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martedì 17 gennaio 2017

Recensione "Le paludi d'Athakah" di Stefano Mancini

Recensione "LE PALUDI D'ATHAKAH" di Stefano Mancini


Torna Stefano Mancini sul blog "i mondi fantastici", una garanzia per quanto riguarda l'epic fantasy italiano. Il libro di cui vi parlo oggi è "Le paludi d'Athakah", che in realtà è il primo volume delle Cronache di Mhur, ma può anche essere letto dopo i due libri successivi ("Il figlio del drago" e "Il crepuscolo degli Dei"), in quanto ambientato molto prima, praticamente un grande prologo alla guerra tra elfi e nani narrata nei due volumi seguenti. Con uno stile di scrittura ben curato e raffinato, l'autore ci porta di nuovo nelle terre di Mhur, a chiudere il cerchio di un viaggio iniziato durante i Giochi Funesti svoltisi a Iirn e che hanno segnato per sempre i rapporti tra elfi e nani. Cosa è successo prima? Lo scopriamo in questo bel romanzo che copre ben 500 (forse anche di più) anni, dalla Campagna d'Athakah, lanciata da Aurelien il Grande, fino appunto ad arrivare ai giochi per il cinquecentenario della città di Iirn.

Ricordo l'ordine delle Cronache di Mhur - L'età delle guerre: 
- Le paludi d'Athakah
- Il figlio del drago (recensito qua) (si può leggere anche senza aver letto il precedente)
- Il crepuscolo degli Dei (recensito qua) (la lettura di "Il figlio del drago" è necessaria per comprendere situazioni e personaggi).

Il romanzo inizia con Aurelien, re di tutti i ryn, che sta guidando una spedizione militare nell'Athakah, il continente più orientale di Mhur, allo stato attuale una grande palude infestata da qualche tribù di uomini e soprattutto dagli orchi. Guidati da Kurush Lamadisangue, i musogrigio hanno opposto un'incredibile resistenza agli eserciti di elfi e nani, procrastinando per un secolo il conflitto, che giunge adesso a un punto di svolta, quando Aurelien affronta il capo degli orchi in un duello destinato a essere cantato per secoli. Da lì, il romanzo prosegue mostrando il culmine dell'Età dell'Oro degli elfi, e dei nani loro alleati, che si manifesta con l'edificazione della grande città di Iirn, proprio nell'Athakah, faro di speranza e porto a cui elfi, nani e persino uomini possono approdare, un simbolo di pace e prosperità. Ma, come tutte le cose belle, anche i tempi favorevoli giungono alla fine e progressivamente nuove ombre salgono a oscurare lo splendore di Aurelien e del mondo da lui creato. Il romanzo apre la trilogia delle Guerre di Mhur, al termine delle quali (alla fine di "Il crepuscolo degli Dei") i rapporti tra le razze e gli equilibri del mondo non saranno più gli stessi.
“Pur a tanti decenni di distanza, Aurelien ricordava le vele bianchesullo sfondo assolato delle spiagge di YnisEythryn, così comericordava le voci delle migliaia di guerrieri al suo comando.Quell’immagine l’aveva colpito a tal punto, che rammentavadi essersi concesso un lusso altrimenti negato ai re: aveva pianto.Poche aspre lacrime gli avevano rigato il volto, mentre le orecchie sibeavano al suono delle onde infrante dalla prua della nave.Perfino adesso, se faceva attenzione, riusciva a riesumare dalla massainforme dei suoi ricordi l’odore dell’acqua salmastra diquel giorno e del legno ancora fresco del ponte della sua nave.”

Oltre allo stile di Stefano Mancini, che ormai è una garanzia, per il modo ben curato con cui presenta le sue storie, ho apprezzato due cose del romanzo: prima di tutto la struttura, l'essere un volume corposo che, come le antiche cronache, non narra un solo episodio, bensì un'epoca intera, abbracciandola nel suo complesso. Per cui ecco che troviamo tanti personaggi, luoghi e situazioni diverse: la campagna d'Athakah, i generali degli elfi, i re dei nani, i loro figli e nipoti, gli studi e le ricerche di Jyrien, la fine delle guerre, la nascita dei tre principi Lathlanduryl, Methke il mezzuomo e molte altre trame che si uniscono a formare un unico fiume, quello che bagna l'Età dell'Oro, fino alla sua foce. L'autore ci dimostra che per raccontare una bella storia fantasy non serve necessariamente un "bad guy" (che, il più delle volte, come Sauron o tanti altri, è semplicemente un Signore Oscuro) ma si può raccontarla in molti modi, seguendo le gesta e soprattutto lo sviluppo di un'intera società. Gli elfi, in questo caso, e i nani, in seconda battuta. E poi, se vogliamo, il vero nemico di queste razze sono loro stessi, il senso di vuoto che subentra nella maggior parte di loro una volta che le guerre sono finite, il culmine della potenza raggiunto da elfi e nani e che li porterà a capire che il mondo, come l'hanno conosciuto, è troppo piccolo per entrambi.

