e Susan, o meglio Susan e Susy, hanno vissuto per diciotto anni chiuse in casa, ad aspettare con speranza un cambiamento. Ma le due, in questa vita di privazioni, nascoste agli occhi del mondo, hanno sviluppato caratteri diversi e, nonostante siano la stessa persona, sono diventate due esseri umani distinti e in contrasto tra loro. Nessuna delle due sa ancora bene come funziona la società in cui sono nate, né cosa è permesso a chi è colpito da questa anomalia, ma i genitori hanno promesso loro che al compimento dei diciotto anni tutto sarebbe cambiato. Così, in quella notte tanto attesa, succede ciò che non si sarebbero mai aspettate.

Tra soprusi, nuove amicizie e amori, le due saranno messe a dura prova, fino a quando, tra verità e menzogna saranno costrette a scandagliare se stesse in un viaggio doloroso quanto necessario. Riusciranno a sovvertire la granitica impostazione della loro società? O soccomberanno anch’esse alla regola dell’efficienza?

Chi è Ilaria Pasqua? Ce lo spiega proprio lei sul suo sito:

Sono una giovane scrittrice che adora leggere. Scrivo romanzi ma anche racconti, e amo il cinema oltre ogni misura. Vivo nutrendomi di parole e immagini, inseguendo la mia fantasia in posti lontani, smarrendomi e ritrovandomi.
Sono le storie a dar forma al mondo, a rendere l’uomo integro. Un mondo di storie di tutte le forme e i colori: ecco il posto in cui voglio vivere per sempre.


Per scoprire di più, visitate il suo sito e i suoi social!

venerdì 17 giugno 2016

Dentro un libro: "Nessun cactus da queste parti"

DENTRO UN LIBRO: "NESSUN CACTUS DA QUESTE PARTI"

Nuovo appuntamento con la rubrica "Dentro un libro", che ha una cadenza periodica, ossia quando ne ho voglia! Oggi scopriremo le citazioni di film, libri e canzoni presenti nel romanzo "Nessun cactus da queste parti", di Mirko Tondi, un noir ambientato in un futuro distopico ad alto tasso di plasticità (qua l'articolo di presentazione). Una nota: di citazioni questo libro è strapieno, per cui potrei averne saltata qualcuna! Oltre a libri, film e canzoni, sono citati personaggi celebri, gruppi musicali, eventi storici e quant'altro, dato che il romanzo si svolge in epoche diverse. Se siete incuriositi, lo trovate su tutti gli store di libri, fresco di stampa! ;)



Cominciai a prendere la cosa più seriamente di quanto avessi fatto fino ad allora. Strano non significava impossibile. Al massimo improbabile, qualcosa che potevo aver letto in vecchi racconti di Maupassant, di Poe o di Conan Doyle. No, non me ne sarei lavato le mani come gli altri investigatori di Porto Rens; al contrario, avrei accettato il caso, adesso ne ero certo.

Insomma, Porto Rens era, in tutto e per tutto, una moderna Gotham, la caricatura di una degradata metropoli inesistente. Si chiamava così, la città, dopo essersi chiamata soltanto Rens, e prima ancora Kalver e prima ancora New Orleans.

Una volta l'unico boss che esisteva era Bruce Springsteen. Adesso il suo corpo giaceva mummificato al MUR, Museo Universale del Rock, l'unico luogo rimasto al mondo a raccogliere i cimeli di rockeggianti artisti del passato, a New Ork (la Y venne tolta dal nome quando un rappresentante della razza Ork, un action figure di Warhammer 40000 portato in vita grazie a un esperimento di biogenetica applicata ai giochi da tavolo, conquistò la città da solo e spadroneggiò per diversi decenni; la leggenda narra che a ucciderlo fu un carrarmatino del Risiko rimastogli in gola). Potevi stringere la mano al cadavere mummificato di Springsteen per soli due donuts e settantacinque.


