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giovedì 4 ottobre 2018

Recensione "La furia dei draghi" di Stefano Mancini

Recensione "La furia dei draghi" di Stefano Mancini

Bentrovati, viaggiatori! Oggi vi porto nelle terre di Mhur, il mondo fantastico creato da Stefano Mancini, più volte ospite di questo blog. E' appena uscito infatti "La furia dei draghi", terzo e conclusivo capitolo delle Cronache di Mhur - L'Età degli eroi, trilogia iniziata con "L'erede del mago" (articolo qua) e proseguita con "Vessilli di guerra" (articolo qua), tutti editi da Linee Infinite.

Con "La furia dei draghi", appunto, si scatenano la furia dei draghi e, soprattutto, quella dell'Uomo Rosso, mai come in questo momento deciso a tutto pur di avere l'amuleto di Iirn e usarlo per ricreare il mondo a sua immagine e somiglianza. Nonostante il suo delirio, o forse proprio per questo, l'Uomo Rosso è un personaggio interessante, un "cattivo" necessario per imbastire una trama di così ampio respiro, come quella che tiene insieme i tre volumi dell'Età degli Eroi. Finalmente abbiamo un antagonista che sa quello che vuole ed è intelligente a sufficienza da capire come ottenerlo, in barba a tutta la buona volontà degli eroi. 

E poi ci sono i draghi! Eh sì, nel volume conclusivo della trilogia i tre draghi al servizio (?) dell'Uomo Rosso li vediamo spesso, più scatenati che mai, e per gli uomini, gli elfi e i nani la situazione non si fa decisamente rosea. Per fortuna, però, che possono contare su quella strana compagnia di mercenari, avventurieri e, adesso, anche amici composta da Bronwen, Athrwys, Theroc e tutti gli altri. Le loro ricerche stanno per giungere alla fine, il viaggio si sta per concludere e tutto ciò per cui hanno lottato e sofferto... sarà davvero servito a qualcosa?

Parlare di un terzo volume di una saga è molto difficile, per non svelare molto a chi magari non ha letto neanche i primi due, però devo dire che, a differenza dei primi volumi, dove la trama si spostava molto, a livello geografico, in questo libro è molto più concentrata sui fatti che si svolgono a Qarash-Tahn. E, soprattutto, questo è un romanzo di guerra. In "L'erede del mago" ne abbiamo avvertito il sentore, in "Vessilli di guerra" abbiamo visto le prime schermaglie, ma qua, in "La furia dei draghi", assistiamo a una sequela di combattimenti, battaglie e scontri a dir poco impressionante. Da questo punto di vista, è un signor romanzo, con onde di guerra che travolgono tutti i personaggi, anche i più restii, anche il povero Gottrik, che nient'altro vorrebbe se non studiare, o Bronwen, che di combattere comincia a esserne stanco. Ma devono farlo. Per sopravvivere.


Scontri, guerre, caccia al talismano, e ovviamente intrighi, colpi di scena e tradimenti. Fino alla fine la palla continua a rimbalzare da un campo all'altro e la tensione è altissima.

Ottima come sempre la costruzione dei personaggi, sia dell'Uomo Rosso che degli avventurieri e dei vari sovrani degli uomini. Anche i personaggi secondari, nei romanzi di Stefano Mancini, trovano il loro ruolo, fanno sentire la loro voce, gridano il loro diritto all'esistenza e finiscono per farsi travolgere dalla furia dei draghi. Un romanzo corale, quindi, dove tutti i tasselli del puzzle trovano il loro posto, tutte le sottotrame aperte si chiudono per concentrarsi nell'ultima grande battaglia per il controllo del Laomedon, e forse dell'intero Mhur. 

Amanti dei fantasy avventurosi e epici, vi assicuro che l'epicità, il senso dell'onore, scontri sanguinari e sacrifici eroici non mancheranno! Buona lettura con "La furia dei draghi"! :)


sabato 16 dicembre 2017

Segnalazione "I doni della Madre Terra" di Chantal Lazzaretti

Segnalazione "I doni della Madre Terra" di Chantal Lazzaretti

C'è aria di festa, amici lettori! Quale occasione migliore che passare queste fredde giornate invernali insieme a un libro, davanti al caminetto, con tè e biscotti?! Ecco una nuova proposta: il romanzo "I doni della Madre Terra" di Chantal Lazzaretti, edito da Linee Infinite. 

Titolo: I doni della Madre Terra 
Autore: Chantal Lazzaretti 
Editore: Linee Infinite Edizioni 
Genere: fantasy/fantascientifico 
Formato: cartaceo 
Pagine: 402
Prezzo: 15€

Il romanzo è acquistabile su tutti gli store di libri e sul sito dell'editore (link diretto).

Trama: In un futuro lontano, il genere umano si trova coinvolto in un’avventura straordinaria alla riscoperta del pianeta Terra. Gli uomini arrivano da un mondo senz’anima, tecnologicamente avanzato ma ormai privo di ri­sorse, per ritornare alle origini. Vogliono ripercorrere le orme dei propri avi, riscoprendo la vita senza le barriere e i filtri imposti dall’utilizzo costante della tecnologia. Madre Natura è pronta ad acco­gliere i propri figli regalando loro gioie e sfide da affrontare.
Tutto è nuovo e molte cose sono cambiate sulla Terra. Alexy vive sulla propria pelle quest’avven­tura e, insieme ai suoi compa­gni, scopre i misteri di questo nuovo pianeta. Il mare è senza dubbio l’attrattiva più grande e i suoi segreti richiamano l’atten­zione della ragazza.
Qualcosa la segue costantemen­te nelle sue esplorazioni marine e un ragazzo dai profondi occhi blu le compare davanti miste­riosamente. Una presenza ma­gnetica, ipnotica, che porta Alexy ad innamorarsi di lui perdendo di vista la realtà.