La seconda cosa che ho apprezzato è probabilmente imputabile a una mescolanza di fattori. Conoscevo già quel che sarebbe accaduto dopo i Giochi Funesti, ma ero curioso di scoprire come si era arrivati a questo punto, cosa c'era prima, e il libro mi ha soddisfatto; tanto ero preso dalla trama e dal ritrovarmi partecipe ai pensieri di Aurelien che a un certo punto mi ero quasi dimenticato che sapevo già come sarebbe finita. Inoltre ho apprezzato la presenza di sottotrame inaspettate, come Methke e la creazione dell'amuleto di Jyrien, che hanno decisamente aggiunto la sorpresa alla piacevolezza della lettura. Certo, arrivati alla fine, resta un po' di amaro in bocca, non per il libro, certamente, ma per come vanno a concludersi le cose: l'orgoglio di Kalanath, il suo infantilismo (quanti calci nel culo gli avrei dato!) e il suo continuo rapportarsi al padre, il suo volergli essere superiore, decretano in qualche modo il destino di tutte le terre di Mhur. Forse era così che doveva andare, forse tutti gli imperi sono destinati a ergersi fino a sfiorare il sole e poi a crollare. Chissà. Meditiamo! :)








domenica 17 aprile 2016

Estratti da "Il confine dei mondi" di Ilaria Pasqua

ESTRATTI DA "IL CONFINE DEI MONDI" DI ILARIA PASQUA

In questi giorni ho letto "Il confine dei mondi" l'ultimo capitolo della trilogia distopica "Il giardino degli aranci", scritta da Ilaria Pasqua e edita da Nativi Digitali Edizioni. In attesa di pubblicare una recensione qui sul blog "I mondi fantastici", ho pensato di aggiornare la rubrica degli estratti dai libri, scegliendo qualche frase che mi è piaciuta e che reputo significativa del romanzo. Per info sul libro, vi rimando a un precedente articolo di segnalazione. Buona lettura! E buon viaggio tra i mondi con Aria, Will e Henry!

***

"Tu, Aria, credi in qualcosa?"
"Non di certo in quello in cui credi tu", disse aspramente.
"Dovresti, non c'è potere più grande".
"Non c'è ipocrisia più grande. Tu hai stretto un patto con l'Ombra, e lo sappiamo tutti e due. E l'Ombra rappresenta tutto l'opposto di ciò che veneri".
"A volte bisogna passare per strade oscure per raggiungere un obiettivo".
"Chi ti dà il diritto di considerarti il nuovo messia? Chi ti dà il diritto di giudicare gli uomini del nostro mondo?"
"Ti senti presa in causa? Io non ti giudico, non giudico nessuno. Non sono io a farlo ma lui".
Aria si ritrasse leggermente: "E tu pensi di parlare a suo nome? Questo non credi che sia presunzione?"
"Io rispecchio la sua volontà, e parlo a nome del mio popolo, è questa la mia forza".
(Un significativo scambio di battute tra Aria e Sun, il falso profeta di uno dei mondi in cui si ritrova a viaggiare).

"I tuoi uomini non sono degni più degli altri. Ognuno mente, è la natura dell'essere umano. Non ne esiste uno perfetto. Non sei perfetto nemmeno tu", disse lei.

"Le azioni che abbiamo compiuto non si cancellano".

"Non possiamo aiutare tutti, soprattutto se non ce lo permettono". Aria gli toccò la spalla con uno strano timore.
"Lo so, è che..."
"Sei un inguaribile sostenitore delle cause perse. Anche io sono una causa persa, a modo mio".
(Un momento intimo tra Aria e Henry, grandi amici da sempre)

Aria era sconvolta dall'ingenuità di Henry, pensava che ormai avesse capito che c'era qualcosa che non andava. Faceva sempre così quando le persone a primo impatto gli piacevano. Non vedeva nulla. Si comportava così anche con lei, e quante cose avrebbe potuto rinfacciarle. Però non lo faceva, mai. Lui era così, il simbolo stesso della lealtà e della fiducia. L'essenza dell'amicizia.
Quando leggeva a scuola i grandi poeti latini, le loro frasi su cos'era l'amicizia, le tornava alla mente subito Henry. Sembravano averlo conosciuto. Ma anche questo era un difetto. In quel caso lo era.
(Aria che riflette sull'amico Henry)