A Porto Rens spopolavano band che erano imitazioni di pessime imitazioni di gruppi grandiosi o anche imitazioni di cover e tribute band di gruppi grandiosi (ce n'era una, per esempio, che riproponeva i Genesis seconda maniera, quando in realtà non c'era stato nemmeno il bisogno degli originali, dopo che Peter Gabriel se n'era andato), ed ecco che una sera si esibivano i Beagles oppure i White Sneakers, ma tutto quello che sapevano cantare erano testi storpiati al pari dei loro nomi.

 Avevo soltanto bisogno delle mie bottiglie, le mie candide amanti dal collo allungato, come le donne nei dipinti di Modigliani. Ah, se avessi potuto vedere uno di quei dipinti dal vivo sarei stato l'essere più felice della Terra!, ma tutti i musei erano stati svuotati dalle razzie del 2043 [...] così ora potevi trovare un Van Gogh appeso nella stanzetta fatiscente di un qualsiasi Mario o Jack, oppure un Caravaggio sulla parete a motivi floreali di una casalinga cinquantenne di nome Dolores.

L'idea era stata quantomai romantica: scrivere a macchina, su una vecchia Underwood, insomma una di quelle che avevano usato tipi come Hemingway o Fitzgerald o Faulkner, voglio dire, tutta gente che con l'alcol ci andava giù duro (Faulkner non mi stava mica tanto simpatico, per via di tutti quei punti di vista che ti confondevano la vita da lettore, ma insomma c'era anche lui a usare una di quelle belle macchinette).



John O'Brien aveva scritto in Via da Las Vegas che "Il lavandino è il posto ideale per vomitare", ed ero d'accordo. Però il suo Ben non doveva avere a che fare con un lavandino che crollava ogni volta che ci appoggiava i gomiti! Ecco fatto, quindi dovevo servirmi del meno elegante cesso.

Eri una specie di fantasma, diciamo. Il che non era nemmeno male ma, diciamocelo pure, sarebbe stato di gran lunga più divertente se tu avessi potuto fare due chiacchiere col signor Alfred Hitchcock o, che ne so, stringere la mano a Gandhi o, ancora meglio, inchinarti di fronte al vecchio William Shakespeare! 

La cassetta del Boss era uno dei tesori più preziosi che avessi. Darkness on the edge of town, per l'esattezza. Avevo venduto tutti i miei vinili e mi rimaneva questa, niente di più. Al momento non avevo nemmeno con che ascoltarla, al massimo sarei tornato dal giapponesino e da lui non avrei avuto problemi a trovare uno stereo, che ci voleva.



Non feci in tempo a finire la frase che sentii il tamburellare delle bacchette sulla batteria; giusto qualche colpetto per dare il ritmo e partì una tromba a intonare qualcosa che assomigliava al jazz. Quando si unirono il sassofono, il piano e il contrabbasso, fui certo che si trattava di vero jazz, un quintetto in piena regola, oh sì, l'avevo sentito solo nei vinili che avevo prima di venderli al vecchio Al, o in qualche musicassetta dal nastro rovinato, ma adesso era lì, era roba alla Miles David e alla John Coltrane, o alla Chet Baker e alla Charlie Parker, o forse poteva essere roba alla Dizzy Gillespie e alla Sonny Rollins, non lo so, ma era, in tutto e per tutto, un maledetto, tossico, sfolgorante jazz. Bellissimo!

E poi ancora tante altre citazioni, Tom & Jerry, James Ellroy, addirittura l'Ikea (!), Blade Runner, il robottino Wall-E, Django, Serpico, Moby Dick, lo Schiaccianoci, il Commodore 64, Michael Douglas in Wall Street, la DeLorean di Doc e Marty McFly, Hitler, Napoleone, Dirty Dancing, Francis Bacon e via dicendo. E voi ne avete trovate altre? Segnatele pure qui sotto, oppure (ri)tuffatevi nella lettura di "Nessun cactus da queste parti" per scoprire quali altri simboli del Ventesimo secolo (e precedenti) vengono ancora ricordati, e quindi citati, dal drago di Porto Rens nel 2116! ;)