Fantasia e certezze si alternano. Nuovi luoghi ed esseri straor­dinari si susseguono mettendo in dubbio la presenza del ra­gazzo dagli occhi blu. Molte domande tormentano Alexy. Di chi si potrà fidare? Chi dice la verità? Qual è la realtà? Chi de­ve temere?


“Due occhi azzurri come il mare mi stanno guardando impauriti. Uno sguardo fermo, fisso su di me dubbioso, stupito e terrorizzato come può essere il mio.”
“Rimango immobile in balia degli eventi fissando quell’ombra che velocemente avanza. Si avvicina furtiva rimanendo nel buio”

Biografia dell’autore: Chantal Lazzaretti (1988) vive a Reggio Emilia. Sensibile, curio­sa, decisa, mostra da sempre interessi per l’arte in tutte le sue forme. Dalla madre eredita l’amore per i viaggi e dal padre
quello per la storia. Curiosità storiche e scientifiche, viste nel più vasto quadro della condi­zione umana, sono l’humus della sua narrazione, alimenta­te da una particolare visione e lettura del mondo antico e con­temporaneo. La passione per il fantasy, la fantascienza, il thril­ler, e la loro intersezione, costi­tuisce nucleo e ragione dei suoi racconti. "I doni della Madre Terra” è il suo primo romanzo.

Per scoprire di più sul libro e sull'autrice, ecco la sua pagina Instagram!

venerdì 6 ottobre 2017

Segnalazione "Vessilli di guerra" di Stefano Mancini

Segnalazione "Vessilli di guerra" di Stefano Mancini


Amici del fantasy epico e battagliero, oggi è un grande giorno, perché è uscito "Vessilli di guerra", secondo capitolo delle Cronache degli Eroi di Stefano Mancini, acclamato autore italiano di epic fantasy. Dopo "L'erede del mago" (recensito qua sul blog), torniamo nelle terre di Mhur con Bronwen e i suoi compagni. Cosa accadrà? Soffiano forti venti di guerra su tutto il Laomedon!

Titolo: Vessilli di guerra
Autore: Stefano Mancini
Editore: Linee infinite
Genere: Fantasy
Collana Phantasia
Anno: 2017
Pagine: 476
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978-88-6247-167-1

Il romanzo è disponibile su tutti gli store di libri (Amazon).

Trama: Scoperti e arrestati subito dopo aver messo piede su Ynis-Eythryn, Bronwen e i suoi compagni si ritrovano prigionieri degli elfi, destinati a una condanna a morte o, nella migliore delle ipotesi, a una lenta e inesorabile detenzione a vita. La ricerca dell’Amuleto di Iirn giunge così a una prematura e drammatica conclusione, proprio nel momento peggiore. A oriente, infatti, Golgran Braccia d’Acciaio si appresta ad assaltare la Schiena del Drago, forte di un esercito sterminato di musogrigio e del potente regalo dell’Uomo Rosso. Riusciranno le difese dei nani a reggere, come hanno fatto fin dall’alba dei tempi? Come reagiranno i Maghi Anziani di Qarash-Tahn a questi sconvolgimenti? E perché troll e minotauri stanno marciando
in massa verso il cuore del continente? 

Dopo L’erede del mago, Stefano Mancini ci regala il secondo, atteso capitolo della saga “L’Era degli Eroi”, un nuovo romanzo intriso di avventura, colpi di scena ed eroici scontri.

Biografia dell'autore:
Stefano Mancini, laureato in giornalismo e iscritto all’Ordine dei professionisti dal 2005, è direttore editoriale della “Tracce d’Inchiostro”, agenzia di servizi editoriali rivolta ad autori esordienti e affermati. 

Da aprile 2017 è anche direttore responsabile della testata giornalistica “il Lettore
di Fantasia”. 

Ha scritto l’acclamata trilogia high-fantasy “L’Era delle Guerre”, composta dai romanzi Le paludi d’Athakah, Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei (Linee Infinite Edizioni).


Con L’erede del mago e Vessilli di guerra ha avviato la nuova saga “L’Era degli Eroi”, sempre ambientata nel mondo di Mhur. I suoi altri romanzi sono Pestilentia (Astro Edizioni, vincitore del Premio Cittadella 2017),Ostilium (DZ Edizioni) e Il labirinto degli inganni (AndreaOppureEditore).

mercoledì 31 maggio 2017

Recensione "L'erede del mago" di Stefano Mancini

Recensione "L'erede del mago" di Stefano Mancini

Torniamo a Mhur! Dopo aver lasciato il Laomedon devastato dalla Guerra dell'Orgoglio, combattuta tra elfi e nani, Stefano Mancini ci porta di nuovo nel suo leggendario continente, spostando però l'azione avanti di migliaia di anni. Molte cose sono cambiate dai tempi di Kalanath Latranduryl, l'arrogante e vanitoso sovrano che ha trascinato i ryn in una guerra assurda, conclusasi con la fine del loro predominio. Oggi il Laomedon è un continente dove vivono essenzialmente uomini e, oltre la Schiena del Drago, i musogrigio; i nani se ne stanno rintanati nelle loro montagne e gli elfi sono tornati sulla loro isola beata, tranne gli elfi oscuri (i discendenti di un certo Traditore) che vivono nel Kaerlun.