"Tu non sei mai stata un'egoista. E devi smettere di dirlo".
"Non è forse vero che sto facendo di tutto solo per la mia sopravvivenza? Per tornare a casa?"
"Stai facendo solo ciò che è giusto".
"Passando sopra a chiunque".
"Aria, no, ascolta!"
"No, Henry non dire altro tanto è inutile"
"Aria, basta!" disse arrabbiandosi e l'afferrò prima che sfuggisse. "Tu sei una testarda, un'ostinata, una violenta. Egoista però no. Sei giusta, tu riesci a vedere gli altri".
"Vorrei poterci credere".
"Soprattutto non sei una che si arrende. Cosa ti sta prendendo? Siamo vicini. Siamo così vicini..."
(Henry rincuora Aria sulla sua missione di salvatrice)

Finalmente riuscì a prendere il controllo e continuò a ridere per un altro motivo, per non farsi sopraffare, rideva in faccia a Eloise e a tutto quello che era certa sapesse. Rideva di Merrick, che nonostante i suoi piani era rimasto indietro, che aveva ceduto per debolezza, per riavere indietro un figlio, l'Ombra poteva anche riportare indietro i morti? Rideva del falso profeta che era fuggito da casa come un bambino capriccioso, dei Cinque che erano schiacciati da un potere talmente profondo da aver desiderato un mondo ovattato, per se stessa perché non era stata abbastanza forte e aveva ceduto alla debolezza quanto tutti loro, e la chiave che bruciava e bruciava insieme al giardino.

"Non devi sentirti in colpa perché vuoi vivere. Questo è il tuo destino, non puoi fermarti. Devi proseguire. Devi farlo anche solo per tutte le persone che ti sei lasciata alle spalle. Loro non vorrebbero vederti arrendere".

Spero di aver suscitato la vostra curiosità! Buona lettura! :)

sabato 2 aprile 2016

Segnalazione: Il giardino degli aranci - Il confine dei mondi

SEGNALAZIONE: IL GIARDINO DEGLI ARANCI - IL CONFINE DEI MONDI

Con piacere annuncio la prossima uscita dell'ultimo capitolo della trilogia fantastica/distopica di Ilaria Pasqua "Il giardino degli aranci - Il confine dei mondi", disponibile per l'acquisto dal 6 Aprile, in formato digitale e pure cartaceo, via Amazon. In attesa di presentarvi anche la recensione di questo capitolo conclusivo delle avventure di Aria, Henry e Will, ecco la scheda di presentazione. Buona lettura!

Titolo: "Il Giardino degli Aranci - Il Confine dei Mondi" 
Autrice: Ilaria Pasqua 
Editore: Nativi Digitali Edizioni 
Collana: Fantasy 
Sito web editore: www.natividigitaliedizioni.it
Data di uscita: 6 aprile 2016 
Genere: Distopico, Urban Fantasy 

Prezzo: Ebook 3.99€, cartaceo 12€
Formato: ebook (epub, mobi, pdf) e cartaceo (su Amazon) 
Lunghezza: 250 pagine (circa)


Trama: Intrappolata nei mondi paralleli nati dai patti tra persone disperate e una vecchia misteriosa, la strada di Aria e dei suoi compagni verso il loro “vero mondo” si rivelerà sempre più complicata e impegnativa: mancano ancora tre sigilli da aprire, Will si trova sempre intrappolato nel mondo del bosco e i misteri da svelare dietro a quelle realtà artificiose e inquietanti sono ancora tanti… chi è davvero la “vecchia”, e che ruolo ha l’Ombra che si cela dietro di lei? Qual è la vera natura del giardino degli aranci? Ma soprattutto, Aria sarà abbastanza forte da sopportare il dolore che si cela in quei mondi di finti oblio e a portare a termine il suo compito?

L’universo fantasy e distopico inventato da Ilaria Pasqua con “Il mondo di nebbia” e sviluppato in “Il mondo del bosco” trova la sua grandiosa ed emozionante conclusione in “Il confine dei mondi”, parte finale della trilogia “Il giardino degli aranci”. Sei pronto a seguire il viaggio di Aria, Will e Henry fino alla fine?
“Questo è il tuo destino, non puoi fermarti. Devi proseguire. Devi farlo anche solo per tutte le persone che ti sei lasciata alle spalle. Loro non vorrebbero vederti arrendere.”

