mercoledì 9 marzo 2016

Primavera di libri - Valentina Capaldi



PRIMAVERA DI LIBRI - VALENTINA CAPALDI

Dopo la piccola pausa di ieri, dedicata a Nonna Dora e a tutte le donne che, come lei, continuano a combattere, oggi riprendono le interviste regolari del Calibrario della Primavera che ha il piacere di ospitare Valentina Capaldi, giovane scrittrice già segnalata su questo blog. Il suo ultimo romanzo, "Dopo cinquecento anni", edito da Watson Edizioni, mescola infatti storia, mitologia e tanta fantasia per regalare al lettore un'avventura attraverso il tempo, e lo spazio. Scopriamo qualcosa di più su l'autrice in questa intervista esclusiva! :)

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INTERVISTA A VALENTINA CAPALDI

Ciao Valentina,
parlaci un po’ di te. Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni?

Ciao e grazie per questo spazio.
Amo dedicarmi a tutto ciò che fa cultura; non solo letteratura, ma anche arte e musica.
In primis, leggo tantissimo e scrivo.
Negli ultimi anni mi sono orientata verso la promozione degli scrittori emergenti italiani, perciò diciamo che un buon 60/70% dei libri che leggo appartengono a questa categoria. Gestisco un blog dove cerco di dare visibilità a quello che io ritengo meritevole, e ce n’è di roba buona, nonostante i pregiudizi che circolano sui romanzi italiani, soprattutto fantasy.
Poi nel tempo libero (sempre meno) suono il sassofono e, siccome non so tenere ferme le mani, pasticcio con l’argilla e le paste polimeriche. 


Com’è stato, e com’è tutt’oggi, il tuo approccio alla scrittura? Perché scrivi? Per piacere, per passione, per lavoro? Verso quali generi, o quali tipi di storie, sei orientata?

Io scrivo perché ho delle storie da raccontare, in primo luogo a me stessa. Per me vale la regola “scrivi il libro che vorresti leggere”. Perciò il genere di storie che scrivo sono quelle che piacciono a me, quelle che ho bisogno di vedere stampate su carta.
La scrittura è, quindi, una passione e una necessità. A volte, però, scrivo anche per lavoro (in ambito giuridico prima di tutto, e poi sono da poco partita con l’attività di editor).
Sono generalmente orientata verso il genere fantasy, o almeno lo sono stata fino a ora.
Il motivo, semplicissimo, è che non mi sono mai sentita abbastanza esperta per scrivere della realtà e il fantasy mi dà più libertà di movimento (anche se non invento tutto di sana pianta. Per il fantasy ci vuole una mole non indifferente di documentazione).
Il mese scorso però ho cominciato a scrivere un romanzo più realistico. Vedremo se sarà una mosca bianca. 

Cosa ne pensi della distinzione di “generi”. Sei un tipo piuttosto settoriale al riguardo o ti piace sperimentare, spaziare anche da un genere all’altro, lasciando la penna libera di scrivere ciò che vuole?


Conosco e studio le differenze di genere della letteratura fantastica perché mi serve per il mio lavoro di editor, ma nella scrittura non sono affatto settoriale, infatti di solito ho difficoltà a definire il genere dei miei romanzi che, bene o male, sono tutti dei crossover. Prendi “Dopo cinquecento anni”. È un fantasy storico nella prima metà e un non-so-cosa nella seconda.
A volte sento persone dire che il fantasy deve essere canonico, perché il lettore si aspetta di trovarci dentro determinate cose, ma non sono d’accordo. Per me l’intersezione dei generi è molto più interessante, perché permette all’autore di esprimersi in maniera più approfondita e al lettore di trovare spunti e idee più originali.

Come è nato il tuo ultimo romanzo, “Dopo cinquecento anni”? Cosa volevi raccontare?

Dopo cinquecento anni” è nato da un’idea che mi è venuta un giorno, una delle questioni “cosa succederebbe se” che costruiscono la letteratura. Cosa succederebbe se una bambina venisse cresciuta da un demone? All’inizio era un racconto costituito solo dalla seconda parte del romanzo (molto più breve, per altro), ma poi l’idea di questi personaggi che se ne vanno a spasso nella storia mi è piaciuta talmente tanto che ho voluto approfondire.
Trovavo interessante, poi, che il protagonista fosse un cattivo, un anti-eroe. Non è che volessi raccontare qualcosa di particolare (non metto mai una morale nei romanzi) ma la storia era buona e meritava di venire scritta.

Una particolarità di “Dopo cinquecento anni” è che il romanzo spazia sia nel tempo ma anche proprio nello spazio. È stato divertente scrivere capitoli ambientati in epoche e luoghi diversi? Hai svolto delle ricerche (se sì, di che tipo, come ti sei mossa?) per documentarti al riguardo?

Ho svolto tantissime ricerche! Dato che il romanzo parte nel 1508 ho dovuto capire innanzitutto come fosse l’Europa rinascimentale, e qui ho attinto dalle mie conoscenze, dai libri di storia e da Internet. Non sono stata molto precisa nella collocazione spaziale (le città in cui i personaggi si trovano non vengono mai nominate) per evitare ricerche troppo approfondite, ma ho tentato comunque di rendere l’ambientazione credibile.
La cosa è stata un po’ diversa per la parte che si svolge in America Latina, tra i Mexicas (gli Atzechi). Ho seguito pedissequamente un libro scritto da uno storico del 1800, il signor William Prescott, che fece una ricostruzione incredibile della società dei Mexicas e del viaggio di Cortés. È merito suo se sono riuscita a inserire tanti dettagli. 


