SEGNALAZIONE FANTASY "FERiON" di FRANCESCO MANELI
Questa è una storia ambientata in una
terra magica, in un mondo pieno di mistero, di cavalieri e combattenti
formidabili; una terra in cui la forza del cuore è pari a quella dell’acciaio. La forza di cui si parla è l’abisso del
cuore, un potere unico, come unico è il passato ed il cuore di ognuno. In questo mondo i giorni bui diventano
ultimi desideri di chi si riscatta cambiando la propria vita ed il proprio
destino attraverso una colpa o un passato oscuro. Perché il miglior modo per affrontare il
futuro nasce dagli errori che si commettono e dalla capacità di crescere con
loro. La sofferenza è una fiamma che non si può
spegnere ed è proprio questa fiamma che con la sua luce rende visibile il
nostro coraggio e ci permette di vedere chiaramente chi siamo.
Titolo: FERION, Cuore vs Acciaio
Autore: Francesco Maneli
Editore: Cavinato Editore Internazional
Genere: Fantasy per ragazzi
Formato: Cartaceo e ebook
Pagine: 461
Prezzo: 20 euro (in promozione a 17 euro), ebook 6 euro
ISBN: 9788869822827
Disponibile su tutti gli store di libri
Trama:
Tutto iniziò quando la notte aveva già
avvolto il mondo e sembrava non lasciar spazio più a nulla. In questo tempo e
luogo sconosciuto il grande drago Angarus, signore del cielo e della terra di
Tabraca, si trovò a fronteggiare una situazione inaspettata: un bambino.
Un bambino dal passato avvolto nelle
tenebre, dense e misteriose, come lo era quella notte. Tutti hanno un passato, tutti commettono
errori, ma solo pochi sono in grado di superarli e renderli magia, trasformarli
in fiamme che alimentano un cuore e quel bambino per quanto piccolo aveva lo
stesso destino che accomuna tutti gli uomini, quello di sbagliare. Il suo errore però gli costerà caro, gli
ruberà il braccio, il quale sarà avvolto dalle tenebre, che tenteranno di rubare anche il suo
cuore.
Ferion crescerà aiutato da Angarus e un
mago guerriero, che nonostante sia un donnaiolo riuscirà a fargli trovare quel
calore che solo una famiglia può donarti. Così tra la vita, un drago e un mago,
Ferion diventerà grande fino a che non si troverà a fronteggiare il più grande
errore che avesse mai commesso fino a quel momento. Questo cambierà il suo destino, portandolo
lontano da quelle persone che erano diventate la sua casa. Lontano per
contrastare quell’oscurità che aveva dentro e che restava visibile a tutti come
un peccato sul suo braccio, ormai diventato quello di un demone.
Ferion affronterà mostri e demoni, si
allenerà con tre maestri alquanto eccentrici e sadici ma allo stesso tempo
fortissimi: un nano, un mezzo elfo e un guerriero rinnegato. Capirà che tutti
portano una colpa sul proprio cuore e insieme con loro e Arila una ragazza dal
passato difficile, riuscirà a diventare più forte e a crescere; così forte che
il destino della sua vecchia città e delle persone che ama sarà nelle sue mani.
Estratto dal capitolo II: La giusta mamma
Altidor non aveva un lavoro in particolare,
ogni tanto lo vedevano tornare con un’enorme quantità di selvaggina dalla
foresta; una parte la teneva per i suoi bisogni, l’altra la vendeva per avere
moneta in tasca e comprare quello che mancava.
Era rispettato da tutti nel villaggio;
quando tornava dalla caccia, donava sempre un po’ di carne alle famiglie che
avevano bisogno, ma non erano solo le sue virtù a essere conosciute; aveva un
grande fascino e molto spesso gli piaceva scherzare con le donne, amava bere e
giocare d’azzardo. In questo senso non era un vero e proprio esempio di vita,
ma da quella notte qualcosa, purtroppo, doveva cambiare nel suo modo di vivere.