Ilaria Pasqua nasce a Roma e si laurea alla magistrale del Dams. Da sempre coltiva la passione per il cinema e la letteratura, ma anche per la scrittura che ha il tempo di approfondire durante gli anni dell’università. Da quando ha ricevuto il primo sì e ha capito che poteva davvero scrivere non solo per se stessa non si è più fermata. Ha messo in piedi un sito internet con un blog in cui si diverte a pubblicare recensioni e cerca di star dietro a tutte le idee che la braccano.

Dopo “Il bambino nascosto nel buio”, in pubblicazione con La Ponga Edizioni, “Le tre lune di Panopticon”, uscito per Lettere Animate Editore, “Il nostro gioco” edito da Leucotea Edizioni e infine “Susan & Susan”, in uscita per Genesis Publishing, con Nativi Digitali Edizioni ha pubblicato la trilogia de Il giardino degli aranci (qui la prima uscita “Il Mondo di Nebbia”, qui la seconda “Il Mondo del Bosco”  e qui la terza e conclusiva “Il confine dei Mondi”). La trovate anche su Facebook!


giovedì 17 marzo 2016

Primavera di libri - Valentina Bellettini



PRIMAVERA DI LIBRI - VALENTINA BELLETTINI

Oggi il blog "I mondi fantastici" ospita la giovane autrice Valentina Bellettini, curatrice, tra l'altro, di un bel blog dedito alla letteratura fantastica. Valentina ha pubblicato numerosi racconti e romanzi, tutti ben presentati sul suo sito, tra cui ricordo: "Profumo d'incenso", Giraldi Editore, un fantasy mitologico ambientato nell'Antico Egitto; "Eleinda - Una leggenda dal futuro", Nulla Die Edizioni, di cui è disponibile anche il prequel gratuitamente. Ma andiamo a scoprire qualcosa sull'autrice!

***

INTERVISTA A VALENTINA BELLETTINI

Ciao Valentina,

parlaci un po’ di te. Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni?

Ciao Alessio, e un saluto a tutti coloro che stanno leggendo! Ho tanti interessi e passioni, per questo avrei bisogno di giornate più lunghe di 24 ore per seguirle tutte! Mi piace leggere, scrivere, gestire il mio blog Universi Incantati, portare a spasso la mia adorata beagle, guardare serie tv, giocare ai videogames… e una volta a settimana vado a lezione di danza del ventre, ma l’allenamento si protrae quando si tratta di prepararsi per le esibizioni! Tra le mie passioni c’è anche il Giappone, per cui leggo manga e guardo anime in attesa di visitarlo un giorno dal vivo. Adoro anche viaggiare e scoprire posti nuovi e realtà diverse dalla nostra.



Com’è stato, e com’è tutt’oggi, il tuo approccio alla scrittura? Perché scrivi? 

Per me scrivere è indispensabile, al punto che tra tutte le passioni che ho elencato poco sopra, negli ultimi tempi, ne ho abbandonate quasi la metà. Posso rinunciare a tante cose, ma se dovessi pensare a smettere di scrivere la mia vita non avrebbe più senso; mi sentirei triste e insoddisfatta, e nel frattempo so che continuerei a sentire l’impulso di afferrare carta e penna per scrivere una storia (mi succede quando lascio passare troppo tempo)! Fa parte del mio essere, è la mia linfa vitale. Posso passare giornate pesanti e da incubo, ma durante la scrittura tutti i cattivi pensieri e le preoccupazioni se ne vanno; ritrovo una serenità e una positività come per magia. Quando scrivo mi sento libera, ed è come se volassi…

Quali sono le tue letture preferite? Che generi preferisci leggere? Domanda difficile: se tu dovessi scegliere il romanzo della tua vita, quale sarebbe?

Leggo un po’ di tutto ma il mio genere preferito è quello fantastico in ogni stile e forma, quindi fantasy (in particolare urban, paranormal romance, storico, mitologico, travel time, gotico) e fantascienza (soprattutto la distopia), ma anche thriller (specie se psicologico) e narrativa mainstream. Ad ogni modo, un libro che ha almeno un elemento che attinge all’irrealtà mi attira come una calamita. Il romanzo della mia vita? “Il Piccolo Principe”, perché sono tornata a leggerlo più volte nel corso degli anni, e perché voglio continuare a guardare il mondo sapendo che “l’essenziale è invisibile agli occhi”. Non voglio perdere il bambino che c’è in me; è la parte più genuina, sana, ingenua e istintiva, ma che sa essere anche saggia, perché “Il piccolo principe” è un osservatore curioso, umile e obiettivo su ciò che lo circonda. Aiuta a rendersi conto che le cose più importanti sono quelle semplici (quelle che tendenzialmente diamo per scontato) e immateriali; l’amicizia e l’amore.