Questa la situazione di partenza per i lettori di "L'erede del mago". Una piccola precisazione: si può leggere il libro anche senza aver letto la trilogia precedente (Le paludi d'Athakah, recensito qui; Il figlio del drago, recensito qui; Il crepuscolo degli dei, recensito qui), in quanto questa è l'inizio di una nuova avventura, con personaggi completamente nuovi e fatti nuovi, ambientata quattromila anni più tardi. Per cui potete iniziare da questo volume, per scoprire i mondi di Mhur, oppure leggervi prima la trilogia precedente, a vostra scelta. Di sicuro, al termine di "L'erede del mago", avrete voglia di scoprirne di più e spererete che ottobre arrivi in fretta, data fatidica in cui uscirà il secondo volume di questa nuova trilogia, scritta da Stefano Mancini e pubblicata da Linee Infinite Edizioni.

Ma torniamo a "L'erede del mago". Chi è questo erede? Eh eh, lo scoprirete nel corso del romanzo. Per iniziare, vi basti sapere chi sono i protagonisti: quattro avventurieri diversi tra loro. C'è Ashe, una ragazzetta dalla lingua lunga, abile con le frecce e anche a sgraffignare borsellini, poi Theroc, un nano brontolone e sempre a inveire contro gli orecchi a punte; Bronwen, un uomo dalla pelle scura, serio e saggio, a cui tutti si rivolgono in cerca di consigli e approvazione, infine Athrwys, il pezzo meglio: è un elfo, introverso e chiuso, abile nel combattimento e nel percepire i pericoli. Nasconde un segretuccio di non poco conto, che scoprirete nel finale. A questa eterogenea compagnia va ad aggiungersi un quinto personaggio, ambiguo e misterioso. Personaggi vari, quindi, che campano mettendo i loro servizi a disposizione del miglior offerente. 

Ho apprezzato molto sia la varietà dei personaggi, e del loro modo di parlare, sia le interazioni tra di loro, che oscillano tra il cameratismo, il battibeccarsi continuo, fino a rasentare l'affetto e l'amicizia. Con una compagnia di personaggi così interessante, le premesse per un buon romanzo ci sono tutte. Ed ecco che l'autore decide di seguirli nel loro viaggio attraverso il Laomedon, in una serie di missioni che li porteranno da sud fino a Ramay e oltre. Non voglio svelarvi molto, ma di certo apprezzerete, oltre ai personaggi, anche le ambientazioni, le tante località che la compagnia visita nel suo girovagare. Se avete letto la trilogia "L'età delle guerre", apprezzerete ancora di più il fatto che sono tutti luoghi che in quella trilogia non avevamo visto, per cui nuovi e interessanti. Inoltre, i lettori attenti troveranno piccoli riferimenti a quei tempi, come il famoso talismano di Iirn creato da Jyrien Athrendyr. 

Infine, dopo personaggi e ambientazioni, non possono mancare gli intrighi e gli scontri, i pericoli che ogni viandante deve affrontare. Mano alle armi, gente, perché nelle terre selvagge del Laomedon incontrerete goblin e orchi, spettri e cavalieri fantasmi, e fate attenzione anche ai tagliagole, ai borseggiatori e soprattutto agli stregoni. L'uomo rosso, tra tutti, è il più pericoloso, un nemico nell'ombra che reclama sempre maggior presenza. E se tutti questi pericoli non sono abbastanza, allora oltrepassate la Schiena del Drago e vi troverete di fronte un immenso esercito di centomila musogrigio, pronti per dare l'assalto alle roccaforti dei nani. Ce la faranno i barbuti e irascibili combattenti a respingerli? E se venissero sconfitti, cosa ne sarebbe delle terre del Laomedon? Gli uomini combatteranno? E gli elfi cosa faranno? Continueranno a starsene in isolamento nella loro bella Ynis-Eythryn? Tante domande che troveranno, presumibilmente, risposta nel secondo e terzo volume di questa nuova trilogia. Dopo "L'era delle guerre", è iniziata "L'era degli eroi" e noi siamo pronti a seguire Stefano Mancini in questa nuova avventura! ;)



venerdì 10 marzo 2017

Segnalazione "L'erede del mago", di Stefano Mancini

Segnalazione "L'EREDE DEL MAGO", di Stefano Mancini


Torna Stefano Mancini sul blog "I mondi fantastici" e, soprattutto, torna la terra di Mhur, dove l'autore ha ambientato i suoi romanzi epic fantasy. Dopo l'acclamata trilogia dell'Età delle Guerre, le Cronache di Mhur proseguono con una nuova serie, che inizia con "L'erede del mago", volume uscito lo scorso autunno e di cui oggi parleremo. Pronti per tornare nel Laomedon? ;)

Titolo: L'erede del mago
Autore: Stefano Mancini
Editore: Linee Infinite Edizioni
Genere: Epic fantasy
Formato: Cartaceo
Pagine: 448
Prezzo: 15 euro
Disponibile su tutti gli store di libri (IBS)
Su Amazon potete leggere un estratto
Pagina Facebook di Stefano Mancini
Intervista a Stefano Mancini


Trama: Un cadavere e un messaggio incomprensibile. Un misterioso individuo a cui riportarlo. Creature pericolose che si muovono nell’oscurità. E su tutto, l’ombra dei Maghi Anziani di Qarash­Tahn. In che terribile azzardo si sono cacciati gli avventurieri Bronwen, Athrwys, Theroc e Ashe? È quanto dovranno scoprire se vorranno salvare la pelle dalle trame dell’enigmatico Uomo Rosso. Una fatica che però potrebbe non bastare. Perché a est i musogrigio si stanno destando dal loro secolare torpore. E un antichissimo oggetto, da tempo dimenticato, è pronto a riemergere dalle nebbie del tempo.


