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venerdì 17 dicembre 2021

Segnalazione "Emily Dickinson. La dama bianca" di Giacomo Ferraiuolo

 Segnalazione "Emily Dickinson. La dama bianca" di Giacomo Ferraiuolo

Bentrovati, lettori. Oggi vi segnalo l'uscita di "La dama bianca", nuovo romanzo di Giacomo Ferraiuolo, il principino delle tenebre, più volte ospite del blog, che torna con un libro edito da Watson Edizioni. Scopriamolo insieme!


Titolo: Emily Dickinson. La dama bianca

Autore: Giacomo Ferraiuolo

Editore: Watson Edizioni

Disponibile sul sito dell'editore e in libreria.


Quarta di copertina: Nelle vene della famiglia Dickinson scorre sangue di cacciatori. Benché siano ormai passati diversi secoli dall’Inquisizione, l’Ordine è ancora vivo e opera nell’ombra.

Emily non è a conoscenza di questo segreto, e rifiuta l’ossessione quasi morbosa che ha suo padre, Edward, per la religione.

L’equilibrio precario tra bene e male è spezzato quando Lorraine si presenta dal pastore Charles, chiedendogli di salvare il suo bambino battezzandolo.

Edward è presente e, certo che Lorraine sia una strega, convince Charles a esiliare la ragazza in un rifugio fuori la cittadina e prendere il bambino in custodia.

Sono sere solitarie per la nostra poetessa, chiusa nella sua stanza a scrivere e a studiare, cercando di reprimere la voglia di libertà che urla furiosa dentro di lei.

Una sera, poco dopo il tramonto, vede una dama bianca aggirarsi per la proprietà dei genitori.

Da quel momento la incontra anche nei suoi sogni, e ogni sera, all’imbrunire, vede le sue vesti pallide risaltare nell’oscurità.

Una notte, spinta da un richiamo atavico, decide di superare la paura e incontrarla.

La dama bianca, Amelia, la conduce nel bosco, dove vive.

Quella piccola comunità di ragazze libere ed emancipate affascina sin da subito Emily, troppo accecata da quella nuova possibilità per rendersi conto che in realtà…



Biografia: Giacomo Ferraiuolo

Classe ’86, sono un nomade, la mia casa è il mondo.

Autore Horror e membro della Horror Writer Association.

Ho pubblicato con la DZedizioni una raccolta di racconti ‘Non Devi Dormire‘, #1 su Amazon e 6 ristampe, e il romanzo ‘Nora‘ #1 per oltre un mese su Amazon e 3 ristampe, Sold Out al Salone Internazionale del Libro di Torino 2017, Vincitore del Premio di Letteratura Nazionale: Trofeo Cittadella, come ‘Miglior Romanzo Fantasy Italiano’.

Nel 2019 ho pubblicato il romanzo ‘Stanza 218’, sempre con la DZedizioni, e il racconto lungo ‘La Collezione di Bambole’ nell’antologia Horror Storytelling 4, edita dalla Watson Edizioni.

Il mio prossimo romanzo è in pubblicazione.

Sono stato selezionato in diverse antologie horror e il mio racconto ‘L’Ossario‘ ha vinto il premio ’24hr Writing’.

Sono un Social Media Manager, gestisco account social (Facebook, WordPress, Instagram, Twitter) per autori emergenti e associazioni culturali e mi occupo di Moderazione per un’azienda di Social Media che opera a livello internazionale.

La mia unica regola di vita?

Sempre pronto a nuove sfide!



domenica 30 maggio 2021

Segnalazione "Rasputin. L'ombra del monaco" di Miriam Palombi

 Segnalazione "Rasputin. L'ombra del monaco" di Miriam Palombi

Bentrovati, lettori. Oggi sono felice di presentarvi la nuova uscita della prolifica scrittrice Miriam Palombi: "Rasputin. L'ombra del monaco", edito da Watson Edizioni. Andiamo subito a scoprirlo!

Rasputin. L'ombra Del Monaco

Miriam Palombi

V volume della collana Ritratti

Prezzo: 12 euro

Disponibile su tutti gli store di libri e sul sito della casa editrice.