Passiamo ai tuoi lavori. “Profumo d’incenso” è un romanzo ispirato alla mitologia egizia. Sembra molto interessante, anche perché adoro la mitologia in generale. Come è nata questa storia? Cosa volevi raccontare?

Il tema alla base di “Profumo d’incenso” è la difficoltà di una comune adolescente di quattordici anni riguardo la scelta delle scuole superiori, perché a quell’età (consapevolmente o meno) si sceglie quello che sarà il nostro futuro; queste scuole ci indirizzano verso un preciso lavoro (che poi io da ragioniera sia diventata una commerciante/autrice, questa è un’altra storia!). “Profumo d’incenso” è un racconto di formazione travestito da fantasy mitologico e travel time, poiché la protagonista Marta, indecisa, deve imparare a conoscere se stessa prima di capire cosa vuole e chi sarà nell’età adulta. La sua crescita emotiva e spirituale avviene grazie a un evento straordinario attraverso il quale si ritrova catapultata nell’Antico Egitto all’epoca degli dei, e lei stessa veste i panni della famosa e potente dea Iside! Oltretutto, l’incarnazione avviene in uno dei momenti peggiori della vita della dea: durante il rito di mummificazione del marito e dio Osiride. Provando sentimenti che prima d’ora non aveva mai vissuto sulla propria pelle in Italia, ma che qui in Egitto sembrano reali come se fosse stata sempre quella, la sua vera esistenza, dovrà affrontare anche il male e vendicarsi sul malvagio dio Seth, ripercorrendo i passi narrati nelle leggende, ma con la sua personalità. 



Parliamo invece di “Eleinda”, un romanzo che, a leggere la sinossi, sembra davvero appassionante e ricco di azione. Un po’ fantastico, un po’ mistery, un po’ anche percorso di formazione. Vuoi parlarcene un po’? 

Nelle storie che scrivo c’è sempre una morale e la crescita dei personaggi ;) “Eleinda”, però, ha un contenuto più maturo: la protagonista Eleonora ha più di vent’anni, e diversamente da Marta di “Profumo d’incenso”, ha le idee ben chiare e dei forti valori e ideali che vanno in controtendenza rispetto alla società futuristica di un’Italia schiava del progresso. Disprezza, ad esempio, che gli scienziati producano delle creature in laboratorio, ma poi ne incontra una che ribalta tutte le sue certezze: trova un cucciolo di drago, una creatura che doveva essere un esperimento segreto finalizzato a piani diabolici che l’antagonista dottor Brandi svelerà completamente solo in “Eleinda 2 – La formula dell’immortalità”. Tra il drago e la ragazza, inoltre, col passare del tempo cresce l’empatia, e i due trovano l’uno nell’altra quel senso di appartenenza e completezza. Entrambi erano soli e disadattati, e insieme partono per un viaggio alla ricerca delle origini (mitologiche) di Indaco per tentare di ricostruire il suo presente, e sfuggire a un futuro dove il dottor Brandi vuole riprenderselo a tutti i costi. E’ una storia a cui stanno a cuore i temi sociali, ambientali, e perché no, anche politici ed economici. L’ambientazione è futuristica ma piuttosto soft (non ci sono navicelle spaziali o alieni; solo una tecnologia avanzata), e abbraccia la distopia, perché, dopotutto, è una critica verso la società moderna. Il tema centrale è comunque l’amore, quello che può nascere anche tra due esseri diversi, e quello in grado di sconfiggere il male.

C’è un personaggio, o più di uno, tra tutti i tuoi lavori, a cui sei particolarmente legata? Perché?

Sicuramente Eleonora e Indaco di “Eleinda”, che un po’ come tutti gli altri personaggi di questa serie mi tengono compagnia da diversi anni: ho iniziato la prima stesura del romanzo nel 2008! Dopo numerose revisioni l’ho pubblicato nel 2014 con Nulla Die, nel maggio dello stesso anno ho scritto il racconto prequel (“Eleinda Prequel – La Vita prima della Leggenda” disponibile gratis qui), e quest’anno è uscito il secondo volume della serie. Sono personaggi a cui penso tuttora perché ho in mente tante altre avventure che li riguardano; l’intreccio con gli altri protagonisti si fa sempre più complicato! Indaco ed Eleonora sono ormai diventati un riferimento per il mio immaginario, e insieme rappresentano, nella realtà, il legame saldo e incondizionato che vorrei vivere anch’io per sempre, con la stessa intensità e certezza.