L'autoreStefano Mancini, laureato in giornalismo e iscritto all’Ordine dei professionisti dal 2005, lavora come redattore presso un’importante testata nazionale ed è direttore dell’agenzia “Aragorn servizi editoriali”. Ha pubblicato l’acclamata trilogia high-fantasy composta dai romanzi Le paludi d’Athakah, Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei (Linee Infinite edizioni, 2013-2015), terza classificata al prestigioso Premio Cittadella 2016, e Pestilentia (Astro edizioni, 2016).

lunedì 27 febbraio 2017

Intervista a Stefano Mancini

INTERVISTA A STEFANO MANCINI

E niente, ci sono quelle giornate in cui il blog festeggia un evento speciale, come oggi, quando ho il piacere di ospitare Stefano Mancini, acclamato autore fantasy italiano. I lettori del blog conosceranno di certo le sue opere, più volte segnalate e recensite, ma un ripasso non fa mai male. Stefano Mancini è l'autore delle Cronache di Mhur: l'Età delle Guerre, trilogia epic fantasy edita da Linee Infinite e composta da "Le paludi d'Athakah" (articolo qua), "Il figlio del drago" (articolo qua) e "Il crepuscolo degli Dei" (articolo qua). Di recente è uscito il primo volume della nuova trilogia, dal titolo "L'erede del mago". Dalla stessa penna è nato anche il bellissimo romanzo "Pestilentia", edito da Astro Edizioni (articolo qua). Bene, se avete fame di fantasy epico e sanguigno, preparatevi per una bella scorpacciata con i suoi romanzi! ;)

INTERVISTA A STEFANO MANCINI

Ciao Stefano, benvenuto sul blog “I mondi fantastici”.

Ciao Alessio e grazie per l’ospitalità!

Parlaci un po’ di te. Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni?

Intendi oltre a scrivere? Scherzi a parte, ovviamente la scrittura rappresenta uno dei miei interessi (se non “il”) principali. Ma per il resto sono una persona con passioni comuni, come leggere, fare sport, guardare film e viaggiare.

Com’è stato, e com’è tutt’oggi, il tuo approccio alla scrittura? Perché scrivi? Quali generi, o quali tipi di storie, senti più affini?

Beh, il mio approccio è stato sempre molto naturale. Ho cominciato anni fa – davvero tanti – e da allora non mi sono più fermato. Credo che il mio primo “libro” fosse stato scritto quando avevo sette o otto anni. È venuto naturale, è stata un’esigenza che, a tanti anni di distanza, non saprei nemmeno più spiegare. Credo sia stato uno stimolo interiore di quelli ai quali non puoi dire di no. Se poi mi chiedi perché scrivo, beh, la risposta credo sia molto simile: perché non posso dire di no, non posso farne a meno. Nonostante le delusioni, la fatica e l’impegno che scrivere richiede, non potrei mai rinunciarci, è qualcosa che, ancora una volta, emerge da dentro e non si può fermare.
Le storie cui mi sento più affine sono quelle in cui uno stile veloce, intrigante e accattivante si sposa alla perfezione con una trama solida. Sono un divoratore di quei libri che non riesci a mettere giù, che vuoi leggere una pagina dopo l’altra per sapere come andranno a finire. Se il libro rientra in queste caratteristiche, beh, non importa che sia un fantasy, un giallo o un rosa, è il libro che fa per me.

Quali sono, invece, le tue letture preferite? Che generi preferisci leggere? Se tu dovessi scegliere il romanzo della tua vita, qual è?

Come detto poco sopra, non ho un genere preferito, sebbene difficilmente resisto quando mi trovo davanti un bel fantasy con tutti i canoni o un bel thriller, di quelli pieni di colpi di scena. Per quel che riguarda l’altra domanda, non mettermi in difficoltà, davvero non saprei scegliere il libro della mia vita. Però ce n’è uno che mi è rimasto da sempre nel cuore, forse perché l’ho letto che ero davvero piccolo e da allora, ogni tanto, lo rileggo: “La notte dei desideri”, di Michael Ende.

Passiamo ai tuoi romanzi fantasy. Come è nata la terra di Mhur? E, soprattutto, come sei arrivato a scrivere l’intera trilogia? Quanto è stato impegnativo?

Mhur è nato un giorno (oddio, forse la gestazione è stata un po’ più lunga, a dire il vero) di tanti anni fa. Era il 2005, ero in Francia per uno stage all’Ansa, nella sede di Parigi, e quasi di punto in bianco (era un po’ che non scrivevo), ho pensato: è ora di riprendere la penna in mano. Così ho cominciato a raccogliere materiale, a pensare ai personaggi, a quale storia potevo raccontare (volevo che fosse originale, non uno scopiazzamento di qualcosa di già visto) e da lì è nato tutto.

La saga di Mhur, al momento, si compone di una trilogia già edita (“Le paludi d’Athakah”, “Il figlio del drago”, Il crepuscolo degli dei”), del primo volume edito di una nuova trilogia (“L’erede del mago”) e di uno spin-off già scritto, ma che se tutto va bene non andrà in pubblicazione prima di qualche anno.
A differenza di quello che si potrebbe pensare, scrivere tutti questi libri ambientati sullo stesso mondo non è stato affatto difficile, né impegnativo. Non voglio sembrare che mi vanti, tutt’altro, ma sono venuti anche loro in maniera abbastanza naturale. C’erano queste storie e volevo raccontarle. E quando hai questa fortuna, non è affatto difficile, devi solo mettere su carta (o su pc), quello che ti passa per la testa.

