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venerdì 21 giugno 2024

Recensione "Agata degli spettri" di Varla Del Rio

 Recensione "Agata degli spettri" di Varla Del Rio

Bentrovati, lettori. Oggi parliamo del nuovo romanzo di Varla Del Rio: "Agata degli spettri", edito da Bakemono Lab, di cui vi avevo segnalato l'uscita qualche giorno fa.

Il libro è molto breve, si legge in poco tempo, ma è ricco di avventure e permeato da un senso di mistero che ricorda i romanzi gotici ottocenteschi. La protagonista è Agata, ritratta anche nella magnifica copertina, una ragazza siciliana, vissuta alla fine dell'Ottocento, costretta a lasciare la terra natia a causa di un lutto in famiglia, e anche di dicerie e superstizioni popolari. Si ritrova a vivere a Torino, insieme alla zia, in un istituto religioso, in cui inizialmente fatica a integrarsi, soprattutto a causa dell'ostilità (reciproca) di un'altra ragazza ospite della struttura. 

Oltre alle difficoltà familiari e di adattamento, nel corso della storia Agata deve fare i conti con una sua capacità particolare, che inizialmente fatica a capire e a gestire, temendo di diventare "pazza" come la madre, o peggio ancora maledetta. Siamo in un'epoca infatti in cui i pregiudizi erano molto radicati, soprattutto nel mondo rurale della Sicilia, ma non soltanto. 

Sarà l'amicizia inaspettata che instaurerà con un'anziana ospite dell'istituto e con la giovane Matilde a cambiare la sua vita e a farle riscoprire la bellezza della luce e dei rapporti con gli altri.

Il romanzo è molto scorrevole, scritto con un linguaggio immediato e coinvolgente, complice la scelta del narratore in prima persona, proprio Agata, che ci narra le sue avventure, avvenute qualche tempo prima. Questo le permette di giocare un po' con la narrazione, di inserire qualche commento, piccole considerazioni che fanno riflettere il lettore e spesso incuriosiscono, anticipando l'arrivo di qualcosa...

La componente fantastica non è eccessiva, né predominante, ma è filtrata da quell'aura di mistero tipica dei primi romanzi gotici, dove a dominare è appunto il senso di straordinarietà della faccenda, di mancanza di comprensione razionale, di enigma, che rende tutta l'atmosfera molto più affascinante. 

Il ritmo è ben ponderato, soprattutto nella prima parte: Agata si prende il suo tempo per raccontare la sua storia, i suoi legami familiari, le maldicenze dell'epoca che hanno segnato la sua giovane vita e la sorte di sua madre. Così anche il lettore ha tutto il tempo di familiarizzare con lei e con l'ambiente.

Ultimi, ma non meno importanti i luoghi, che, come ricorda Agata: "custodiscono la nostra memoria". A partire dall'amata casa siciliana, dove aveva vissuto con i genitori, all'inizialmente odiato istituto delle suore, al bosco dove, come da tradizione della quest, finisce per smarrirsi alla ricerca di Emilio, a Torino, grande città che all'inizio sente lontana, distante da sé.

Nel complesso, una lettura scorrevole, da gustarsi pagina dopo pagina, con calma, per avventurarsi nel fantastico mondo di Agata... e di ciò che è in grado di scoprire. 

Altre informazioni sul sito Bakemono Lab!



martedì 19 gennaio 2021

Segnalazione "Gotico Italiano - Il vizio di uccidere"

  Segnalazione "Gotico Italiano"

Se il fumetto si fonde al racconto nero, nasce “Gotico Italiano”. Un format innovativo che intreccia graphic novel e racconto nella stessa opera, in cui l’autore delle due vicende è lo stesso che ha realizzato  la storia trasformata poi in sceneggiatura per il fumetto. 

Gotico Italiano, edito dalle Edizioni Horti di Giano, è un Albo che vuole creare un ponte tra quelle che sono le tradizioni culturali e folkloristiche della nostra splendida Italia, evidenziando un passato che non dobbiamo mai dimenticare e l’attualità che emerge in chiave moderna, tangibile.  