Aveva accettato di prendersi cura del
figlio di Nalu, per questo la prima cosa da fare era trovare una donna che
potesse accudirlo nella sua tenera età. Dopo che il drago gli consegnò
l’impegno solenne, la promessa, in poche parole il bambino, ritornò a piedi
verso il villaggio recandosi verso casa sua, ma udendo il bambino piangere
pensò che avesse fame. Non sapeva cosa fare, certamente non poteva dargli la
carne che possedeva a casa, ma un’idea lo fulminò: Catrina, pensò.
Catrina era una delle levatrici del
villaggio, una donna bellissima, che non si era mai sposata: diceva di meritare
molto di più che uomini bugiardi e vecchi ubriaconi. Era arrivata a Ondurar non
molti anni prima, il suo passato era oscuro e non aveva mai parlato con nessuno
dei motivi che l’avevano spinta a trasferirsi; non aveva un buon rapporto con
Altidor, anzi molto spesso litigavano volentieri: il mago aveva provato ad
avvicinarsi per conquistarla e, a dire il vero ci era anche riuscito, ma quando
lei lo trovò ubriaco con tre ragazze nella locanda di Marlok, dopo avergli
spaccato un bicchiere in testa, non volle più sapere niente di lui.
Il mago pensò: ‘Sicuramente se mi presento
da lei non la prenderà bene, ma resta la mia unica speranza.’ Dopo un momento
di esitazione decise di andare.
Camminò per un po’ in quella notte
stellata – il cielo era limpido senza una nuvola e la luna offriva un abbraccio
di tiepida luce e calore –, fino a che si presentò alla porta.
Era tardi, ma nonostante questo sapeva di
non avere scelta e quindi iniziò a bussare. In un primo momento non rispose
nessuno, fino a che una luce si accese, prima al secondo piano della casa, poi
al piano terra; Catrina si guardò bene prima di aprire, chiedendo chi fosse, e
quando sentì che a bussare alla porta era Altidor rispose: “Brutto ubriacone,
se sei venuto qua a smaltire la sbornia hai sbagliato casa. Il porcile è nella
fattoria dei Darlet.”
Altidor disse: “Vecchia bisbetica, non
sono ubriaco e soprattutto non mi sembra di essere brutto visto che più di una
volta mi hai concesso le tue labbra.”
La porta si aprì violentemente ma, veloce,
una mano già carica di violenza era pronta: il mago non fece in tempo a parlare
che uno schiaffo risuonò nel silenzio di quella sera e subito dopo la porta si
richiuse.
Il mago restò un attimo con l’espressione
che aveva prima che quel tifone si abbattesse sulla sua guancia, poi quando il
dolore raggiunse il cervello, esclamò: “Santo cielo! Questo non lo meritavo
mica!” E una timida lacrima scese sul suo viso, mentre dall’altra parte un
sorriso si stampò sulla faccia di Catrina, che intanto con la schiena si era
appoggiata alla porta.
Ma udendo la risposta del mago solo dopo
alcuni secondi, disse: “Sei tardo anche di cervello! Persino il dolore fa
fatica a farsi capire.”
Anche il mago sorrise, dicendo poi: “Su,
avanti, dolce Catrina, ho qualcosa da mostrarti. Ho bisogno del tuo aiuto.”
Dopo alcuni minuti Catrina si decise ad
aprire e disse: “Su, avanti, cosa devi mostrarmi?”
Altidor abbassò lo sguardo sul bambino che
stava tenendo in braccio; quando anche lo sguardo di Catrina si poggiò sul
bambino, un ringhio uscì dalla sua gola e un nuovo schiaffo tatuò il viso di
Altidor, il quale, senza muoversi e con una piccola lacrima che scendeva questa
volta sulla guancia opposta, disse: “Allora il tuo è un vizio!”
Catrina restò immobile dicendo: “Adesso le
sgualdrine con cui vai ti riportano i doni del tuo amore?”
Il mago la guardò. “Come al solito
fraintendi tutto, il ragazzino non è mio, anche se a dirla tutta un po’ mi
somiglia. È stato abbandonato nel bosco, fammi entrare e ti spiegherò tutto.”
Catrina lo fece entrare. Prese tra le sue
braccia il bambino, il quale fece un enorme sorriso; il suo cuore si sciolse,
ma quando alzò lo sguardo per sentire spiegazioni da Altidor, il suo viso tornò
severo. Una smorfia passò veloce sul viso del mago, che le disse: “Come puoi,
in un attimo, passare dalla dolcezza alla rabbia? Sei una donna matta.”
