giovedì 4 agosto 2016

La leggenda di Colapesce, di Gianluca Malato

LA LEGGENDA DI COLAPESCE, di Gianluca Malato

Ultima segnalazione per il blog "I mondi fantastici" prima di prendersi qualche giorno di pausa. Mi fa piacere chiudere con l'amico collega Gianluca Malato, spesso ospite di questo blog, e con il suo interessante lavoro "La leggenda di Colapesce", un testo teatrale ispirato a una leggenda siciliana. 

L'autore lo presenta così: "E’ un atto unico tratto da una leggenda del Sud Italia che vede come protagonista Colapesce, un nuotatore di Messina con grandissime capacità la cui fama raggiunge re Federico II di Svevia, che gli chiede di dimostrare le sue capacità e di stupirlo con le meraviglie che Colapesce ammira sul fondo del mare. 

Ricordo quando, da bambino, ci facevano assistere a delle rappresentazioni teatrali su questa storia. Ogni persona in Sicilia e non solo conosce questa leggenda, la quale si articola in tantissime varietà, diverse a seconda della città. Io ho provato a fare un collage comune per creare una storia il più omogenea e scorrevole possibile. Ho inserito anche una storia d’amore, che non ho trovato nelle varianti della leggenda tradizionale. Mi sono divertito parecchio a scrivere questo testo che è il mio primo testo teatrale (esclusi alcuni esperimenti). Non è stato molto faticoso, complice anche il fatto che i personaggi e la trama erano già quasi pronti. Mi piace un sacco il confronto tra l’austerità del re e la ferrea lealtà di Colapesce, il quale acconsente a partecipare a una missione suicida poiché è il re stesso a chiederglielo."

Titolo: La leggenda di Colapesce
Autore: Gianluca Malato
Editore: selfpublishing
Genere: testo teatrale
Formato: digitale e cartaceo
Prezzo: gratis il digitale / 3,63 euro il cartaceo
Disponibile sul sito dell'autore e su vari store
Su Amazon ordinabile il cartaceo

Trama: un’antica leggenda dell’Italia meridionale ha come protagonista il giovane Colapesce, formidabile nuotatore messinese in grado di nuotare a grandi profondità e di trattenere il respiro per giorni. Le sue straordinarie capacità arrivano presto all’orecchio del Re di Sicilia Federico II di Svevia, il quale decide di metterlo alla prova. Un grande pericolo è però nascosto nelle profondità del mare e minaccia la Sicilia intera. Una delle tre colonne che reggono l’isola rischia infatti di crollare. Il sovrano gli ordina di indagare, ma Colapesce sa che se tornerà negli abissi dovrà scegliere se fare quanto il re gli ha ordinato oppure decidere di mettere a repentaglio la propria vita per salvare la Sicilia dalla distruzione.

Chi è l'autore? 
Gianluca Malato è nato a Erice nel 1986. Scrive per diletto sin dall'età di 16 anni, pubblicando romanzi brevi e racconti di genere fantastico in vari siti Internet specializzati. Nel 2008 comincia a collaborare come redattore con il giornale online Fantascienza.com, per il quale scrive notizie sul mondo del cinema e articoli di divulgazione scientifica, inoltre ha collaborato con il portale Silenzio-In-Sala.com, con la rivista Fantasy Magazine e con il blog Ossblog.it. Trasferitosi a Roma, si laurea in Fisica Teorica con indirizzo Meccanica Statistica dei Sistemi Complessi presso l'Università "La Sapienza", trovando successivamente lavoro nel settore informatico. 