Il primo numero è disponibile dal 2 Febbraio 2021 sul sito dell’editore, in tutti gli store online, nelle librerie e nelle edicole. 

Gotico Italiano sarà cadenzato in quattro uscite annuali, che cadranno in giorni particolari, legati all’aspetto misterico che ben si affianca e abbraccia la dimensione gotica.  

Il primo numero uscirà il 2 febbraio, data che corrisponde alla nostra Candelora, la festa di fine inverno che, a cavallo tra il primo e il secondo giorno di febbraio, segna l’arrivo della primavera: 

“Per la Santa Candelora, dall’inverno semo fora, ma se piove e tira vento, dell’inverno semo drento!” 

 

In questa prima uscita, che prende il nome Il vizio di uccidere, ci sarà un affascinante viaggio in un borgo fantastico, Rocca Piscopo, i cui edifici sono stati realizzati ispirandosi ai Sassi di Matera e a Fossanova, con la sua splendida Abbazia gotica. 

In particolare, riporteremo alla luce la figura del boia, un mestiere inquietante quanto carico di suggestioni nere. Il boia che proponiamo in questo numero, prende il nome di Gioacchino De Meo, che rappresenta l’essenza stessa del male e che si ricollega, nella storia, al famoso Mastro Titta che, nella sua lunga e “prolifica” carriera, giustiziò più di cinquecento persone. 

In tutti i volumi di Gotico Italiano, si parlerà anche di storie che contengono tematiche sociali importanti. 


Il racconto che si intitola Ritratto di donna sfregiata, ha un forte messaggio contro un problema attuale e da non sottovalutare: la violenza di genere, ovvero quella violenza che racchiude tutte le violenze che si fondano sulla differenza sociale tra uomo e donna.   

Le Edizioni Horti di Giano intendono così lanciare un forte e sentito NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNE (e No alla violenza in generale), inserendo il logo della mano in ogni numero dell’Albo. 

 


Sotto la supervisione del Direttore editoriale Simone Colaiacomo, il primo numero di Gotico italiano è stato scritto da Salvatore Napoli e disegnato da Vincenzo Odore.  

Gotico Italiano - Il vizio di uccidere è un graphic novel italiano, per gli amanti del fumetto e per chi vorrebbe avvicinarsi a tale forma d’arte, accompagnandosi a una interessante lettura. Horti di Giano vuole invitare i lettori a conoscere e visitare i gioielli urbani custoditi nel nostro paese. La scelta è stata quella di rivalorizzare la bellezza della nostra Italia, con il patrimonio unico e spettacolare che i nostri borghi, sempre più abbandonati e dimenticati, custodiscono. 

(materiale fornito dalla casa editrice)


mercoledì 20 marzo 2019

Intervista a Alessio Filisdeo

INTERVISTA A ALESSIO FILISDEO

Bentrovati, amici lettori. Oggi ho il piacere di ospitare sul blog Alessio Filisdeo, un giovane talento italiano, di cui ho avuto il piacere di leggere alcuni libri, e anche l'onore di pubblicarne uno. Qualche titolo, per rinfrescarvi la memoria? "Una notte di ordinaria follia", primo capitolo della serie del vampiro Nik (edita da Nativi Digitali Edizioni); "Fairfax & Coldwin", recensito qua sul blog; e il recentissimo "Il mistero di Virginia Hayley", edito da NPS Edizioni.

Ciao Alessio,
benvenuto sul blog “i mondi fantastici”. Presentati un po’ ai lettori, anche a chi non ti conosce.

Il mio nome è Alessio Filideo, e sono uno scrittore che tratta principalmente di genere horror, gotico e urban fantasy.
Vivo in un piccolo comune dell’isola d’Ischia, in Campania, e quando non sono impegnato nella stesura dei miei racconti, o nel mio lavoro part-time, mi piace leggere, guardare film, serie tv e divertirmi coi videogames.
Insomma, sono una persona come tante altre. Uno scribacchino che sogna, un giorno, di poter vivere unicamente grazie alla propria passione per la letteratura.

Partiamo con le domande difficili: perché scrivi?