Quarta di copertina: L’esistenza di Grigorij è costellata da eventi soprannaturali. Dalla nascita, segnata tal tocco della Babajaga, alla sua appartenenza all’ordine eretico dei Flagellanti, fino ad arrivare ai fatti tragici, che la notte del 16 dicembre del 1916, lo condussero alla morte.

Da quel momento l’ombra del monaco incomberà su tutti coloro che lo hanno conosciuto; dalle ceneri di Grigorij, nasce Rasputin e la sua leggenda, in bilico tra realtà e finzione.

Ma cosa sarebbe accaduto se quel corpo gettato tra le gelide acque del fiume Nevka fosse rimasto incorrotto? Se la Morte avesse agito su di lui in modo misterioso.

Quale terribile compito avrebbe potuto assolvere nell’Operazione Barbarossa, sotto l’egemonia del Terzo Reich? Chi riuscisse ad allearsi con le forze ataviche che popolano le terre siberiane vincerebbe ogni conflitto.

Biografia autrice

Miriam Palombi nasce a Milano nel 1972. Ceramista e scrittrice, appassionata di cultura horror. Membro della Horror Writers Association. Tra i fondatori del blog Horror Cultura.

Autrice di narrativa horror, dark fantasy, thriller. Le sue opere esplorano un universo macabro e spettrale, ispirandosi ai temi più classici del genere.



Tra le sue opere di maggior successo:

L’ARCHIVIO DEGLI DEI. Thriller esoterico.

LE OSSA DEI MORTI, romanzo horror. Prefazione a cura di Paolo Di Orazio. 

IL PENTACOLO. Legacy of Darkness. Trilogia dark fantasy.


Buona lettura!


venerdì 18 dicembre 2020

Segnalazione "Creepy tales" di Miriam Palombi

Segnalazione "Creepy tales" di Miriam Palombi

Bentrovati, lettori. Oggi vi segnalo una super uscita: la signora dell'horror italiano, Miriam Palombi, chiude l'anno in bellezza con un nuovo romanzo, "Creepy Tales", edito da Watson Edizioni. Scopriamolo insieme!

Titolo: Creepy Tales

Autore: Miriam Palombi

Genere: Horror

Casa editrice: Watson 

Data di uscita: 17 dicembre 2020.

Prezzo cartaceo: 16,00 euro

Pagine: 190

Cover di Antonello Venditti


"Un libro dark che richiama alla mente il migliore Dickens, aggiungendo sfumature horror che ben caratterizzano lo stile dell'autrice"


Sinossi:

Primi del '900. Benjamin è un giovane orfano, ospite del st. Grace and Mercy, brefotrofio nei pressi di un piccolo villaggio inglese. Fin da subito si rende conto che l'istituto per ragazzi abbandonati non è il luogo rassicurante che tutti credono. Nel silenzio delle stanze vuote si muovono creature inquietanti. La scoperta di strane incisioni e stralci di una tetra filastrocca convinceranno Benjamin dell'esistenza di un mondo oscuro, in cui la Natura ha perso tutto il suo aspetto benevolo. 

Ad aiutarlo nell'impresa c'è Archibald Morgestein, enigmatico antiquario. Benjamin non ha altra scelta che persistere nella ricerca della verità per scoprire cosa in realtà si nasconde tra le mura dell'orfanotrofio. Una sola consapevolezza lo guiderà: alcune favole hanno il cuore più nero dell'inchiostro con il quale sono scritte.

Link per l'acquisto (dal sito editore).


Benjamin Winterbottom era convinto che non ci fosse nulla di più osceno e maligno del St. Grace and Mercy. 

L’orfanotrofio si ergeva come un gufo appollaiato sulla sommità della collina. Rapace, pronto a dispiegare le ali nell’attesa di ghermire piccoli topi. I bambini sperduti erano le sue prede preferite; non i monelli impenitenti narrati da Barrie nelle avventure di Peter Pan, ma quelli deboli e morenti, più simili a fantasmi evanescenti nella luce del crepuscolo. 


