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venerdì 15 dicembre 2023

Segnalazione "Le cronache di Mhur - L'Era delle Guerre" di Stefano Mancini

 Segnalazione "Le cronache di Mhur - L'Era delle Guerre" di Stefano Mancini

Arriva finalmente in volume unico la trilogia di Stefano Mancini: "Le cronache di Mhur - L'Era delle Guerre", spettacolare fantasy avventuroso e battagliero edito da Linee Infinite. Al momento, il libro è prenotabile sul sito dell'editore. Uscita ufficiale: 1 marzo 2024.

Genere: Fantasy classico

Collana: Phantasia

Anno: 2024

Pagine: 800

Prezzo: € 20,00

Info sul sito Linee Infinite.


Quarta di copertina

Dopo decenni di guerra, le schiere degli elfi e quelle dei nani sono riuscite a costringere gli eserciti nemici di orchi, goblin e uomini alla battaglia campale. Consapevole dell’alta posta in palio, il giovane sovrano degli elfi, Aurelien, non esita a mettere in gioco la propria vita in una sortita contro Kurush Lamadisangue, Sommo Capo-Orda e leader indiscusso delle forze nemiche. Il duello, reso ormai inevitabile dall’evolversi degli eventi, segnerà il trionfo delle forze alleate e l’inizio dell’Età dell’Oro di elfi e nani. Ma quel futuro all’apparenza foriero di pace e prosperità è destinato a tramontare presto, poiché dalla gloria e dal trionfo nascono spesso inganno e diffidenza. 

Quando oscure macchinazioni portano sul trono degli elfi il giovane Kalanath, ambizioso e arrogante, i tempi sono maturi affinché l’antica alleanza coi nani venga infranta. Cominciata come poco più che una banale lite, la guerra assume ben presto una connotazione violenta e brutale, coinvolgendo eserciti via via più numerosi e città sempre più potenti. Cosi, mentre Kalanath tenterà di richiamare in guerra gli antichi draghi, i due re nani arriveranno a offrire oro e acciaio per comprarsi l’alleanza degli uomini. In un crescendo di dolore, morte e distruzione, elfi e nani saranno pronti a sacrificare tutto, pur di cingersi il capo con la corona della vittoria. Quale dei due popoli, alla fine, emergerà vincitore? 

Con uno stile moderno e incalzante e una trama ricca di colpi di scena, Stefano Mancini regala ai lettori una saga fantasy epica e tragica come i poemi dell’antichità, in cui eroi leggendari si battono sullo sfondo di una guerra eroica, lo scontro tra due popoli decadenti, l’ultimo crepuscolo degli dei di un’era cosi grandiosa da risuonare nei canti dei bardi per l’eternità.



Stefano Mancini nasce a Roma nel 1980. Si laurea col massimo dei voti in Giornalismo e, dopo aver lavorato per anni come redattore in alcune importanti testate nazionali, nel 2015 fonda il service editoriale “Tracce d’Inchiostro”, per dedicarsi a tempo pieno all’attività di editor e ghostwriter. Con Linee Infinite Edizioni ha pubblicato le due saghe epic-fantasy: Le paludi d’Athakah, Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei (ora in volume unico); L’erede del mago, Vessilli di guerra e La furia dei draghi. 

Con DZ Edizioni ha pubblicato i dark-fantasy Ostilium e Pestilentia. Esordisce nel catalogo Fanucci Editore nel 2019 con il thriller L’enigma del Führer, cui seguono L’enigma di Majorana e L’enigma di Tesla.



giovedì 4 ottobre 2018

Recensione "La furia dei draghi" di Stefano Mancini

Recensione "La furia dei draghi" di Stefano Mancini

Bentrovati, viaggiatori! Oggi vi porto nelle terre di Mhur, il mondo fantastico creato da Stefano Mancini, più volte ospite di questo blog. E' appena uscito infatti "La furia dei draghi", terzo e conclusivo capitolo delle Cronache di Mhur - L'Età degli eroi, trilogia iniziata con "L'erede del mago" (articolo qua) e proseguita con "Vessilli di guerra" (articolo qua), tutti editi da Linee Infinite.