Scrivo per passione, per piacere e per lavoro, in quest’ordine. Scrivere mi rende una persona felice e realizzata, cosa assolutamente non di poco conto.

Come mai la scelta del genere fantastico? E, in particolare, dell’urban fantasy?

L’urban fantasy, inizialmente, fu per me un “genere di ripiego”. In realtà volevo scrivere un romanzo gotico ad ambientazione d’epoca, ma sembrava che nessuno fosse interessato. Così mi buttai, o almeno tentai, sull’urban fantasy. Cercai però di impostarlo così come avrei fatto col romanzo gotico, ovvero ponendo enfasi (nonostante l’elemento sovrannaturale) sul concetto di verosimiglianza alla realtà, concentrandomi su un iper-realismo di stampo cinematografico.
Questa strana fusione di fattori mi permise, di fatto, di trapiantare i mostri letterari del XIX secolo direttamente nel XXI, reinventandoli in maniera molto irriverente.

So che sei affascinato dalla letteratura gotica, in particolare dalla figura dei vampiri. Come mai?

I secoli andati mi hanno sempre affascinato, soprattutto il Settecento e l’Ottocento.
Il tipo di linguaggio, la moda, le credenze, i rapporti interpersonali e così via.
In genere letterario gotico, in particolar modo, fu il primo vero precursore dell’horror moderno, capace di mettere a nudo le paure e le perversioni del genere umano.
La figura del vampiro, riportata alla ribalta proprio sul finire del XVIII secolo in una forma simile a come la conosciamo oggi, segnò una vera e propria denuncia morale nei confronti dell’ipocrisia della società benpensante, quella che in pubblico indossava la maschera delle apparenze e che nel privato si abbandonava ad ogni tipo di vizio.
I vampiri, per la prima volta, erano creature bellissime, carismatiche, immortali e genuinamente malvagie, padroni di dare fondo all’intero campionario di nefandezze mortali e istinti primordiali senza che nessuno (o quasi) potesse fermarle o giudicarle.
In breve, per me, il vampiro è l’essere più libero, libertà intesa sotto ogni declinazione possibile del termine, mai partorito dal folklore umano. Le possibilità, nello scrivere su di esso, sono infinite.

Quale libro consiglieresti a chi volesse approcciarsi alla letteratura gotica?

Prima di tutto farei un distinguo tra chi vuole accostarsi alla letteratura gotica “classica”, priva di elementi sovrannaturali o irreali, e chi invece vuole cominciare proprio dalle creature del terrore.
Nel primo caso consiglierei Jane Eyre di Charlotte Brontë, le cui atmosfere oscure, minacciose e misteriose non hanno nulla da invidiare alla Transilvania di Stoker. Nel secondo caso il primo titolo che mi viene in mente, forse il più emblematico apripista del genere, è il Frankenstein di Mary Shelley.
Questo per quanto riguarda la letteratura d’epoca.
Passando invece ad autori più moderni, e impossibile non citare Intervista col vampiro di Anne Rice e From Hell di Alan Moore.


Parliamo ora dei tuoi lavori: il Vampiro Nik, Fairfax & Coldwin e Virginia Hayley. Cosa hanno in comune questi tuoi libri? Cosa li distingue?

Tutti i miei libri pubblicati fino ad oggi hanno in comune la figura del vampiro, a cui sono particolarmente legato, e posso affermare senza dubbio, e con una punta di orgoglio, che si distinguono dalla massa per via della caratterizzazione dei protagonisti: mostri vecchio stampo fatti e finiti, prepotenti ed egoisti, liberi da qualsiasi sintomo di buonismo e romanticismo smielato.
Che sia la New York del XXI secolo o la Londra vittoriana, tra le pagine dei miei racconti i dannati continuano ad aggirarsi tra l’ignara Umanità con spietatezza e sete di sangue.

Come è nata la saga del Vampiro Nik? Di quanti romanzi si compone? Sono indipendenti o c’è un ordine preciso di lettura?