Biografia 

Miriam Palombi Nasce a Milano nel 1972. Ceramista e scrittrice, appassionata di simbologia e cultura horror. 

Autrice di narrativa horror, dark fantasy, thriller. Le sue opere esplorano un universo macabro e spettrale, ispirandosi ai temi più classici del genere.

Membro della Horror Writers Association. Tra i fondatori del blog Horror Cultura.

-2014 pubblica LE CRONACHE DEL GUERRIERO. GDS edizioni. Thriller storico.

-2016 pubblica L’ARCHIVIO DEGLI DEI. DZ Edizioni. Thriller esoterico. Menzione d’onore al Premio Holmes Awards. (articolo qua).

-2016 pubblica PICCOLI PASSI NEL BUIO. DZ Edizioni. Raccolta horror per ragazzi, edizione illustrata.

-2017 il racconto Miseri Resti Sepolti è incluso nell’antologia horror SPLATTER presenta B.I.H.F.F (Best Italian Horror Flash Fiction). Independent Legions Publishing.

-2018 pubblica MISERI RESTI SEPOLTI. DZ Edizioni. Raccolta horror. Presentato alla Fiera del libro di Roma, in occasione della conferenza “L’approccio alla Paura. Dall’adulto al fanciullo” (recensione qua).

-2019 pubblica LE OSSA DEI MORTI. DZ Edizioni. Romanzo horror. Prefazione a cura di Paolo Di Orazio (recensione qua).

-2019 pubblica IL PENTACOLO. Legacy of Darkness. DZ Edizioni. Trilogia dark fantasy.

-2020 pubblica DALLE TENEBRE. Myth Press. Raccolta horror che inaugura la collana Arcadia (articolo qua).


venerdì 19 gennaio 2018

Segnalazione "Il ballo degli infami" di Jack Sensolini

Segnalazione "Il ballo degli infami" di Jack Sensolini


Bentrovati, viaggiatori! Oggi vi porto nel mondo di Jack Sensolini, autore del romanzo fantastico "Il ballo degli infami", edito da Watson Edizioni. Pronti per scoprirlo?


Titolo: Il Ballo degli Infami
Autore: Jack Sensolini
Editore: Watson editore
Genere: Grimdark
Formato: Cartaceo/ Digitale
Pagine: 418
Prezzo: 15€ cartaceo / 1.99 ebook


Trama: Si sa: i re e gli eroi scolpiscono il proprio nome nella storia, gli infami muoiono. Dimenticati. Ma in quella tempesta di follia e potere che avvolge il regno di Abadonia, gli infami sono anche quelli che lottano e sputano sangue fino all'ultimo respiro.
Gli infami hanno visto Darcan dei Carte soggiogare un pezzo dopo l'altro tutti i domini sull'orlo della rivolta, in un'eterna partita al Gioco dell'Orda contro le sue mancanze di re, di padre e di uomo. Celebre anche come il Re di Cuori, per molti è soltanto il Re Cane.
Gli infami c'erano, quando Domdraco ha preso vita dalle leggende per difendere Dom e i suoi cittadini dai soprusi. Sono rimasti quando il Principe Ereditario ha assunto il comando dell'Arma abadoniana senza le qualità per farlo, trascinandola in un inferno.
E in quell'inferno gli infami ci sono tutti piombati dentro, e hanno ballato: fratello Gheorg ha intravisto un frammento del Grande Sogno e denunciato per primo il tradimento che ha provocato la guerra. Caio il Senzanome, leggendario generale del Primo Reggimento, maledice il giorno in cui dovrà separarsi dalla spada: un uomo la cui fedeltà al Sovrano viene prima di tutto, perfino della propria vita e di quella dei suoi figli. Suo figlio, appunto: il capitano Econ, il Cavaliere Volante osannato nelle ballate ed eroe suo malgrado, schiacciato dalla sua stessa fama e costretto a confrontarsi con quella del padre. Gustav CaneSecco ed Eduin il Bifolco, veterani che hanno sempre scelto la propria pelle, piuttosto che la gloria.
Su questo affresco di amore, odio, tradimento e morte, ballano gli infami.


«Se siamo fatti del sogno di Dio, il nostro doveva essere un incubo.»