C’è un personaggio, tra tutti i tuoi libri, a cui ti senti legato? Perché?

Sapevo che sarebbe arrivata questa domanda… È un po’ come chiedere a un padre di scegliere uno dei suoi figli, quindi mi metti in difficoltà. Non voglio fare torti, in un modo o in un altro li ho amati (e li amo) tutti allo stesso modo. Però, se dovessi sceglierne uno, direi Athrwys, uno dei protagonisti della nuova saga.

Parliamo invece di “Pestilentia”, romanzo autoconclusivo, slegato dal ciclo della terra di Mhur. Com’è nato? Cosa volevi raccontare stavolta?

Pestilentia” direi che è l’antitesi del “ciclo di Mhur”. È un romanzo cupo, dark, gelido e crudele. Non c’è spazio per la speranza e nemmeno per la gioia. È nato anche lui in maniera molto naturale. Dopo aver scritto tanti volumi ambientati su una terra di fantasia, popolata da creature fantastiche, con eventi e azioni “epiche”, volevo raccontare qualcosa di più basso, di più “vile”. "Pestilentia" è nato così, dalla mia voglia di raccontare un fantasy diverso; volevo spezzare con tutto il resto, raccontare una storia che non si fosse mai vista, in un mondo inventato ma con solide basi realistiche. Non ci sono creature fantastiche, ma solo uomini e donne comuni, seppur gettati dalla mia penna in un mondo cupo e devastato da un orribile morbo. Per scriverlo mi sono ampiamente documentato sulla Peste Nera del 1300 e non è stato molto piacevole…

L’ultimo uscito, in ordine cronologico, è “L’erede del mago”. È un romanzo autonomo? Come si collega alla trilogia dell’Età delle Guerre?

È, come accennavo, il primo volume di una nuova saga. Il mondo è sempre quello di Mhur, ma la vicenda si colloca parecchi secoli dopo la trilogia precedente. Se quella mi serviva a introdurre un mondo, a raccontare un’Età dell’Oro, questo mi ha invece permesso di raccontare il dopo. Che cosa succede quando la “favola” finisce. È quindi un po’ più crudo e realistico, meno epico, ma altrettanto – spero – avvincente.

Due parole sulla promozione. Come può fare un autore emergente a farsi notare, soprattutto se scrive fantasy?

Bella domanda… In due parole posso dire che oggi ci sono tanti strumenti e se si impara a utilizzarli, i risultati possono essere molto soddisfacenti. Quando ho cominciato a scrivere io, a metà degli anni Novanta, non esisteva internet e non c’erano i social network. Farsi conoscere era molto più difficile. Oggi ritengo che computer, web e canali informatici siano utilissimi, se non indispensabili per farsi conoscere.

Infine, i tuoi progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

Beh, come detto tra qualche mese uscirà il secondo volume della nuova trilogia, di cui però non posso rivelare ancora il titolo (sennò il mio editore mi uccide). Ad aprile, però, ci sarà una nuova sorpresa per i miei fan: un nuovo fantasy autoconclusivo che sarà pubblicato con la Dark Zone, una casa editrice nata da poco, ma molto agguerrita e interessante, una nuova sfida nella quale mi getto molto volentieri.

Grazie per essere stato ospite del blog “I mondi fantastici”.

Grazie a te, Alessio, per lo spazio, è stato un piacere chiacchierare con te.


martedì 17 gennaio 2017

Recensione "Le paludi d'Athakah" di Stefano Mancini

Recensione "LE PALUDI D'ATHAKAH" di Stefano Mancini


Torna Stefano Mancini sul blog "i mondi fantastici", una garanzia per quanto riguarda l'epic fantasy italiano. Il libro di cui vi parlo oggi è "Le paludi d'Athakah", che in realtà è il primo volume delle Cronache di Mhur, ma può anche essere letto dopo i due libri successivi ("Il figlio del drago" e "Il crepuscolo degli Dei"), in quanto ambientato molto prima, praticamente un grande prologo alla guerra tra elfi e nani narrata nei due volumi seguenti. Con uno stile di scrittura ben curato e raffinato, l'autore ci porta di nuovo nelle terre di Mhur, a chiudere il cerchio di un viaggio iniziato durante i Giochi Funesti svoltisi a Iirn e che hanno segnato per sempre i rapporti tra elfi e nani. Cosa è successo prima? Lo scopriamo in questo bel romanzo che copre ben 500 (forse anche di più) anni, dalla Campagna d'Athakah, lanciata da Aurelien il Grande, fino appunto ad arrivare ai giochi per il cinquecentenario della città di Iirn.

Ricordo l'ordine delle Cronache di Mhur - L'età delle guerre: 
- Le paludi d'Athakah
- Il figlio del drago (recensito qua) (si può leggere anche senza aver letto il precedente)
- Il crepuscolo degli Dei (recensito qua) (la lettura di "Il figlio del drago" è necessaria per comprendere situazioni e personaggi).