Nel 2014 pubblica con la formula del self-publishing una seconda edizione del suo primo romanzo "Il Golem". Nello stesso anno la rivista Fantasy Magazine pubblica il suo racconto di genere sword and sorcery "Razziatori di tombe", ambientato nello stesso contesto fantasy del romanzo "Il cuore di Quetzal" (articolo qua), sempre del 2014 ed edito da Nativi Digitali Edizioni. Nel 2015 pubblica i racconti "La Maschera d'Oro" e "Il Demone di Fuoco" (articolo qua e qua) brevi spin-off de "Il cuore di Quetzal". Nello stesso anno pubblica a puntate il romanzo fantasy "La Torre del Gigante" e si avvicina al genere Steampunk pubblicando con Dunwich Edizioni il romanzo breve "Vapore Nero" (articolo qua) e i racconti "Sulla rotta della Black Steam" e "Il sogno di Icarus". Nel 2016 pubblica il racconto horror "L'isola del male" (articolo qua), ispirato i miti di Cthulhu di H.P. Lovecraft.

mercoledì 3 agosto 2016

Segnalazione fantasy "Una nuova stella" di Nicola Cantalupi

"UNA NUOVA STELLA" di Nicola Cantalupi

Penultimo aggiornamento prima della (breve) (ahimè) pausa estiva del blog, dedicato quest'oggi al libro di un amico collega scrittore viareggino: "Una nuova stella", terza e conclusiva parte della trilogia "La terra dei draghi", edita da Giovane Holden Edizioni. La saga era iniziata con "L'antica stirpe" e proseguita con "L'ultimo dei Meadaras", entrambi segnalati qua, e adesso giunge a compimento con l'ultimo combattivo, e decisamente intenso, capitolo.



Titolo: Una nuova stella
Autore: Nicola Cantalupi
Editore: Giovane Holden Edizioni
Genere: epic fantasy
Formato: cartaceo e digitale
Prezzo: 15 euro (cartaceo). Digitale in lavorazione.
Disponibile su tutti gli store di libri
Pagina sul sito Giovane Holden Edizioni
Pagina FB di La Terra dei Draghi
 

Trama: 
Dopo “L’antica stirpe” e “L’ultimo dei Meadaras”, il terzo capitolo della trilogia “La terra dei draghi”. L’antica magia che gli ultimi Signori dei Draghi lanciarono, sacrificandosi, per proteggere le popolazioni delle grandi città dall’avanzata dell’orda oscura durante la più spietata battaglia del passato, si è indebolita. Da Amhonùn un eterogeneo gruppo di eroi si è messo in cammino attraverso le Terre Nere sì da avvertire ogni razza libera circa l’evolversi della situazione e soprattutto, con l’intento di convincere ogni popolo a scendere in guerra contro le Forze Oscure.
 
Grazie al loro coraggio, a Isenord, la resuscitata Alleanza dell’ovest fra elfi, nani, uomini e Meadaras riesce a infliggere una dura sconfitta all’Oscuro Signore e a riportare speranza ma molto è stato rischiato e ancor più saranno i pericoli da affrontare. Imperativo adesso è raggiungere Amhonùn il più in fretta possibile. E il primo a fare ritorno tra le ancestrali pietre della Grande Muraglia è l’ultimo Signore dei Draghi che reca con sé una Samaire priva di sensi e ormai in fin di vita. Solo le cure degli Enduil la possono salvare. Ragguagliati da Johan, i valorosi guerrieri dell’Antica Stirpe si preparano allo scontro decisivo confidando nell’arrivo degli alleati prima che tutto abbia inizio. Ma Nubi Oscure in tumulto, simbolo dell’imminente arrivo del nemico, si addensano nel cielo.
 
Nel passato di Carmas si cela, forse, la chiave per affrontare l’Oscuro Signore. Riuscirà il saggio elfo a raggiungere Amhonùn in tempo? Spetterà al giovane Meadaras e al suo drago Luxi decidere, come fu scritto in un’antica profezia, le sorti della guerra. Un romanzo dai toni epici, declinato nel più puro canone fantasy. 