Una curiosità: come scegli i nomi per i tuoi personaggi? Puro gusto personale? Hanno qualche significato? Ti ispiri a qualche fonte?

Tre parole: fantasy name generator. Si tratta di generatori che si trovano in Internet, comodissimi. Tanto i nomi di solito non devono avere un significato particolare, solo il suono adeguato all’ambientazione. Questo perché quando un bambino nasce non riceve già dai suoi genitori un nome che si sposi con quello che diventerà in futuro; il signor Thorin Scudodiquercia non è nato Scudodiquercia, lo è diventato in seguito. Però è importante la coerenza con l’ambientazione. Tighe, per esempio, mi pare fosse un nome celtico, mentre per gli indios dell’America Latina ho ricercato nomi utilizzati in quelle zone.

Generi e attualità: spesso, una certa critica miope (tutta italiana) accusa la letteratura di genere di essere puro edonismo, eppure è possibile servirsene per affrontare temi attuali e scottanti (qualche esempio? La prostituzione, la violenza sulle donne, gli abusi sui minori, il tema del diverso e quant’altro). Cosa ne pensi al riguardo?

A volte sì, è edonistica, ma va bene anche così. Però non è sempre vero, anzi, nella maggior parte dei casi non lo è. La fantascienza non è mai stata puro edonismo, tanto per dire. Senza andare a scomodare Asimov e Dick, penso a un romanzo che ho letto ultimamente, “The windup girl” di Paolo Bacigalupi, che tratta il tema etico della biogenetica. Per quanto riguarda il fantasy, ci sono fior fiore di studi sul senso nascosto ne “Il signore degli anelli”, e lo stesso Tolkien non lo ha scritto certo in due giorni solo per soddisfare il suo ego. 

Anche se vado un po’ off topic, vorrei dire che quello che le persone non capiscono (a volte non lo capiscono neanche gli scrittori, creando così un danno d’immagine anche a quelli che invece lo sanno) è che la letteratura di genere, soprattutto il fantasy, non viene scritto e non deve essere scritto giusto perché è più facile (m’invento quello che voglio). Al di là dei temi che si possono trattare (e io credo che già approfondire un tipo di relazione tra personaggi possa rendere un romanzo interessante) bisogna tener conto della sospensione dell’incredulità. Coerenza, ambientazione, verosimiglianza. 

Per tornare alla domanda, leggendola mi viene in mente che anche io ho scritto, per esempio, sul tema del diverso nella trilogia incompiuta (perché manca ancora il capitolo 3) di “Elfo per metà”, che trattava il dramma (se così vogliamo metterla) di un mezzo elfo che non era ben accetto né dagli elfi né dagli umani. E ho trattato il tema della collaborazione tra popoli ne “Il segreto dell’ambasciatore” (questo lo dico per puro marketing. Siccome è il mio romanzo più bello, se volete lo trovate su Amazon). Sai, il punto è che a volte il tema “etico” o “sociale” è anche un buono spunto attorno al quale costruire una storia che non sia solo la banale lotta tra bene e male.

In Italia ci sono più scrittori che lettori, e non è un modo di dire ma realtà. Lasciando da parte i problemi, cosa consiglieresti per uscire da questa situazione critica? Un’idea, una ricetta primaverile per incentivare la lettura, quale potrebbe essere secondo te?

L’altro giorno ho letto non so dove la proposta di allegare ai libri un preservativo per incrementare le vendite. Ora, a parte che non capisco la relazione tra le due cose (i libri sono afrodisiaci?) mi pare una gran sciocchezza inventare espedienti per incentivare la lettura, come per esempio i “libri distillati”.
Una persona ama leggere oppure no, non c’è via di mezzo. Bisognerebbe fare molto più lavoro sui bambini, a casa e nelle scuole, ma se uno non ha la passione non gliela si può inculcare.
A me non verrà mai la passione per il polo, per esempio, ma c’è gente che ne va matta.
Il problema serio sono quelli che scrivono senza leggere (e sono tanti, credimi). Scrivere senza leggere è impossibile. Un editor appena uscito dall’università si accorge subito di uno scrittore che non legge, perché fa errori che altrimenti sarebbero impensabili.
Di solito questi “scrittori” vanno a finire nel mare magnum dell’autopubblicazione o dell’editoria a pagamento, intasando il mercato di schifezze che sarebbero evitabili semplicemente con un po’ di passione e di studio. Loro sono quelli che scrivono per puro edonismo, non chi fa letteratura di genere. 

Una domanda finale a bruciapelo: qual è il tuo libro? Il libro che senti tuo, che ti descrive meglio e che vorresti consigliare ai lettori?

Non lo so, questa domanda è difficile! Ce ne sono veramente tanti che sento miei a seconda dei diversi periodi della vita, quindi se volevi una risposta concisa non posso dartela.
Posso dirti qual è il libro che mi è piaciuto di più l’anno scorso: “Il vangelo secondo Biff” di Christopher Moore. Non ho mai riso e pianto tanto in una volta sola.

Grazie per essere stata ospite del blog “I mondi fantastici”.

 Se volete scoprire qualcosa di più su Valentina Capaldi e i suoi lavori, vi rimando al sito della scrittrice.

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