Recluta sopravvissuta all'assedio di Fosse dell'Oblio  
Sudava talmente tanto che se avesse pianto nessuno se ne sarebbe accorto. E un tempo l'avrebbe fatto. Sicuro come la morte, che l'avrebbe fatto. Magari non la sua. Meglio quella degli altri. 
Ma adesso era un oligarca del santissimo ordine doselita, non un semplice giovanni. Per quanto possibile, doveva sforzarsi di nascondere le sue bassezze. 
Il sole stava tramontando a ovest, incauto come un bandito scoperto con la refurtiva. Sputò i suoi ultimi dardi di fuoco tra i rami della Foresta dei Mille Faggi, prima di tuffarsi nel cratere senza fondo della Ferita. Oligarca Gheorg vide il capitano Econ sollevare il braccio e ordinare ai suoi di fermarsi. 
«Forza, marmaglia. Da qui in avanti dovremo proseguire a piedi. Via le armature: se ci sentono arrivare siamo morti.» 
Cinquanta soldati smontarono dai cavalli tra borbottii e mugugni. Prepararono fiaccole, corde e rampini. Si erano tolti le corazze di bronzo, ora protetti solo dalle tenebre e dalla stoffa dei loro vestiti. 
Gheorg deglutì la paura e congedò il suo mulo con una carezza sul muso, poi si avviò a passo lento verso Econ.
Il romanzo è disponibile per l'acquisto su tutti gli store di libri e ebook (Amazon, casa editrice Watson). Potete seguire l'autore sul suo profilo Facebook! ;)



sabato 9 dicembre 2017

Recensione "Nero elfico" di Daniele Picciuti

Recensione "Nero elfico" di Daniele Picciuti

“Nero elfico” è un libro fantastico di Daniele Picciuti, edito da Watson Edizioni, in formato cartaceo e digitale. Non è propriamente un romanzo, ma neppure una raccolta di racconti; per definizione del suo stesso autore, è un “Serial Book Tutto-in-uno” che “si presenta al lettore con una ambientazione fantasy abbastanza classica” dove poi entra con prepotenza un’unica sola regola: “non ci sono regole”. Trattandosi di un bizzarro fiction, mescola infatti tanti generi diversi (dal fantasy stretto alla fantascienza, passando per horror e scene a tinte forti).
Ponte Spaccato è un villaggio sperduto di quattrocentocinquanta abitanti, un paese di fabbri, muratori, contadini, falegnami e artigiani, gente semplice che conduce una vita tranquilla. Finché non fa la sua apparizione Lacero, un mezz’elfo feroce e astuto, che nel giro di poco tempo riesce a diventare sceriffo.
Lui e Violata, la sua donna, una spietata assassina, si trovano presto al centro di una serie di macabri e sanguinosi avvenimenti che sconvolgono la cittadina. Il Male stesso, nelle vesti di alcuni personaggi diabolici e perversi – il demone Scribacchio, la contessa Bianca, il mago Grimorio, il nano Toro-Dai, il Negromante – si abbatte su quella povera gente che, suo malgrado, dovrà fare affidamento, per la propria sopravvivenza, al “male minore” costituito dalla scanzonata coppia di criminali. 
Della partita saranno le terribili gemelle Coro, il Castigatore muto, il grosso Melmone e sua madre Poiana, e numerosi altri personaggi uno più improbabile dell’altro… Presto, tutti comprenderanno che l’ago della bilancia in questo scontro è il Trono d’ossa, un antico artefatto che dà, a chi vi siede, il dominio sui morti.