Con "La furia dei draghi", appunto, si scatenano la furia dei draghi e, soprattutto, quella dell'Uomo Rosso, mai come in questo momento deciso a tutto pur di avere l'amuleto di Iirn e usarlo per ricreare il mondo a sua immagine e somiglianza. Nonostante il suo delirio, o forse proprio per questo, l'Uomo Rosso è un personaggio interessante, un "cattivo" necessario per imbastire una trama di così ampio respiro, come quella che tiene insieme i tre volumi dell'Età degli Eroi. Finalmente abbiamo un antagonista che sa quello che vuole ed è intelligente a sufficienza da capire come ottenerlo, in barba a tutta la buona volontà degli eroi. 

E poi ci sono i draghi! Eh sì, nel volume conclusivo della trilogia i tre draghi al servizio (?) dell'Uomo Rosso li vediamo spesso, più scatenati che mai, e per gli uomini, gli elfi e i nani la situazione non si fa decisamente rosea. Per fortuna, però, che possono contare su quella strana compagnia di mercenari, avventurieri e, adesso, anche amici composta da Bronwen, Athrwys, Theroc e tutti gli altri. Le loro ricerche stanno per giungere alla fine, il viaggio si sta per concludere e tutto ciò per cui hanno lottato e sofferto... sarà davvero servito a qualcosa?

Parlare di un terzo volume di una saga è molto difficile, per non svelare molto a chi magari non ha letto neanche i primi due, però devo dire che, a differenza dei primi volumi, dove la trama si spostava molto, a livello geografico, in questo libro è molto più concentrata sui fatti che si svolgono a Qarash-Tahn. E, soprattutto, questo è un romanzo di guerra. In "L'erede del mago" ne abbiamo avvertito il sentore, in "Vessilli di guerra" abbiamo visto le prime schermaglie, ma qua, in "La furia dei draghi", assistiamo a una sequela di combattimenti, battaglie e scontri a dir poco impressionante. Da questo punto di vista, è un signor romanzo, con onde di guerra che travolgono tutti i personaggi, anche i più restii, anche il povero Gottrik, che nient'altro vorrebbe se non studiare, o Bronwen, che di combattere comincia a esserne stanco. Ma devono farlo. Per sopravvivere.


Scontri, guerre, caccia al talismano, e ovviamente intrighi, colpi di scena e tradimenti. Fino alla fine la palla continua a rimbalzare da un campo all'altro e la tensione è altissima.

Ottima come sempre la costruzione dei personaggi, sia dell'Uomo Rosso che degli avventurieri e dei vari sovrani degli uomini. Anche i personaggi secondari, nei romanzi di Stefano Mancini, trovano il loro ruolo, fanno sentire la loro voce, gridano il loro diritto all'esistenza e finiscono per farsi travolgere dalla furia dei draghi. Un romanzo corale, quindi, dove tutti i tasselli del puzzle trovano il loro posto, tutte le sottotrame aperte si chiudono per concentrarsi nell'ultima grande battaglia per il controllo del Laomedon, e forse dell'intero Mhur. 

Amanti dei fantasy avventurosi e epici, vi assicuro che l'epicità, il senso dell'onore, scontri sanguinari e sacrifici eroici non mancheranno! Buona lettura con "La furia dei draghi"! :)


giovedì 27 settembre 2018

Segnalazione "La furia dei draghi" di Stefano Mancini

Segnalazione "La furia dei draghi" di Stefano Mancini

Esce finalmente "La furia dei draghi", romanzo epic fantasy di Stefano Mancini, per Linee Infinite. Il libro è il terzo e conclusivo capitolo della trilogia "Le cronache di Mhur - L'età degli eroi", seguito di "L'erede del mago" (recensito qua) e "Vessilli di guerra" (recensito qua).

Pronti per scoprirlo?

Titolo: La furia dei draghi
Autore: Stefano Mancini
Genere: Fantasy
Collana: Phantasia
Editore: Linee infinite
Anno: 2018
Pagine: 520
Prezzo: € 15,00
ISBN: 978-88-6247-188-6

Disponibile su tutti gli store di libri e ordinabile in libreria.
Sito Linee Infinite store.