La saga del vampiro Nik, come spesso accade, è capitata per caso.
L’irriverente non-morto faceva la sua comparsa, come personaggio secondario, in uno dei miei primi romanzi (non ancora edito), presentandosi come un dannato dell’Era Moderna, attratto dalle armi da fuoco e dalla cultura pop.
All’epoca mi sentivo piuttosto frustrato e amareggiato da delusioni di natura personale, e il fatto che i romanzi gotici di cui avevo scritto venissero puntualmente cestinati da ogni singola casa editrice che contattavo non contribuiva a risollevarmi il morale. Così, un giorno, d’impulso, aprii un nuovo documento Word, ripescai il vampiro Nik dal cassetto e scrissi di getto un delirante racconto breve su di lui: appena una manciata di pagine in cui un vampiro adolescente, ossessionato dagli anni ’80 e dalle pistole automatiche, prende ferocemente in giro ogni singolo cliché dell’allora “Twlight-mania”.
Fu davvero liberatorio, e incredibilmente divertente.
Il resto venne da sé. Ampliai la storia nei mesi successivi, la inviai ad alcuni editori senza nessunissima aspettativa ed eccoci qui, quattro anni dopo.
Attualmente la saga del vampiro Nik si compone di tre romanzi e un racconto breve (gratuito). C’è un filo conduttore che lega la trama di ogni romanzo, ma possono essere considerate a tutti gli effetti avventure autonome ed autoconclusive.
Ad ogni modo l’ordine corretto di uscita è: Una notte di ordinaria follia + Le follie del vampiro Nik; Il risveglio della cacciatrice e Il vampiro che voleva salvare il mondo.

Le tue storie sono ambientate a Mosca, a New York, a Londra, in grandi città. Come mai questa scelta? Quando leggeremo un tuo romanzo ambientato in Italia?

Sono convinto che ogni contesto narrativo abbia la sua collocazione geografica ideale.
Se l’Inghilterra vittoriana è lo scenario perfetto per un racconto gotico e, ad esempio, l’Italia è irrinunciabile per un racconto di epoca rinascimentale, così le grandi metropoli del nostro tempo sono per me le ambientazioni ideali in ambito urban fantasy. Questo perché richiamano immediatamente un certo tipo di immaginario hollywoodiano, di cui apprezzo molto i toni.

Per quanto riguarda la seconda parte della domanda, in realtà ho già scritto diversi romanzi ambientati in Italia, ma per il momento sono inediti, privi di un editore disposto alla pubblicazione. Inoltre sto accarezzando l’idea di realizzarne uno nuovo, sempre di genere gotico/esoterico, ambientato nel nostro Paese durante la Belle Époque.

Chi è Virginia Hayley?

Virginia Hayley è la prova di come da un’idea assolutamente semplice come quella di un (fittizio) omicidio possano nascere le basi per un grande romanzo gotico.
Provo un’immensa riconoscenza per questo personaggio, un personaggio che nel libro a lui dedicato (Il mistero di Virginia Hayley) non godrà mai di una voce propria, o di un suo punto di vista, ma che saprà comunque guidare la più improbabile combriccola di avventurieri attraverso le mille insidie della Londra vittoriana di fine Ottocento, a caccia di un assassino che non è ciò che sembra.

Tra tutti i personaggi che hai creato, c’è qualcuno a cui sei particolarmente affezionato? Qualcuno in cui ti rivedi particolarmente? Qualcuno, invece, che proprio non sopporti?

Sono molto legato al vampiro Nik. Credo sia davvero lampante per chiunque leggerà le sue avventure. Qualche volta mi piace scherzare dicendo che Nik è come sarei io, come vorrei essere io, se fossi un vampiro. 
Ma adoro anche Fairfax e Coldwin, i protagonisti dell’omonimo romanzo: sono una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti di uno dei miei scrittori preferiti, ovvero il mitico Neil Gaiman. E chiunque avrà divorato il suo Nessun Dove capirà perché gli sono così debitore.
Quanto al resto, io non odio nessuno dei miei personaggi, neppure i più viscidi, o i più infidi. C’è un’infinitesimale parte di me in ognuno di loro, tanto nei migliori quanto nei peggiori, per cui li comprendo senza giudicarli eccessivamente.