sabato 4 giugno 2016

Segnalazione fantasy "Ferion" di Francesco Maneli



SEGNALAZIONE FANTASY "FERiON" di FRANCESCO MANELI

Questa è una storia ambientata in una terra magica, in un mondo pieno di mistero, di cavalieri e combattenti formidabili; una terra in cui la forza del cuore è pari a quella dell’acciaio. La forza di cui si parla è l’abisso del cuore, un potere unico, come unico è il passato ed il cuore di ognuno. In questo mondo i giorni bui diventano ultimi desideri di chi si riscatta cambiando la propria vita ed il proprio destino attraverso una colpa o un passato oscuro. Perché il miglior modo per affrontare il futuro nasce dagli errori che si commettono e dalla capacità di crescere con loro. La sofferenza è una fiamma che non si può spegnere ed è proprio questa fiamma che con la sua luce rende visibile il nostro coraggio e ci permette di vedere chiaramente chi siamo.



Titolo: FERION,  Cuore vs Acciaio
Autore: Francesco Maneli
Editore: Cavinato Editore Internazional
Genere: Fantasy per ragazzi
Formato: Cartaceo e ebook
Pagine: 461
Prezzo: 20 euro (in promozione a 17 euro), ebook 6 euro
ISBN: 9788869822827
Disponibile su tutti gli store di libri
Su Amazon disponibile un estratto.

Trama:

Tutto iniziò quando la notte aveva già avvolto il mondo e sembrava non lasciar spazio più a nulla. In questo tempo e luogo sconosciuto il grande drago Angarus, signore del cielo e della terra di Tabraca, si trovò a fronteggiare una situazione inaspettata: un bambino.
Un bambino dal passato avvolto nelle tenebre, dense e misteriose, come lo era quella notte. Tutti hanno un passato, tutti commettono errori, ma solo pochi sono in grado di superarli e renderli magia, trasformarli in fiamme che alimentano un cuore e quel bambino per quanto piccolo aveva lo stesso destino che accomuna tutti gli uomini, quello di sbagliare. Il suo errore però gli costerà caro, gli ruberà il braccio, il quale sarà avvolto dalle tenebre, che tenteranno di rubare anche il suo cuore.

Ferion crescerà aiutato da Angarus e un mago guerriero, che nonostante sia un donnaiolo riuscirà a fargli trovare quel calore che solo una famiglia può donarti. Così tra la vita, un drago e un mago, Ferion diventerà grande fino a che non si troverà a fronteggiare il più grande errore che avesse mai commesso fino a quel momento. Questo cambierà il suo destino, portandolo lontano da quelle persone che erano diventate la sua casa. Lontano per contrastare quell’oscurità che aveva dentro e che restava visibile a tutti come un peccato sul suo braccio, ormai diventato quello di un demone.

Ferion affronterà mostri e demoni, si allenerà con tre maestri alquanto eccentrici e sadici ma allo stesso tempo fortissimi: un nano, un mezzo elfo e un guerriero rinnegato. Capirà che tutti portano una colpa sul proprio cuore e insieme con loro e Arila una ragazza dal passato difficile, riuscirà a diventare più forte e a crescere; così forte che il destino della sua vecchia città e delle persone che ama sarà nelle sue mani.