Come indicato sopra, il libro si compone di un insieme di episodi, riassumibili con i titoli dei capitoli: “Il mistero delle vergini morte”, “A.A.A. Sceriffo cercasi”, “La contessa Bianca”, “I giorni dell’anello”, “L’eroica missione”, che compongono la prima parte, che segna fondamentalmente l’arrivo e la presa di potere di Lacero sulla comunità di Ponte Spaccato, il legame con Violata e le primi missioni. La trama si fa più fitta, e più compatta, più romanzo, nella seconda parte, che ruota attorno al Trono d’Ossa infatti, culminando con la battaglia a Serafinia e la conclusione, momentanea, delle vicende di Lacero e del resto degli abitanti di Ponte Spaccato. Anche gli episodi singoli, comunque, soprattutto quelli della prima parte, non sono storie a sé stanti ma approfondiscono comunque la trama orizzontale, dando spazio a personaggi secondari o spiegando meglio alcune situazioni importanti ai fini dello sviluppo della trama. Va da sé che la curiosità del lettore per ogni aspetto della vita quotidiana del paesino e dei suoi abitanti rimane al massimo per tutto il libro, per cui ben vengano anche episodi autoconclusivi.

Lo stile è uno dei punti di forza del libro, ed è proprio come dovrebbe essere. Ogni storia, per colpire, ha bisogno non soltanto di una trama solida e di personaggi che escono dal libro, ma anche di essere raccontata con lo stile giusto, usando le parole adeguate al tipo di storia da raccontare. Ecco, l’autore ci riesce perfettamente, perché “Nero elfico” è raccontato come deve essere narrato: senza fronzoli, con uno stile diretto, faccia a faccia, muso a muso; uno stile che non esita a adattarsi anche al parlato dei personaggi (come il caso del “diaio” scritto da Melmone) o alle situazioni più d’azione e di battaglia. Nel corso del romanzo, le situazioni e i personaggi sono i più vari, in un calderone di generi e influssi letterari che spaziano dal fantasy più epico alla fantascienza, dall’horror a scene di puro sesso animalesco, il tutto condito con la giusta ironia, esagerando volutamente alcuni aspetti, appunto, bizzarri, siano le prestazioni del nano Toro-Dai, sia la sequela di morti che Lacero e Violata si lasciano dietro, la goffaggine di alcuni personaggi o l’assurdità di situazioni frutto della commistione di generi.
Violata rifiutò cortesemente quella melma nauseabonda che esalava miasmi sanguigni e si sistemò su una sedia in disparte, a rimirare l’arredamento interno di quella stamberga. C’erano pelli d’orso sul pavimento a far da tappeti e pelle di cervo lavorate a oscurare le finestre, teste di cinghiale sul caminetto e sull’uscio, zanne di drago in bella vista al centro del tavolo, collane di nasi strappati e orecchie tagliate a far da corredo a piccoli quadri, per lo più ritratti di elfi e gnomi morti, appesi a quelle che sembravano unghie di troll conficcate nel muro. L’odore di sangue e budella che appestava la casa le dava il voltastomaco.


“Nero elfico” è un romanzo geniale. Ok, l’autore ha detto che non è propriamente un romanzo in senso stretto, ma considerando l’assenza totale di regole, chissenefrega. Inoltre la sua struttura unitaria, che ruota attorno alle vicende di Lacero e Violata e dei poveri abitanti di Ponte Spaccato (il cui numero, come indicato a apertura e chiusura del libro, si riduce sempre di più), lo avvicina più a un romanzo che a una raccolta di racconti. E’ geniale perché mette il lettore di fronte a situazioni eterogenee e bizzarre (volutamente, ovvio), scardinando le regole di un fantasy tradizionale e mescolando generi diversi in un pentolone che, però, alla fine funziona, sempre tenendo fede all’unica regola, ossia l’assenza di regole stesse. Per cui ecco che in una placida cittadina di quello che potrebbe essere il selvaggio west un giorno arriva… un mezz-elfo, e poi un licantropo, senza dimenticare i negromanti, i troll, gli gnomi e… altre forme di vita. Mescolanza di personaggi ma anche di situazioni: dall’investigazione per trovare l’assassino delle vergini, alle battaglie tra male e Male (di bene, in verità, ce n’è molto poco), da possessioni demoniache a cerche (quest) inconcludenti, insomma un vero e proprio potpurri di generi, situazioni e personaggi, che colpisce il lettore ma che anche lo entusiasma, in quanto sostenuto da una trama solida e sempre ricca di colpi di scena. Nuovi misteri, nuovi nemici, nuovi motivi di scontro (il tutto condito da un’ampia dose di sesso, carnale e animalesco) si succedono a ogni pagina, aumentando la voracità del lettore. 