In Italia ci sono più scrittori che lettori, e non è un modo di dire ma realtà. Lasciando da parte i problemi, cosa consiglieresti per uscire da questa situazione critica? Un’idea, una ricetta “primaverile” per incentivare la lettura, quale potrebbe essere secondo te?

Onestamente lascerei perdere i non-lettori e mi concentrerei su chi legge abitualmente, anche solo un paio di libri all’anno. Gli proporrei di iscriversi a qualche iniziativa tipo le sfide di lettura organizzate nei vari book blog: quest’anno ho deciso anch’io di partecipare a ben due sfide di questo tipo su due blog diversi, e vedo con piacere che ho già avuto una buona dose di letture che altrimenti non so se sarei riuscita a completare; queste sfide mi stimolano anche perché ci sono dei premi in palio, alla fine! Leggere mi piace tantissimo, ma è un’attività che tendo a sacrificare perché presa da altre urgenze (lavoro, incombenze quotidiane…), eppure ho visto che riesco a incastrarla benissimo se mi organizzo ponendomi degli obiettivi come accade con queste sfide mensili. 

La disputa ebook/cartaceo: ha davvero un senso? Non sarebbe forse più produttivo concentrare le forze su altro? Qual è la tua opinione? Gli ebook possono aiutare gli autori emergenti a farsi conoscere, meglio di quanto non riescano a fare le piccole case editrici cartacee con tutti i loro ovvi limiti? 

Non faccio distinzioni, infatti leggo sia ebook sia cartacei. Non so quanto gli ebook possano aiutare gli autori emergenti di più rispetto a un libro edito da un piccolo editore, perché, in fondo, sono entrambi prodotti di nicchia. Per cui, la distinzione che farei è quella tra i due mercati: librerie e store online. Infatti, il lettore che è abituato a fare i suoi acquisti in libreria (e legge i soliti noti) non andrà negli store online; in libreria non ci sono né gli ebook ne i libri di un piccolo/medio editore, ecco perché la situazione non cambia. Chi compra online, invece, può notare in egual misura un ebook o un cartaceo, che sia pubblicato da una piccola realtà editoriale o self; tutto dipende dalla promozione che fa l’autore stesso/l’editore, o chi per lui, per farsi conoscere. L’unico vantaggio degli ebook, secondo me, è il prezzo. Ma se devo pagare un ebook più di 10 euro, preferisco spendere anche di più e prendere il cartaceo. Mi piace guardarli e collezionarli nella libreria di casa!

Progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

Sicuramente Eleinda 3 ed Eleinda 4: ho entrambe le storie già pronte nella mia testa (e negli appunti contenuti in un bauletto segreto! XD), poi avrei altri due racconti nel cassetto e un romanzo autobiografico che scriverò solo quando sentirò d’essere davvero pronta. Insomma, ho sempre tante cose da dire! Pensare che nella vita offline sono così taciturna…

Grazie per essere stata ospite del blog “I mondi fantastici”.

Grazie a te per l’accoglienza e l’ospitalità!


mercoledì 9 marzo 2016

Primavera di libri - Valentina Capaldi



PRIMAVERA DI LIBRI - VALENTINA CAPALDI

Dopo la piccola pausa di ieri, dedicata a Nonna Dora e a tutte le donne che, come lei, continuano a combattere, oggi riprendono le interviste regolari del Calibrario della Primavera che ha il piacere di ospitare Valentina Capaldi, giovane scrittrice già segnalata su questo blog. Il suo ultimo romanzo, "Dopo cinquecento anni", edito da Watson Edizioni, mescola infatti storia, mitologia e tanta fantasia per regalare al lettore un'avventura attraverso il tempo, e lo spazio. Scopriamo qualcosa di più su l'autrice in questa intervista esclusiva! :)

***
 
INTERVISTA A VALENTINA CAPALDI

Ciao Valentina,
parlaci un po’ di te. Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni?

Ciao e grazie per questo spazio.
Amo dedicarmi a tutto ciò che fa cultura; non solo letteratura, ma anche arte e musica.
In primis, leggo tantissimo e scrivo.
Negli ultimi anni mi sono orientata verso la promozione degli scrittori emergenti italiani, perciò diciamo che un buon 60/70% dei libri che leggo appartengono a questa categoria. Gestisco un blog dove cerco di dare visibilità a quello che io ritengo meritevole, e ce n’è di roba buona, nonostante i pregiudizi che circolano sui romanzi italiani, soprattutto fantasy.
Poi nel tempo libero (sempre meno) suono il sassofono e, siccome non so tenere ferme le mani, pasticcio con l’argilla e le paste polimeriche. 