Estratto dal capitolo II: La giusta mamma


Altidor non aveva un lavoro in particolare, ogni tanto lo vedevano tornare con un’enorme quantità di selvaggina dalla foresta; una parte la teneva per i suoi bisogni, l’altra la vendeva per avere moneta in tasca e comprare quello che mancava.
Era rispettato da tutti nel villaggio; quando tornava dalla caccia, donava sempre un po’ di carne alle famiglie che avevano bisogno, ma non erano solo le sue virtù a essere conosciute; aveva un grande fascino e molto spesso gli piaceva scherzare con le donne, amava bere e giocare d’azzardo. In questo senso non era un vero e proprio esempio di vita, ma da quella notte qualcosa, purtroppo, doveva cambiare nel suo modo di vivere.
Aveva accettato di prendersi cura del figlio di Nalu, per questo la prima cosa da fare era trovare una donna che potesse accudirlo nella sua tenera età. Dopo che il drago gli consegnò l’impegno solenne, la promessa, in poche parole il bambino, ritornò a piedi verso il villaggio recandosi verso casa sua, ma udendo il bambino piangere pensò che avesse fame. Non sapeva cosa fare, certamente non poteva dargli la carne che possedeva a casa, ma un’idea lo fulminò: Catrina, pensò.
Catrina era una delle levatrici del villaggio, una donna bellissima, che non si era mai sposata: diceva di meritare molto di più che uomini bugiardi e vecchi ubriaconi. Era arrivata a Ondurar non molti anni prima, il suo passato era oscuro e non aveva mai parlato con nessuno dei motivi che l’avevano spinta a trasferirsi; non aveva un buon rapporto con Altidor, anzi molto spesso litigavano volentieri: il mago aveva provato ad avvicinarsi per conquistarla e, a dire il vero ci era anche riuscito, ma quando lei lo trovò ubriaco con tre ragazze nella locanda di Marlok, dopo avergli spaccato un bicchiere in testa, non volle più sapere niente di lui.
Il mago pensò: ‘Sicuramente se mi presento da lei non la prenderà bene, ma resta la mia unica speranza.’ Dopo un momento di esitazione decise di andare.
Camminò per un po’ in quella notte stellata – il cielo era limpido senza una nuvola e la luna offriva un abbraccio di tiepida luce e calore –, fino a che si presentò alla porta.
Era tardi, ma nonostante questo sapeva di non avere scelta e quindi iniziò a bussare. In un primo momento non rispose nessuno, fino a che una luce si accese, prima al secondo piano della casa, poi al piano terra; Catrina si guardò bene prima di aprire, chiedendo chi fosse, e quando sentì che a bussare alla porta era Altidor rispose: “Brutto ubriacone, se sei venuto qua a smaltire la sbornia hai sbagliato casa. Il porcile è nella fattoria dei Darlet.”
Altidor disse: “Vecchia bisbetica, non sono ubriaco e soprattutto non mi sembra di essere brutto visto che più di una volta mi hai concesso le tue labbra.”
La porta si aprì violentemente ma, veloce, una mano già carica di violenza era pronta: il mago non fece in tempo a parlare che uno schiaffo risuonò nel silenzio di quella sera e subito dopo la porta si richiuse.
Il mago restò un attimo con l’espressione che aveva prima che quel tifone si abbattesse sulla sua guancia, poi quando il dolore raggiunse il cervello, esclamò: “Santo cielo! Questo non lo meritavo mica!” E una timida lacrima scese sul suo viso, mentre dall’altra parte un sorriso si stampò sulla faccia di Catrina, che intanto con la schiena si era appoggiata alla porta.
Ma udendo la risposta del mago solo dopo alcuni secondi, disse: “Sei tardo anche di cervello! Persino il dolore fa fatica a farsi capire.”
Anche il mago sorrise, dicendo poi: “Su, avanti, dolce Catrina, ho qualcosa da mostrarti. Ho bisogno del tuo aiuto.”
Dopo alcuni minuti Catrina si decise ad aprire e disse: “Su, avanti, cosa devi mostrarmi?”
Altidor abbassò lo sguardo sul bambino che stava tenendo in braccio; quando anche lo sguardo di Catrina si poggiò sul bambino, un ringhio uscì dalla sua gola e un nuovo schiaffo tatuò il viso di Altidor, il quale, senza muoversi e con una piccola lacrima che scendeva questa volta sulla guancia opposta, disse: “Allora il tuo è un vizio!”