Va detto, però, che non è un romanzo per tutti; i puristi di qualche genere potrebbero storcere il naso di fronte all’approccio dissacrante dell’autore, e anche chi non apprezza il linguaggio nudo e crudo, le scene splatter o ad alto contenuto erotico, potrebbe storcere un po’ il naso. Ma è proprio questo il bello di “Nero elfico”, il fregarsi di tutte queste regole, della morale (che, volendo, comunque c’è), dei canoni letterari, dei confini dei generi, lasciando la penna libera di schizzare ovunque. E’ un romanzo anarchico, che si prende tutte le libertà che vuole, che rinfresca, in mezzo a tanta massificazione stantia (soprattutto da parte dei giovani scrittori italiani), che aggredisce, che sorprende, ma soprattutto che diverte. Perché, in tutto quel caos (demoniaco e demenziale), non c’è la tragica drammaticità di “Il trono di spade” o l’agghiacciante atmosfera di certi racconti di Lovecraft, c’è solo una forte tendenza a sopravvivere e a godersela nel frattempo. Una filosofia del Carpe Diem di cui Lacero e Violata sono espressione. A ben pensarci, niente di diverso in fondo da quello che accade nella vita di ogni persona che lotta continuamente contro tanti mali, scegliendo a volte quello minore.

(Mia recensione originariamente apparsa sul sito "Le lande incantate).

mercoledì 9 marzo 2016

Primavera di libri - Valentina Capaldi



PRIMAVERA DI LIBRI - VALENTINA CAPALDI

Dopo la piccola pausa di ieri, dedicata a Nonna Dora e a tutte le donne che, come lei, continuano a combattere, oggi riprendono le interviste regolari del Calibrario della Primavera che ha il piacere di ospitare Valentina Capaldi, giovane scrittrice già segnalata su questo blog. Il suo ultimo romanzo, "Dopo cinquecento anni", edito da Watson Edizioni, mescola infatti storia, mitologia e tanta fantasia per regalare al lettore un'avventura attraverso il tempo, e lo spazio. Scopriamo qualcosa di più su l'autrice in questa intervista esclusiva! :)

***
 
INTERVISTA A VALENTINA CAPALDI

Ciao Valentina,
parlaci un po’ di te. Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni?

Ciao e grazie per questo spazio.
Amo dedicarmi a tutto ciò che fa cultura; non solo letteratura, ma anche arte e musica.
In primis, leggo tantissimo e scrivo.
Negli ultimi anni mi sono orientata verso la promozione degli scrittori emergenti italiani, perciò diciamo che un buon 60/70% dei libri che leggo appartengono a questa categoria. Gestisco un blog dove cerco di dare visibilità a quello che io ritengo meritevole, e ce n’è di roba buona, nonostante i pregiudizi che circolano sui romanzi italiani, soprattutto fantasy.
Poi nel tempo libero (sempre meno) suono il sassofono e, siccome non so tenere ferme le mani, pasticcio con l’argilla e le paste polimeriche. 


Com’è stato, e com’è tutt’oggi, il tuo approccio alla scrittura? Perché scrivi? Per piacere, per passione, per lavoro? Verso quali generi, o quali tipi di storie, sei orientata?

Io scrivo perché ho delle storie da raccontare, in primo luogo a me stessa. Per me vale la regola “scrivi il libro che vorresti leggere”. Perciò il genere di storie che scrivo sono quelle che piacciono a me, quelle che ho bisogno di vedere stampate su carta.
La scrittura è, quindi, una passione e una necessità. A volte, però, scrivo anche per lavoro (in ambito giuridico prima di tutto, e poi sono da poco partita con l’attività di editor).
Sono generalmente orientata verso il genere fantasy, o almeno lo sono stata fino a ora.
Il motivo, semplicissimo, è che non mi sono mai sentita abbastanza esperta per scrivere della realtà e il fantasy mi dà più libertà di movimento (anche se non invento tutto di sana pianta. Per il fantasy ci vuole una mole non indifferente di documentazione).
Il mese scorso però ho cominciato a scrivere un romanzo più realistico. Vedremo se sarà una mosca bianca. 