Chi è l’autore?
Nicola Cantalupi è nato a Viareggio nel 1981. Innamoratosi del genere fantasy grazie alla trilogia di Guerre Stellari, la sua passione esplode con la lettura di Tolkien, suo maestro indiscusso. Dopo aver scoperto in una biografia che il professore di Oxford iniziò a scrivere per avere modo di leggere ciò che realmente aveva piacere di leggere, Nicola decide di dedicarsi al progetto di La Terra dei draghi, con l’intento, proprio come fece Tolkien, di scrivere un romanzo i cui contenuti facciano riflettere il lettore.

Ricordo che, per chi è in zona Versilia, Nicola Cantalupi presenterà "Una nuova stella" giovedì 11 agosto al Bagno Paradiso di Viareggio (Viale Regina Margherita 70) durante la terza serata della rassegna "Un libro al tramonto": Aperitivo fantasy.
 

martedì 2 agosto 2016

Segnalazione fantasy: "Il segno della tempesta" di Francesca Noto



Segnalazione fantasy: "IL SEGNO DELLA TEMPESTA"

Una segnalazione che aspetta da tanto tempo e che finalmente riesco a presentare. Da oggi, tre giorni di segnalazioni di romanzi fantasy in uscita, poi pausa fino alla prossima settimana. Anche gli scrittori, a volte, depongono la penna! Intanto vi presento la giovane scrittrice Francesca Noto e il suo romanzo fantastico "Il segno della tempesta", edito da Astro Edizioni, dal taglio decisamente giovanile.

Risveglia i nodi. Temi la tempesta, e il suo guerriero!


Titolo: Il segno della tempesta  
Autore: Francesca Noto  
Editore: Astro Edizioni
Genere: Fantasy romantico
Target: young adult 13/18 anni
Pagine: 352 
Formato: cartaceo e digitale
Prezzo: 14,90 euro (cartaceo), 2,49 euro (digitale) ISBN-13: 978-8899768089
Data di uscita: 4 aprile 2016
Disponibile su tutti gli store di libri e sul sito dell'editore
Su Amazon potete leggere un estratto!

Chi sceglie questo libro, legge anche: Cassandra Clare, Shadowhunters, Mondadori 2016


Trama
Lea Schneider ha un dono, o forse una maledizione. Riesce a percepire con impressionante chiarezza le emozioni altrui. È sempre stato un fardello complicato da gestire, in grado di trasformare la sua adolescenza in un inferno. Anni dopo, le sue capacità tornano a manifestarsi con forza. In preda a strani sogni premonitori, Lea decide di fuggire verso la regione più selvaggia della Florida, dove è stata concepita vent’anni prima. Ciò che non sa è che quel viaggio ‒ come il suo dono ‒ fa parte di un disegno più grande. Chi è Sven, il ragazzo senza un passato e dotato di capacità ben più potenti delle sue? Nuove forze scoprono le carte di una partita antica, di cui i due giovani sono il fulcro.
Lea e Sven si troveranno nel mezzo del conflitto tra i Waerne, antichi guardiani della nostra realtà, e i Fjandar, asserviti a esseri che di questo universo non fanno parte, ma che diverse volte hanno interferito con le sue sorti. Mentre un portale tra i mondi rischia di essere profanato, Lea dovrà trovare il coraggio di guardarsi dentro e affrontare le proprie paure. Intanto, Ragnarök, il crepuscolo del mondo, si avvicina...



Chi è l'autore? 

Francesca Noto è giornalista e traduttrice di romanzi e riviste. Appassionata di heroic fantasy, scherma medievale, equitazione, giochi di ruolo e videogiochi fin da bambina, è stata caporedattrice del magazine “Pokémon Mania”, nonché docente di Game design allo IED di Roma.
Il suo lavoro e i suoi interessi l’hanno spesso condotta all’estero, in particolare negli Stati Uniti, paese a cui è molto legata. "Il segno della tempesta", concepito nel periodo dell’università, è il suo romanzo d’esordio.