Il romanzo inizia con Aurelien, re di tutti i ryn, che sta guidando una spedizione militare nell'Athakah, il continente più orientale di Mhur, allo stato attuale una grande palude infestata da qualche tribù di uomini e soprattutto dagli orchi. Guidati da Kurush Lamadisangue, i musogrigio hanno opposto un'incredibile resistenza agli eserciti di elfi e nani, procrastinando per un secolo il conflitto, che giunge adesso a un punto di svolta, quando Aurelien affronta il capo degli orchi in un duello destinato a essere cantato per secoli. Da lì, il romanzo prosegue mostrando il culmine dell'Età dell'Oro degli elfi, e dei nani loro alleati, che si manifesta con l'edificazione della grande città di Iirn, proprio nell'Athakah, faro di speranza e porto a cui elfi, nani e persino uomini possono approdare, un simbolo di pace e prosperità. Ma, come tutte le cose belle, anche i tempi favorevoli giungono alla fine e progressivamente nuove ombre salgono a oscurare lo splendore di Aurelien e del mondo da lui creato. Il romanzo apre la trilogia delle Guerre di Mhur, al termine delle quali (alla fine di "Il crepuscolo degli Dei") i rapporti tra le razze e gli equilibri del mondo non saranno più gli stessi.
“Pur a tanti decenni di distanza, Aurelien ricordava le vele bianchesullo sfondo assolato delle spiagge di YnisEythryn, così comericordava le voci delle migliaia di guerrieri al suo comando.Quell’immagine l’aveva colpito a tal punto, che rammentavadi essersi concesso un lusso altrimenti negato ai re: aveva pianto.Poche aspre lacrime gli avevano rigato il volto, mentre le orecchie sibeavano al suono delle onde infrante dalla prua della nave.Perfino adesso, se faceva attenzione, riusciva a riesumare dalla massainforme dei suoi ricordi l’odore dell’acqua salmastra diquel giorno e del legno ancora fresco del ponte della sua nave.”

Oltre allo stile di Stefano Mancini, che ormai è una garanzia, per il modo ben curato con cui presenta le sue storie, ho apprezzato due cose del romanzo: prima di tutto la struttura, l'essere un volume corposo che, come le antiche cronache, non narra un solo episodio, bensì un'epoca intera, abbracciandola nel suo complesso. Per cui ecco che troviamo tanti personaggi, luoghi e situazioni diverse: la campagna d'Athakah, i generali degli elfi, i re dei nani, i loro figli e nipoti, gli studi e le ricerche di Jyrien, la fine delle guerre, la nascita dei tre principi Lathlanduryl, Methke il mezzuomo e molte altre trame che si uniscono a formare un unico fiume, quello che bagna l'Età dell'Oro, fino alla sua foce. L'autore ci dimostra che per raccontare una bella storia fantasy non serve necessariamente un "bad guy" (che, il più delle volte, come Sauron o tanti altri, è semplicemente un Signore Oscuro) ma si può raccontarla in molti modi, seguendo le gesta e soprattutto lo sviluppo di un'intera società. Gli elfi, in questo caso, e i nani, in seconda battuta. E poi, se vogliamo, il vero nemico di queste razze sono loro stessi, il senso di vuoto che subentra nella maggior parte di loro una volta che le guerre sono finite, il culmine della potenza raggiunto da elfi e nani e che li porterà a capire che il mondo, come l'hanno conosciuto, è troppo piccolo per entrambi.

La seconda cosa che ho apprezzato è probabilmente imputabile a una mescolanza di fattori. Conoscevo già quel che sarebbe accaduto dopo i Giochi Funesti, ma ero curioso di scoprire come si era arrivati a questo punto, cosa c'era prima, e il libro mi ha soddisfatto; tanto ero preso dalla trama e dal ritrovarmi partecipe ai pensieri di Aurelien che a un certo punto mi ero quasi dimenticato che sapevo già come sarebbe finita. Inoltre ho apprezzato la presenza di sottotrame inaspettate, come Methke e la creazione dell'amuleto di Jyrien, che hanno decisamente aggiunto la sorpresa alla piacevolezza della lettura. Certo, arrivati alla fine, resta un po' di amaro in bocca, non per il libro, certamente, ma per come vanno a concludersi le cose: l'orgoglio di Kalanath, il suo infantilismo (quanti calci nel culo gli avrei dato!) e il suo continuo rapportarsi al padre, il suo volergli essere superiore, decretano in qualche modo il destino di tutte le terre di Mhur. Forse era così che doveva andare, forse tutti gli imperi sono destinati a ergersi fino a sfiorare il sole e poi a crollare. Chissà. Meditiamo! :)








mercoledì 21 dicembre 2016

Recensione "Il crepuscolo degli Dei" di Stefano Mancini

Recensione "Il crepuscolo degli Dei" di Stefano Mancini

Stefano Mancini torna sul blog "I mondi fantastici", con il romanzo "Il crepuscolo degli Dei", che chiude la prima trilogia ambientata nelle terre di Mhur: l'età delle guerre. Sottolineo che il romanzo è il seguito diretto di "Il figlio del drago", la cui lettura è praticamente obbligata per meglio comprendere situazioni e personaggi. Come già scritto nell'articolo su "Il figlio del drago", la lettura del primo volume della trilogia, invece, "Le paludi d'Athakah", non è prettamente obbligatorio, narrando fatti avvenuti molto tempo prima. Può essere interessante, per gli appassionati, leggerlo magari alla fine, come ulteriore viaggio nell'epopea degli eroi di Mhur. Un po' come leggere il Silmarillion per gli appassionati di Tolkien.

Se "Il figlio del drago" mi era piaciuto, "Il crepuscolo degli Dei" l'ho divorato, tanto che mi sento in colpa per avergli dedicato così poco tempo (due giorni!). Ma chissà, magari il prossimo anno ci scappa una rilettura! Onestamente, leggere Stefano Mancini è una garanzia, so già che il libro mi piacerà, è una certezza. Nel caos della vita che ogni giorno ci aggredisce, è bello sapere di avere un'isola felice dove poter approdare, i libri servono anche a questo, a rilassarti, a divertirti, a farti volare verso mondi fantastici, e in questo il nostro Tolkien italiano riesce benissimo. Sa come appassionare il lettore, tenendolo incollato alla pagina. Sa convincere con la vividezza dei suoi personaggi e la complessità degli ambienti e delle situazioni mostrate.