Cosa ne pensi della distinzione di “generi”. Sei un tipo piuttosto settoriale al riguardo o ti piace sperimentare, spaziare anche da un genere all’altro, lasciando la penna libera di scrivere ciò che vuole?


Conosco e studio le differenze di genere della letteratura fantastica perché mi serve per il mio lavoro di editor, ma nella scrittura non sono affatto settoriale, infatti di solito ho difficoltà a definire il genere dei miei romanzi che, bene o male, sono tutti dei crossover. Prendi “Dopo cinquecento anni”. È un fantasy storico nella prima metà e un non-so-cosa nella seconda.
A volte sento persone dire che il fantasy deve essere canonico, perché il lettore si aspetta di trovarci dentro determinate cose, ma non sono d’accordo. Per me l’intersezione dei generi è molto più interessante, perché permette all’autore di esprimersi in maniera più approfondita e al lettore di trovare spunti e idee più originali.

Come è nato il tuo ultimo romanzo, “Dopo cinquecento anni”? Cosa volevi raccontare?

Dopo cinquecento anni” è nato da un’idea che mi è venuta un giorno, una delle questioni “cosa succederebbe se” che costruiscono la letteratura. Cosa succederebbe se una bambina venisse cresciuta da un demone? All’inizio era un racconto costituito solo dalla seconda parte del romanzo (molto più breve, per altro), ma poi l’idea di questi personaggi che se ne vanno a spasso nella storia mi è piaciuta talmente tanto che ho voluto approfondire.
Trovavo interessante, poi, che il protagonista fosse un cattivo, un anti-eroe. Non è che volessi raccontare qualcosa di particolare (non metto mai una morale nei romanzi) ma la storia era buona e meritava di venire scritta.

Una particolarità di “Dopo cinquecento anni” è che il romanzo spazia sia nel tempo ma anche proprio nello spazio. È stato divertente scrivere capitoli ambientati in epoche e luoghi diversi? Hai svolto delle ricerche (se sì, di che tipo, come ti sei mossa?) per documentarti al riguardo?

Ho svolto tantissime ricerche! Dato che il romanzo parte nel 1508 ho dovuto capire innanzitutto come fosse l’Europa rinascimentale, e qui ho attinto dalle mie conoscenze, dai libri di storia e da Internet. Non sono stata molto precisa nella collocazione spaziale (le città in cui i personaggi si trovano non vengono mai nominate) per evitare ricerche troppo approfondite, ma ho tentato comunque di rendere l’ambientazione credibile.
La cosa è stata un po’ diversa per la parte che si svolge in America Latina, tra i Mexicas (gli Atzechi). Ho seguito pedissequamente un libro scritto da uno storico del 1800, il signor William Prescott, che fece una ricostruzione incredibile della società dei Mexicas e del viaggio di Cortés. È merito suo se sono riuscita a inserire tanti dettagli. 


Una curiosità: come scegli i nomi per i tuoi personaggi? Puro gusto personale? Hanno qualche significato? Ti ispiri a qualche fonte?

Tre parole: fantasy name generator. Si tratta di generatori che si trovano in Internet, comodissimi. Tanto i nomi di solito non devono avere un significato particolare, solo il suono adeguato all’ambientazione. Questo perché quando un bambino nasce non riceve già dai suoi genitori un nome che si sposi con quello che diventerà in futuro; il signor Thorin Scudodiquercia non è nato Scudodiquercia, lo è diventato in seguito. Però è importante la coerenza con l’ambientazione. Tighe, per esempio, mi pare fosse un nome celtico, mentre per gli indios dell’America Latina ho ricercato nomi utilizzati in quelle zone.

Generi e attualità: spesso, una certa critica miope (tutta italiana) accusa la letteratura di genere di essere puro edonismo, eppure è possibile servirsene per affrontare temi attuali e scottanti (qualche esempio? La prostituzione, la violenza sulle donne, gli abusi sui minori, il tema del diverso e quant’altro). Cosa ne pensi al riguardo?