Com’è stato, e com’è tutt’oggi, il tuo approccio alla scrittura? Perché scrivi? Per piacere, per passione, per lavoro? Verso quali generi, o quali tipi di storie, sei orientata?

Io scrivo perché ho delle storie da raccontare, in primo luogo a me stessa. Per me vale la regola “scrivi il libro che vorresti leggere”. Perciò il genere di storie che scrivo sono quelle che piacciono a me, quelle che ho bisogno di vedere stampate su carta.
La scrittura è, quindi, una passione e una necessità. A volte, però, scrivo anche per lavoro (in ambito giuridico prima di tutto, e poi sono da poco partita con l’attività di editor).
Sono generalmente orientata verso il genere fantasy, o almeno lo sono stata fino a ora.
Il motivo, semplicissimo, è che non mi sono mai sentita abbastanza esperta per scrivere della realtà e il fantasy mi dà più libertà di movimento (anche se non invento tutto di sana pianta. Per il fantasy ci vuole una mole non indifferente di documentazione).
Il mese scorso però ho cominciato a scrivere un romanzo più realistico. Vedremo se sarà una mosca bianca. 

Cosa ne pensi della distinzione di “generi”. Sei un tipo piuttosto settoriale al riguardo o ti piace sperimentare, spaziare anche da un genere all’altro, lasciando la penna libera di scrivere ciò che vuole?


Conosco e studio le differenze di genere della letteratura fantastica perché mi serve per il mio lavoro di editor, ma nella scrittura non sono affatto settoriale, infatti di solito ho difficoltà a definire il genere dei miei romanzi che, bene o male, sono tutti dei crossover. Prendi “Dopo cinquecento anni”. È un fantasy storico nella prima metà e un non-so-cosa nella seconda.
A volte sento persone dire che il fantasy deve essere canonico, perché il lettore si aspetta di trovarci dentro determinate cose, ma non sono d’accordo. Per me l’intersezione dei generi è molto più interessante, perché permette all’autore di esprimersi in maniera più approfondita e al lettore di trovare spunti e idee più originali.

Come è nato il tuo ultimo romanzo, “Dopo cinquecento anni”? Cosa volevi raccontare?

Dopo cinquecento anni” è nato da un’idea che mi è venuta un giorno, una delle questioni “cosa succederebbe se” che costruiscono la letteratura. Cosa succederebbe se una bambina venisse cresciuta da un demone? All’inizio era un racconto costituito solo dalla seconda parte del romanzo (molto più breve, per altro), ma poi l’idea di questi personaggi che se ne vanno a spasso nella storia mi è piaciuta talmente tanto che ho voluto approfondire.
Trovavo interessante, poi, che il protagonista fosse un cattivo, un anti-eroe. Non è che volessi raccontare qualcosa di particolare (non metto mai una morale nei romanzi) ma la storia era buona e meritava di venire scritta.

Una particolarità di “Dopo cinquecento anni” è che il romanzo spazia sia nel tempo ma anche proprio nello spazio. È stato divertente scrivere capitoli ambientati in epoche e luoghi diversi? Hai svolto delle ricerche (se sì, di che tipo, come ti sei mossa?) per documentarti al riguardo?

Ho svolto tantissime ricerche! Dato che il romanzo parte nel 1508 ho dovuto capire innanzitutto come fosse l’Europa rinascimentale, e qui ho attinto dalle mie conoscenze, dai libri di storia e da Internet. Non sono stata molto precisa nella collocazione spaziale (le città in cui i personaggi si trovano non vengono mai nominate) per evitare ricerche troppo approfondite, ma ho tentato comunque di rendere l’ambientazione credibile.
La cosa è stata un po’ diversa per la parte che si svolge in America Latina, tra i Mexicas (gli Atzechi). Ho seguito pedissequamente un libro scritto da uno storico del 1800, il signor William Prescott, che fece una ricostruzione incredibile della società dei Mexicas e del viaggio di Cortés. È merito suo se sono riuscita a inserire tanti dettagli. 


Una curiosità: come scegli i nomi per i tuoi personaggi? Puro gusto personale? Hanno qualche significato? Ti ispiri a qualche fonte?

Tre parole: fantasy name generator. Si tratta di generatori che si trovano in Internet, comodissimi. Tanto i nomi di solito non devono avere un significato particolare, solo il suono adeguato all’ambientazione. Questo perché quando un bambino nasce non riceve già dai suoi genitori un nome che si sposi con quello che diventerà in futuro; il signor Thorin Scudodiquercia non è nato Scudodiquercia, lo è diventato in seguito. Però è importante la coerenza con l’ambientazione. Tighe, per esempio, mi pare fosse un nome celtico, mentre per gli indios dell’America Latina ho ricercato nomi utilizzati in quelle zone.