"Il crepuscolo degli Dei" prosegue il conflitto epocale scoppiato tra elfi e nani, che adesso raggiunge proporzioni apocalittiche. I confini sono stati tracciati, gli antichi legami non esistono più. Se prima c'era, anche se minima, una speranza, una possibilità che i rancori venissero attenuati, che la pace o la diplomazia potessero far rinsavire Kalanath o i nani, qua... niente. La speranza muore, assieme a migliaia di nani, elfi e uomini, non soltanto soldati ma anche gente comune, in quanto la guerra, in questo romanzo, diventa totale. Con il coinvolgimento degli uomini, iniziano e si moltiplicano gli attacchi anche ai danni della popolazione civile, che viveva in città o villaggi lontani dai fronti di guerra. Una guerra davvero totale (come il titolo di uno dei capitoli).
In molti tra la sua gente avevano ormai dimenticato i giorni in cui elfi e nani erano stati alleati, in cui scambiarsi doni era solo una delle forme di cortesia reciproca. Ma non lui. Lui continuava a vedere il solco immaginario fra le loro genti farsi più profondo e più ampio a ogni affondo. Quella guerra aveva cambiato e stava cambiando il corso della Storia. E se qualcuno avesse provato a dirgli che lo stava facendo in meglio, gli avrebbe risposto che nessun meglio valeva tutte quelle morti. 

Ovviamente non vi svelerò come finisce la guerra, né il destino dei vari personaggi, che comunque ho trovato particolarmente vivi, quasi in grado di uscire dal libro, ascia o spada in mano. Ho apprezzato Aethalas, per la sua intraprendenza, il suo voler lottare sempre e comunque, nonostante le difficoltà, un po' come Pegasus nei Cavalieri dello Zodiaco (anche se non approvo il suo voler difendere sempre Kalanath fino alla fine); idem Aethorn, anche se ho notato ha avuto un po' meno spazio rispetto al precedente volume. E comunque il drago che si solleva maestoso e incendia è sempre uno spettacolo. Kalanath... beh, si potrebbero dire tante cose su di lui, alla fine è lui stesso ad ammetterlo nella seconda metà del libro: è un ragazzetto a cui è stata messa una corona in testa. Non ha né il carisma del padre, né la sua abilità "politica", tutto ciò che sa fare è proclami pomposi a cui però non riescono a seguire gesti di forza. Un re con una corona formale in testa, ma senza più un regno. 

Il personaggio che ho apprezzato di più, tirando le fila dei due libri, credo sia stato Drogo, nonostante di solito non abbia simpatia per i nani. Ma ho apprezzato come è evoluto il suo carattere, passando dall'essere guerrafondaio (all'inizio, ricordate, era lui, piuttosto che Thorsen, a voler scendere in guerra!) a rendersi conto dello sfacelo causato al suo regno e al suo popolo da quella guerra assurda, una maturità conquistata dopo anni di distruzione e morti, tra cui la morte del suo amico re. Forse persino lui si è accorto di quanto gli mancasse Thorsen al suo fianco soltanto dopo la sua scomparsa.


…Forse la Storia dirà così. O forse dirà che è esistito un tempo in cui eroi leggendari si batterono per le sorti del mondo. Un tempo in cui i draghi tornarono a solcare i cieli e in cui elfi e nani diedero prova del loro coraggio e del loro valore. Forse un giorno la Storia dirà che è esistito un tempo in cui gli dei stessi erano all’apice della loro potenza. E come tali si scontrarono…"

Il pregio più grande del libro, oltre ad avere una trama ampia e coinvolgente (che l'autore sa tenere unita, alternando capitoli su diversi fronti di guerra), è quello di bilanciare le ragioni (o l'assenza di ragioni) del conflitto stesso, senza favorire elfi o nani, bensì mantenendosi in equilibrio. E' un libro che segna la fine di un'epoca, il tramonto dell'epopea dorata di elfi e nani e l'inizio di un mondo nuovo. Come sempre, libri come questo offrono tanti spunti: sono fantasy sì, ma parlano di popoli in guerra, amici che diventano nemici, odi e rancore. Non sono forse sentimenti e situazioni che scaldano l'animo delle genti del mondo, ogni giorno? A ognuno la sua risposta. Presto leggerò anche "Le paludi d'Athakah" e, soprattutto (non vedo l'oraaa!), "L'erede del mago". 

Buon Natale a tutti i lettori di "I mondi fantastici!".





mercoledì 16 novembre 2016

Recensione "Il figlio del drago" di Stefano Mancini

Recensione "IL FIGLIO DEL DRAGO" di Stefano Mancini

E niente. Ci sono quei libri di cui hai tanto sentito parlare, di cui hai letto recensioni e commenti, che hai evitato di comprare su internet perché volevi comprarli di persona, perché sapevi che l'autore sarebbe stato a Lucca Comics e volevi salutarlo e comprarli autografati. Perché, a pelle, sentivi che quel libro ti sarebbe piaciuto. Alla fine ho aspettato un anno per leggerlo, perché non avevo tempo, altri libri si sono accumulati, e il blog da sistemare, articoli da scrivere, i miei racconti e romanzi da portare avanti e, ahimé, una progressiva perdita di simpatia, a livello personale, verso il genere epic fantasy. Poi, finalmente, la lettura di "Il figlio del drago" è iniziata. E meno male! ;)