Catrina lo guardò rispondendo: “Se non
vuoi che ti renda meno uomo di quello che sei, non sfidare la mia pazienza. E
poi il tuo volto m’irrita.”
Il mago la guardò sorridendo, era una
donna forte che nascondeva nella sua rabbia una dolcezza infinita; i due si
sedettero e il mago abbozzò una storia dicendo che quella sera aveva deciso di
fare una passeggiata nel bosco e, durante il suo cammino, aveva udito il pianto
di un bambino. Girando un po’ alla ricerca di quel suono straziante, lo trovò
sotto una quercia.
Catrina non credeva molto a quella storia,
ma sapeva che non poteva lasciare quel bambino nelle mani di
quell’irresponsabile, così decise di aiutarlo, anche se sapeva che sarebbe
stata dura. Catrina era insospettita anche dall’età del bambino: doveva avere
già alcuni mesi, e questo faceva supporre che chiunque fosse stata la madre lo
aveva tenuto con sé per un bel po’. Il pensiero la inquietava perché questo
dimostrava che la donna era stata costretta ad abbandonarlo; ma non fece
nessuna domanda, sapeva che qualunque storia ci fosse dietro quel cucciolo di
uomo questo non aveva importanza.
Dopo che ebbe sistemato il bambino
pulendolo e facendolo mangiare, si sedette al tavolo per parlare con Altidor, e
chiese: “Volevo chiederti una cosa. Come pensi di crescerlo?”
“Con il tuo aiuto, ovviamente. Sai
benissimo che da solo non potrei” rispose il mago.
Catrina lo guardò per poi dirgli: “Starà
con me qui a casa, e tu verrai tutti i giorni a vederlo fino a che non sarà
abbastanza grande da poter venire con te. Va bene?”
Il mago diventò per un istante serio, poi
disse: “E se vivessi anch’io qui con te? Potrei alleviarti il peso del lavoro
con i miei massaggi. Cosa ne pensi?”
Un nuovo schiaffo gli si stampò sul viso;
poi una risposta fredda: “Maiale, faremo come ho detto io e mi pagherai con la
carne della caccia. E niente scherzi.”
Il mago sorrise rispondendo: “Va bene. Io
ci ho provato, ma le mie intenzioni erano serie. Comunque faremo come dici tu.”
I due, dopo essersi messi d’accordo, si
salutarono.
Catrina lo accompagnò alla porta dicendo:
“Mi raccomando, hai promesso!”
Il mago la guardò e disse: “Non
preoccuparti. Il ragazzo è anche interesse mio.”
Altidor si voltò per andarsene, quando
Catrina lo chiamò; il mago corse verso la porta dicendo: “Sapevo che ci avresti
ripensato” e si lanciò per baciarla; un ennesimo schiaffo lo colpì.
Altidor restò fermo e poi disse: “Potevi
dirmelo che mi stavo sbagliando. Non c’era bisogno di maltrattarmi così.”
Catrina sorrise rispondendo: “Hai ragione,
ma ci avevo preso gusto, e poi comunque questo è per qualsiasi cosa farai
stanotte lontano da questa casa; ho preferito portarmi avanti con il lavoro.
Comunque, prima che tu vada c’è bisogno di dare un nome a questo bambino. Non
credi?”
“Hai ragione, principessa dai modi garbati,
ma ci ho già pensato: si chiamerà Ferion.”
Catrina lo guardò incredula dicendo: “Non
pensavo che da quella boccaccia potesse uscire qualcosa di buono! Va bene,
allora sarà così!”
Il mago sorrise e prima di allontanarsi le
gridò: “Catrina, cerca di avere più fiducia nelle persone, perché possono
sorprenderti, anche se tu non lo credi possibile.” Si allontanò con il cuore
sereno e pieno di speranza, convinto che sarebbe andato tutto bene.
Allora, vi ha incuriosito questo fantasy? Sembra un estratto interessante. Per scoprirne di più, trovate il romanzo su tutti gli store di libri, facilmente reperibile.
Francesco Maneli è originario di Napoli e questo è il suo romanzo di esordio. Buona fortuna! :)