Generi e attualità: spesso, una certa critica miope (tutta italiana) accusa la letteratura di genere di essere puro edonismo, eppure è possibile servirsene per affrontare temi attuali e scottanti (qualche esempio? La prostituzione, la violenza sulle donne, gli abusi sui minori, il tema del diverso e quant’altro). Cosa ne pensi al riguardo?

A volte sì, è edonistica, ma va bene anche così. Però non è sempre vero, anzi, nella maggior parte dei casi non lo è. La fantascienza non è mai stata puro edonismo, tanto per dire. Senza andare a scomodare Asimov e Dick, penso a un romanzo che ho letto ultimamente, “The windup girl” di Paolo Bacigalupi, che tratta il tema etico della biogenetica. Per quanto riguarda il fantasy, ci sono fior fiore di studi sul senso nascosto ne “Il signore degli anelli”, e lo stesso Tolkien non lo ha scritto certo in due giorni solo per soddisfare il suo ego. 

Anche se vado un po’ off topic, vorrei dire che quello che le persone non capiscono (a volte non lo capiscono neanche gli scrittori, creando così un danno d’immagine anche a quelli che invece lo sanno) è che la letteratura di genere, soprattutto il fantasy, non viene scritto e non deve essere scritto giusto perché è più facile (m’invento quello che voglio). Al di là dei temi che si possono trattare (e io credo che già approfondire un tipo di relazione tra personaggi possa rendere un romanzo interessante) bisogna tener conto della sospensione dell’incredulità. Coerenza, ambientazione, verosimiglianza. 

Per tornare alla domanda, leggendola mi viene in mente che anche io ho scritto, per esempio, sul tema del diverso nella trilogia incompiuta (perché manca ancora il capitolo 3) di “Elfo per metà”, che trattava il dramma (se così vogliamo metterla) di un mezzo elfo che non era ben accetto né dagli elfi né dagli umani. E ho trattato il tema della collaborazione tra popoli ne “Il segreto dell’ambasciatore” (questo lo dico per puro marketing. Siccome è il mio romanzo più bello, se volete lo trovate su Amazon). Sai, il punto è che a volte il tema “etico” o “sociale” è anche un buono spunto attorno al quale costruire una storia che non sia solo la banale lotta tra bene e male.

In Italia ci sono più scrittori che lettori, e non è un modo di dire ma realtà. Lasciando da parte i problemi, cosa consiglieresti per uscire da questa situazione critica? Un’idea, una ricetta primaverile per incentivare la lettura, quale potrebbe essere secondo te?

L’altro giorno ho letto non so dove la proposta di allegare ai libri un preservativo per incrementare le vendite. Ora, a parte che non capisco la relazione tra le due cose (i libri sono afrodisiaci?) mi pare una gran sciocchezza inventare espedienti per incentivare la lettura, come per esempio i “libri distillati”.
Una persona ama leggere oppure no, non c’è via di mezzo. Bisognerebbe fare molto più lavoro sui bambini, a casa e nelle scuole, ma se uno non ha la passione non gliela si può inculcare.
A me non verrà mai la passione per il polo, per esempio, ma c’è gente che ne va matta.
Il problema serio sono quelli che scrivono senza leggere (e sono tanti, credimi). Scrivere senza leggere è impossibile. Un editor appena uscito dall’università si accorge subito di uno scrittore che non legge, perché fa errori che altrimenti sarebbero impensabili.
Di solito questi “scrittori” vanno a finire nel mare magnum dell’autopubblicazione o dell’editoria a pagamento, intasando il mercato di schifezze che sarebbero evitabili semplicemente con un po’ di passione e di studio. Loro sono quelli che scrivono per puro edonismo, non chi fa letteratura di genere. 

Una domanda finale a bruciapelo: qual è il tuo libro? Il libro che senti tuo, che ti descrive meglio e che vorresti consigliare ai lettori?

Non lo so, questa domanda è difficile! Ce ne sono veramente tanti che sento miei a seconda dei diversi periodi della vita, quindi se volevi una risposta concisa non posso dartela.
Posso dirti qual è il libro che mi è piaciuto di più l’anno scorso: “Il vangelo secondo Biff” di Christopher Moore. Non ho mai riso e pianto tanto in una volta sola.

Grazie per essere stata ospite del blog “I mondi fantastici”.

 Se volete scoprire qualcosa di più su Valentina Capaldi e i suoi lavori, vi rimando al sito della scrittrice.