A volte sì, è edonistica, ma va bene anche così. Però non è sempre vero, anzi, nella maggior parte dei casi non lo è. La fantascienza non è mai stata puro edonismo, tanto per dire. Senza andare a scomodare Asimov e Dick, penso a un romanzo che ho letto ultimamente, “The windup girl” di Paolo Bacigalupi, che tratta il tema etico della biogenetica. Per quanto riguarda il fantasy, ci sono fior fiore di studi sul senso nascosto ne “Il signore degli anelli”, e lo stesso Tolkien non lo ha scritto certo in due giorni solo per soddisfare il suo ego. 

Anche se vado un po’ off topic, vorrei dire che quello che le persone non capiscono (a volte non lo capiscono neanche gli scrittori, creando così un danno d’immagine anche a quelli che invece lo sanno) è che la letteratura di genere, soprattutto il fantasy, non viene scritto e non deve essere scritto giusto perché è più facile (m’invento quello che voglio). Al di là dei temi che si possono trattare (e io credo che già approfondire un tipo di relazione tra personaggi possa rendere un romanzo interessante) bisogna tener conto della sospensione dell’incredulità. Coerenza, ambientazione, verosimiglianza. 

Per tornare alla domanda, leggendola mi viene in mente che anche io ho scritto, per esempio, sul tema del diverso nella trilogia incompiuta (perché manca ancora il capitolo 3) di “Elfo per metà”, che trattava il dramma (se così vogliamo metterla) di un mezzo elfo che non era ben accetto né dagli elfi né dagli umani. E ho trattato il tema della collaborazione tra popoli ne “Il segreto dell’ambasciatore” (questo lo dico per puro marketing. Siccome è il mio romanzo più bello, se volete lo trovate su Amazon). Sai, il punto è che a volte il tema “etico” o “sociale” è anche un buono spunto attorno al quale costruire una storia che non sia solo la banale lotta tra bene e male.

In Italia ci sono più scrittori che lettori, e non è un modo di dire ma realtà. Lasciando da parte i problemi, cosa consiglieresti per uscire da questa situazione critica? Un’idea, una ricetta primaverile per incentivare la lettura, quale potrebbe essere secondo te?

L’altro giorno ho letto non so dove la proposta di allegare ai libri un preservativo per incrementare le vendite. Ora, a parte che non capisco la relazione tra le due cose (i libri sono afrodisiaci?) mi pare una gran sciocchezza inventare espedienti per incentivare la lettura, come per esempio i “libri distillati”.
Una persona ama leggere oppure no, non c’è via di mezzo. Bisognerebbe fare molto più lavoro sui bambini, a casa e nelle scuole, ma se uno non ha la passione non gliela si può inculcare.
A me non verrà mai la passione per il polo, per esempio, ma c’è gente che ne va matta.
Il problema serio sono quelli che scrivono senza leggere (e sono tanti, credimi). Scrivere senza leggere è impossibile. Un editor appena uscito dall’università si accorge subito di uno scrittore che non legge, perché fa errori che altrimenti sarebbero impensabili.
Di solito questi “scrittori” vanno a finire nel mare magnum dell’autopubblicazione o dell’editoria a pagamento, intasando il mercato di schifezze che sarebbero evitabili semplicemente con un po’ di passione e di studio. Loro sono quelli che scrivono per puro edonismo, non chi fa letteratura di genere. 

Una domanda finale a bruciapelo: qual è il tuo libro? Il libro che senti tuo, che ti descrive meglio e che vorresti consigliare ai lettori?

Non lo so, questa domanda è difficile! Ce ne sono veramente tanti che sento miei a seconda dei diversi periodi della vita, quindi se volevi una risposta concisa non posso dartela.
Posso dirti qual è il libro che mi è piaciuto di più l’anno scorso: “Il vangelo secondo Biff” di Christopher Moore. Non ho mai riso e pianto tanto in una volta sola.

Grazie per essere stata ospite del blog “I mondi fantastici”.

 Se volete scoprire qualcosa di più su Valentina Capaldi e i suoi lavori, vi rimando al sito della scrittrice.