Il cielo aveva la tonalità opaca e polverosa di una tavola d’ardesia. Non c’era luce che potesse filtrare attraverso quel nero lavagna, sporco come l’anima di un peccatore, denso di nuvole di tempesta. Tranne che per i lampi. O erano soltanto i riflessi sconvolti delle luci della città? Gli sembrò strano riuscire a vedere quei particolari, attraverso la consapevolezza dolente di quelli che potevano essere i suoi ultimi istanti nel mondo dei vivi.

Non riusciva più a muoversi. Aveva tentato, aveva lottato. Ma erano in troppi. Non c’era stata fuga possibile, fin dal primo istante. Fin da quando lui l’aveva fissato dritto in volto, con quei suoi occhi freddi, gli occhi di un cobra conscio del proprio veleno mortale, e gli aveva intimato di scegliere.

«O lei, o te. Decidi». Le parole che nessuno vorrebbe mai sentir pronunciare nella propria vita.

Sarebbe potuto fuggire, a quel punto. Ne aveva avuto la possibilità. Aveva capito, con la certezza nitida e chiara di un’immagine su uno schermo ad alta risoluzione, che sarebbe stato in grado di dileguarsi, di far perdere ancora una volta le sue tracce. In fondo, era conscio che non era lei la ragazza che stava cercando. Forse era così che sarebbe dovuta andare. Ma lo sapevano entrambi che era già finita, a quel punto. Non era fuggito.

«Lasciala stare, non è lei che vuoi». Così, aveva decretato la propria fine.

Il dolore era qualcosa di profondo, denso, concreto. Piombo fuso nelle sue vene, pesante, lacerante. Ogni respiro era come una fiammata di ritorno nei suoi polmoni. Intorno a lui quelle sagome immobili, svettanti, intabarrate di nero. Le sbarre della sua ultima prigione, fantasmi oscuri, uniti da un’energia vibrante che contribuiva al suo tormento. Il suo sangue sulla neve, in quella notte illuminata soltanto dal rosso cupo delle torce piantate nella radura, sembrava macchiarla di vernice densa, come fosse una finzione, la scena costruita di un film.


Ma non era un film. Era la realtà, una realtà distorta dalla sofferenza che stava provando. Dalla consapevolezza di aver fallito. Lo vide incombere su di lui, schiacciarlo con il proprio peso, insaccandogli le ossa rotte. Schiuse le labbra in un gemito, rauco come il sibilo di un mantice rotto, troppo stremato, credeva, per urlare ancora.

«È finita. Avresti dovuto pensarci prima. Avresti dovuto scegliere con più astuzia da che parte stare, e non puoi dire che non ti abbia avvertito. Ma sei solo... e morirai da solo, Valoisa, con la runa di Thurs incisa sul cuore. Questo è il tuo wyrd». La sua voce era come mercurio, liquida, cromata, veleno concentrato in ogni sillaba che pronunciava.

«Vai all’inferno...», ebbe la forza di pronunciare, inghiottendo una boccata di sangue. Parole appena udibili, che si persero in un debole rantolo. «Questo è il tuo wyrd, figlio di puttana!».

«Certo, tu comincia pure a mostrarmi la strada, intanto», ribatté l’altro, con una bassa risata malevola. «Perché Valoisa muore stanotte».

L’uomo sollevò la mano. Stringeva qualcosa nel pugno, qualcosa di allungato e scintillante. Era il bagliore dei lampi, o la sua mano a brillare di una sinistra aura opalina? Non ebbe il tempo di chiederselo. Vide il braccio di lui fermarsi all’apice, e poi calare in un affondo violento. Sentì la punta metallica piantarglisi nel petto, penetrare sopra la clavicola sinistra, inchiodandolo al suolo. Sgranò gli occhi, inarcando la schiena in un movimento convulso, mentre quello che aveva creduto il limite massimo del dolore raggiungeva un livello nuovo, proiettandolo in un baratro ancora più profondo. Fu allora, fissando con i propri occhi sconvolti quelli del suo avversario, che comprese che, per quanto potesse sembrare impossibile, la sua sofferenza era soltanto all’inizio.

Scoprì in quel momento che era ancora in grado di urlare.