"Nessuno, nemmeno gli dei, dall'alto della loro consapevolezza possono prevedere il futuro. Per farlo bisognerebbe influenzare il libero arbitrio delle persone. Ma nessuno ne è in grado. E poiché ogni persona è libera di agire come vuole esistono così tante variabili possibili che nessuno può indovinare quella che alla fine si realizzerà."
A titolo informativo, "Il figlio del drago" (come indicato in questo articolo) è il secondo libro della trilogia epic fantasy di Stefano Mancini, cronologicamente successivo a "Le paludi d'Athakah" e seguito da "Il crepuscolo degli Dei". Sono tutti editi da Linee Infinite. Devo dire, però, che io non ho ancora letto "Le paludi d'Athakah" ma, come mi aveva consigliato l'autore, sono partito direttamente da questo volume e non ho avuto alcun problema, la lettura è stata scorrevole e agevole e i fatti del libro precedente (ambientato molti anni prima, secoli persino) sono stati citati qua e là. Diciamo che, per quanto si tratti di una saga, sia il primo che il secondo volume sono fruibili anche da soli. Per la lettura del terzo, invece, è necessario quantomeno aver letto il secondo.

Di cosa parla "Il figlio del drago"? Racconta la (prima) grande guerra combattuta tra elfi e nani, due razze che vivono nel Laomedon e che hanno raggiunto il massimo della prosperità, l'apice dei propri imperi. Sconfitti i musogrigio e le ambizioni degli uomini, sia elfi che nani hanno potuto prosperare in pace, finché, in occasione di alcuni giochi sportivi organizzati nella città di Iirn, uno screzio tra le due razze ha rovinato la bella atmosfera. Entrambi guidati da sovrani orgogliosi, si sono rifugiati nei loro regni, pretendendo scuse e rispetto da parte dell'altro popolo, senza sforzarsi nel concederlo, finché, a parte poche coraggiose voci di pace, i sovrani e la loro cerchia ristretta non sono giunti a invocare addirittura la guerra. E la guerra è arrivata. Non una guerra lampo, come si sarebbe aspettato Kalanath Lathlanduryl, il re degli elfi, bensì una lunga e logorante guerra.
"Nell'istante in cui prendiamo una decisione, abbiamo già cominciato a cambiare il nostro destino".
I protagonisti di questa guerra, e del romanzo, sono gli elfi della famiglia regnante: Kalanath, il sovrano (che mi ha quasi fatto rimpiangere Joffrey Baratheon da tanto che è "simpatico") altezzoso e guerrafondaio, ha disperatamente voluto questa guerra per affermare la superiorità dei ryn (elfi) sui nani e, per estensione, sull'intero Laomedon; il fratello Aethorn, ben più posato e intelligente, che va a cercare i draghi e trova un amico e un compagno di battaglie nel drago Xakaagontalyr (è lui il figlio del drago, del titolo); e poi Aethalas, figlio del governatore di Iirn, un animo buono, colpevole di aver voluto proteggere il suo re da se stesso e, per questo, superbamente punito da Kalanath e costretto a fuggire. Sempre tra gli elfi, ricoprono un ruolo importante Jyrien, il vecchio saggio, uno dei pochi che ha cercato di opporsi alla guerra per rispetto alle vecchie amicizia; lo studioso Odhemis, e il governatore Erendil, padre di Aethalas. Tra i nani spiccano le figure di Thorsen e Drogo, i due sovrani (sì, è una diarchia, un elemento decisamente originale) del popolo nanico, dei loro figli e di Thord Ascialunga, l'amico di Jyrien. 

Il romanzo ha un campo d'azione molto largo, visto che la storia spazia dalle montagne di Thorgni alla città di Iirn, nell'Athakah, fino alla terra dei draghi, alla città portuale di Lys e ad altre località del Laomedon. Bellissima la mappa, a inizio libro, che offre una bella visuale del continente. Se da un lato, questo, strizza l'occhio alla tradizione più classica del fantasy epico (chi ha detto Tolkien?), dall'altro l'autore dimostra di sapersene allontanare (Tolkien, ad esempio, non era certo un grande amante delle battaglie, e infatti ne ha descritte nel dettaglio ben poco), non soltanto regalandoci un violentissimo conflitto tra nani e elfi (degno dei peggiori momenti della Prima Era, narrati nel Silmarillion!), con personaggi concreti e interessanti, ma aggiungendo anche piccoli elementi originali, come la presenza di draghi (adoro i draghi! Ne voglio di più), una terminologia inedita (ryn, per indicare gli elfi; i musogrigio, per gli orchi), una propria cosmogonia e mitologia (sia elfi che nani hanno i loro Dei) e un'aura di mistero su alcuni fatti. La morte di Re Aurelien, padre di Kalanath, ad esempio. Che qualcuno l'abbia assassinato?

Lo stile è scorrevole, la lettura piacevole, siamo nettamente sopra la media degli scrittori emergenti italiano di fantastico, non solo come creatività, ma anche come capacità di creare un mondo complesso ma coerente, solido e veritiero per chi legge, oltre che un'ottima padronanza dell'italiano. Sottolineo che il romanzo ha un finale apertissimo, infatti la guerra giungerà a conclusione soltanto nel libro successivo "Il crepuscolo degli Dei", che non vedo l'ora di iniziare. Per cui, se amate le belle storie fantasy di battaglie e avventure, volete leggere di elfi e nani che se le danno di santa ragione, farvi trascinare dai loro complotti, "Il figlio del drago" è il libro che fa per voi. Alla prossima!

"La grandezza dei sogni è che non hanno confini".