Catrina restò immobile dicendo: “Adesso le sgualdrine con cui vai ti riportano i doni del tuo amore?”
Il mago la guardò. “Come al solito fraintendi tutto, il ragazzino non è mio, anche se a dirla tutta un po’ mi somiglia. È stato abbandonato nel bosco, fammi entrare e ti spiegherò tutto.”
Catrina lo fece entrare. Prese tra le sue braccia il bambino, il quale fece un enorme sorriso; il suo cuore si sciolse, ma quando alzò lo sguardo per sentire spiegazioni da Altidor, il suo viso tornò severo. Una smorfia passò veloce sul viso del mago, che le disse: “Come puoi, in un attimo, passare dalla dolcezza alla rabbia? Sei una donna matta.”
Catrina lo guardò rispondendo: “Se non vuoi che ti renda meno uomo di quello che sei, non sfidare la mia pazienza. E poi il tuo volto m’irrita.”
Il mago la guardò sorridendo, era una donna forte che nascondeva nella sua rabbia una dolcezza infinita; i due si sedettero e il mago abbozzò una storia dicendo che quella sera aveva deciso di fare una passeggiata nel bosco e, durante il suo cammino, aveva udito il pianto di un bambino. Girando un po’ alla ricerca di quel suono straziante, lo trovò sotto una quercia.
Catrina non credeva molto a quella storia, ma sapeva che non poteva lasciare quel bambino nelle mani di quell’irresponsabile, così decise di aiutarlo, anche se sapeva che sarebbe stata dura. Catrina era insospettita anche dall’età del bambino: doveva avere già alcuni mesi, e questo faceva supporre che chiunque fosse stata la madre lo aveva tenuto con sé per un bel po’. Il pensiero la inquietava perché questo dimostrava che la donna era stata costretta ad abbandonarlo; ma non fece nessuna domanda, sapeva che qualunque storia ci fosse dietro quel cucciolo di uomo questo non aveva importanza.
Dopo che ebbe sistemato il bambino pulendolo e facendolo mangiare, si sedette al tavolo per parlare con Altidor, e chiese: “Volevo chiederti una cosa. Come pensi di crescerlo?”
“Con il tuo aiuto, ovviamente. Sai benissimo che da solo non potrei” rispose il mago.
Catrina lo guardò per poi dirgli: “Starà con me qui a casa, e tu verrai tutti i giorni a vederlo fino a che non sarà abbastanza grande da poter venire con te. Va bene?”
Il mago diventò per un istante serio, poi disse: “E se vivessi anch’io qui con te? Potrei alleviarti il peso del lavoro con i miei massaggi. Cosa ne pensi?”
Un nuovo schiaffo gli si stampò sul viso; poi una risposta fredda: “Maiale, faremo come ho detto io e mi pagherai con la carne della caccia. E niente scherzi.”
Il mago sorrise rispondendo: “Va bene. Io ci ho provato, ma le mie intenzioni erano serie. Comunque faremo come dici tu.”
I due, dopo essersi messi d’accordo, si salutarono.
Catrina lo accompagnò alla porta dicendo: “Mi raccomando, hai promesso!”
Il mago la guardò e disse: “Non preoccuparti. Il ragazzo è anche interesse mio.”
Altidor si voltò per andarsene, quando Catrina lo chiamò; il mago corse verso la porta dicendo: “Sapevo che ci avresti ripensato” e si lanciò per baciarla; un ennesimo schiaffo lo colpì.
Altidor restò fermo e poi disse: “Potevi dirmelo che mi stavo sbagliando. Non c’era bisogno di maltrattarmi così.”
Catrina sorrise rispondendo: “Hai ragione, ma ci avevo preso gusto, e poi comunque questo è per qualsiasi cosa farai stanotte lontano da questa casa; ho preferito portarmi avanti con il lavoro. Comunque, prima che tu vada c’è bisogno di dare un nome a questo bambino. Non credi?”
“Hai ragione, principessa dai modi garbati, ma ci ho già pensato: si chiamerà Ferion.”
Catrina lo guardò incredula dicendo: “Non pensavo che da quella boccaccia potesse uscire qualcosa di buono! Va bene, allora sarà così!”
Il mago sorrise e prima di allontanarsi le gridò: “Catrina, cerca di avere più fiducia nelle persone, perché possono sorprenderti, anche se tu non lo credi possibile.” Si allontanò con il cuore sereno e pieno di speranza, convinto che sarebbe andato tutto bene.
Allora, vi ha incuriosito questo fantasy? Sembra un estratto interessante. Per scoprirne di più, trovate il romanzo su tutti gli store di libri, facilmente reperibile.

Francesco Maneli è originario di Napoli e questo è il suo romanzo di esordio. Buona fortuna! :)