Quarta di copertina: L’impensabile è accaduto. La Schiena del Drago, l’imprendibile baluardo nanico, è caduto in mano ai musogrigio. Migliaia di nani sono stati sterminati. E mentre le poche centinaia di superstiti cercano rifugio nelle Montagne di Thorgni, il nemico ne approfitta per massacrare l’esercito umano inviato in soccorso dal Komarthen. Ora il Laomedon è sguarnito. E la strada per QarashTahn, la più ricca, potente e cosmopolita cittàStato del continente, è libera.

Ma ciò che l’Uomo Rosso brama davvero è l’Amuleto di Iirn, il più potente oggetto mai creato. E quando grazie al fato – e a un inaspettato tradimento – riesce a strapparlo dalle mani di Bronwen, Athrwys, Theroc e dei loro compagni, tutto volge al peggio. Il destino di Mhur è segnato. Ai sette avventurieri non resterà che la carta della disperazione per tentare di recuperarlo: fidarsi di qualcuno che li ha già traditi una volta. E che potrebbe farlo ancora, condannando così l’intero Laomedon a bruciare sotto la furia dei draghi…

Dopo L’erede del mago e Vessilli di guerra, Stefano Mancini conclude con questo attesissimo terzo capitolo la saga “L’Era degli Eroi”, un’epica trilogia intrisa di eroiche battaglie, colpi di scena e imprevisti che accompagneranno il lettore fino all’ultima pagina.

Biografia
Stefano Mancini, laureato in giornalismo e iscritto all’Ordine dei professionisti dal 2005, è di­rettore editoriale della “Tracce d’Inchiostro”, agenzia di servizi editoriali rivolta ad autori esordienti e affermati. Da aprile 2017 è anche direttore responsabile della testata giornalistica “il Let­tore di Fantasia”.
Ha scritto l’acclamata trilogia hi­gh ­fantasy “L’Era delle Guerre”, composta dai romanzi Le paludi d’Athakah, Il figlio del drago e Il crepuscolo degli dei (Linee Infinite Edizioni). Con L’erede del mago e Vessilli di guerra ha avviato la nuova saga “L’Era degli Eroi”, sempre ambientata nel mondo di Mhur.
I suoi altri romanzi sono Pesti­lentia (Astro Edizioni, vincitore del Premio Cittadella 2017), Ostilium (DZ Edizioni) e Il labi­rinto degli inganni (AndreaOp­pureEditore).

martedì 17 gennaio 2017

Recensione "Le paludi d'Athakah" di Stefano Mancini

Recensione "LE PALUDI D'ATHAKAH" di Stefano Mancini


Torna Stefano Mancini sul blog "i mondi fantastici", una garanzia per quanto riguarda l'epic fantasy italiano. Il libro di cui vi parlo oggi è "Le paludi d'Athakah", che in realtà è il primo volume delle Cronache di Mhur, ma può anche essere letto dopo i due libri successivi ("Il figlio del drago" e "Il crepuscolo degli Dei"), in quanto ambientato molto prima, praticamente un grande prologo alla guerra tra elfi e nani narrata nei due volumi seguenti. Con uno stile di scrittura ben curato e raffinato, l'autore ci porta di nuovo nelle terre di Mhur, a chiudere il cerchio di un viaggio iniziato durante i Giochi Funesti svoltisi a Iirn e che hanno segnato per sempre i rapporti tra elfi e nani. Cosa è successo prima? Lo scopriamo in questo bel romanzo che copre ben 500 (forse anche di più) anni, dalla Campagna d'Athakah, lanciata da Aurelien il Grande, fino appunto ad arrivare ai giochi per il cinquecentenario della città di Iirn.

Ricordo l'ordine delle Cronache di Mhur - L'età delle guerre: 
- Le paludi d'Athakah
- Il figlio del drago (recensito qua) (si può leggere anche senza aver letto il precedente)
- Il crepuscolo degli Dei (recensito qua) (la lettura di "Il figlio del drago" è necessaria per comprendere situazioni e personaggi).

Il romanzo inizia con Aurelien, re di tutti i ryn, che sta guidando una spedizione militare nell'Athakah, il continente più orientale di Mhur, allo stato attuale una grande palude infestata da qualche tribù di uomini e soprattutto dagli orchi. Guidati da Kurush Lamadisangue, i musogrigio hanno opposto un'incredibile resistenza agli eserciti di elfi e nani, procrastinando per un secolo il conflitto, che giunge adesso a un punto di svolta, quando Aurelien affronta il capo degli orchi in un duello destinato a essere cantato per secoli. Da lì, il romanzo prosegue mostrando il culmine dell'Età dell'Oro degli elfi, e dei nani loro alleati, che si manifesta con l'edificazione della grande città di Iirn, proprio nell'Athakah, faro di speranza e porto a cui elfi, nani e persino uomini possono approdare, un simbolo di pace e prosperità. Ma, come tutte le cose belle, anche i tempi favorevoli giungono alla fine e progressivamente nuove ombre salgono a oscurare lo splendore di Aurelien e del mondo da lui creato. Il romanzo apre la trilogia delle Guerre di Mhur, al termine delle quali (alla fine di "Il crepuscolo degli Dei") i rapporti tra le razze e gli equilibri del mondo non saranno più gli stessi.
“Pur a tanti decenni di distanza, Aurelien ricordava le vele bianchesullo sfondo assolato delle spiagge di YnisEythryn, così comericordava le voci delle migliaia di guerrieri al suo comando.Quell’immagine l’aveva colpito a tal punto, che rammentavadi essersi concesso un lusso altrimenti negato ai re: aveva pianto.Poche aspre lacrime gli avevano rigato il volto, mentre le orecchie sibeavano al suono delle onde infrante dalla prua della nave.Perfino adesso, se faceva attenzione, riusciva a riesumare dalla massainforme dei suoi ricordi l’odore dell’acqua salmastra diquel giorno e del legno ancora fresco del ponte della sua nave.”

Oltre allo stile di Stefano Mancini, che ormai è una garanzia, per il modo ben curato con cui presenta le sue storie, ho apprezzato due cose del romanzo: prima di tutto la struttura, l'essere un volume corposo che, come le antiche cronache, non narra un solo episodio, bensì un'epoca intera, abbracciandola nel suo complesso. Per cui ecco che troviamo tanti personaggi, luoghi e situazioni diverse: la campagna d'Athakah, i generali degli elfi, i re dei nani, i loro figli e nipoti, gli studi e le ricerche di Jyrien, la fine delle guerre, la nascita dei tre principi Lathlanduryl, Methke il mezzuomo e molte altre trame che si uniscono a formare un unico fiume, quello che bagna l'Età dell'Oro, fino alla sua foce. L'autore ci dimostra che per raccontare una bella storia fantasy non serve necessariamente un "bad guy" (che, il più delle volte, come Sauron o tanti altri, è semplicemente un Signore Oscuro) ma si può raccontarla in molti modi, seguendo le gesta e soprattutto lo sviluppo di un'intera società. Gli elfi, in questo caso, e i nani, in seconda battuta. E poi, se vogliamo, il vero nemico di queste razze sono loro stessi, il senso di vuoto che subentra nella maggior parte di loro una volta che le guerre sono finite, il culmine della potenza raggiunto da elfi e nani e che li porterà a capire che il mondo, come l'hanno conosciuto, è troppo piccolo per entrambi.

La seconda cosa che ho apprezzato è probabilmente imputabile a una mescolanza di fattori. Conoscevo già quel che sarebbe accaduto dopo i Giochi Funesti, ma ero curioso di scoprire come si era arrivati a questo punto, cosa c'era prima, e il libro mi ha soddisfatto; tanto ero preso dalla trama e dal ritrovarmi partecipe ai pensieri di Aurelien che a un certo punto mi ero quasi dimenticato che sapevo già come sarebbe finita. Inoltre ho apprezzato la presenza di sottotrame inaspettate, come Methke e la creazione dell'amuleto di Jyrien, che hanno decisamente aggiunto la sorpresa alla piacevolezza della lettura. Certo, arrivati alla fine, resta un po' di amaro in bocca, non per il libro, certamente, ma per come vanno a concludersi le cose: l'orgoglio di Kalanath, il suo infantilismo (quanti calci nel culo gli avrei dato!) e il suo continuo rapportarsi al padre, il suo volergli essere superiore, decretano in qualche modo il destino di tutte le terre di Mhur. Forse era così che doveva andare, forse tutti gli imperi sono destinati a ergersi fino a sfiorare il sole e poi a crollare. Chissà. Meditiamo! :)