Ci lasci con un estratto o una frase da un tuo libro?

Vi lascio un piccolo estratto da Il vampiro che voleva salvare il mondo, ultimo romanzo in ordine di uscita della saga del vampiro Nik: 
Nikolaj Andrew Rasputin.Lo definiscono un pazzo, uno psicopatico, una mezza cartuccia con una montagna di soldi e così tanti fucili da armare una piccola nazione.Ridono di lui. Fanno scommesse su chi, o quando, qualcuno si deciderà ad ucciderlo. Eppure nessuno lo uccide.Non che non ci abbiano provato.William Parrish, il Principe oscuro di New York, sarebbe capace di immolarlo all’alba per inaugurare i fuochi del 4 luglio.Cranston e Crane, quei sadici svitati di New Orleans, gradirebbero scuoiarlo di persona, ho sentito.La Sorellanza aspetta soltanto l’occasione giusta per disintegrarlo a livello molecolare.L’Ordine Templare, o l’Agenzia, come si fa chiamare in questo secolo, è sul punto di inviargli contro una mezza dozzina di Cavalieri dell’Angelus, “onore” riservato unicamente all’Arcana Incantatrice nel 1792, se ben ricordo.Per non parlare della criminalità umana…Non ho tenuto il conto, ma sembra quasi che il 90% della popolazione mondiale, viva o morta, voglia un pezzo di Rasputin.     Lo trovo… intrigante. Solletica la mia curiosità. Rianima la mia fantasia. Un soggetto del genere potrebbe tornarmi utile.
Grazie per essere stato ospite del blog “I mondi fantastici”.

Grazie a “I mondi fantastici” per avermi concesso questo spazio.  




lunedì 25 febbraio 2019

Presentazione "Il mistero di Virginia Hayley" di Alessio Filisdeo

Presentazione "Il mistero di Virginia Hayley" di Alessio Filisdeo

Bentrovati, lettori. Iniziamo la settimana con una super segnalazione, di cui sono felicissimo e orgoglioso: "Il mistero di Virginia Hayley", nuovo romanzo di Alessio Filisdeo (già autore della saga del vampiro Nik e di "Fairfax & Coldwin", recensito qua), edito da NPS Edizioni. Pronti per un viaggio nella nebbiosa Londra vittoriana? 

Titolo: Il mistero di Virginia Hayley
Autore: Alessio Filisdeo
Editore: NPS Edizioni
Genere: urban fantasy / gotico
Pagine: 194
Formato: cartaceo e digitale
Prezzo: 14 euro (cartaceo) / 2,99 euro (digitale)
ISBN: 978-88-31910-118 (cartaceo) / 978-88-31910-125 (digitale)
Uscita ufficiale: 1 marzo 2019 (ebook), 15 marzo 2019 (cartaceo).

Disponibile su tutti gli store di ebook
Disponibile su tutti gli store di libri (Amazon), in libreria (distribuzione Libro.co) e sul sito NPS Edizioni.

Quarta di copertina: 
Londra. Autunno 1892.
Una serie di efferati delitti a sfondo rituale sconvolge la città e l’opinione pubblica.
Un investigatore oppiomane, un’elegante dama straniera, un americano dai modi spicci e un vecchio cacciatore aristocratico si ritrovano a indagare sull’omicidio della giovane Virginia Hayley, che Scotland Yard cerca pervicacemente di nascondere. 
In una corsa contro il tempo, tra bassifondi degradati, sontuose sale da ballo e magioni infestate da antiche presenze, i quattro riluttanti compagni si ritroveranno invischiati loro malgrado in un inquietante complotto interno all’Impero Britannico, cercando al contempo di scongiurare il Crepuscolo di Ra e l’avvento del caos.
Qualunque organo governativo rappresentiate realmente, di qualunque società segreta o circolo facciate parte, dimenticate gli accadimenti connessi a Virginia Hayley. Inseguirli, e badate che questa non è una minaccia, vi distruggerà. 
Il mondo, dicono, è un luogo oscuro e crudele. Credetemi, non volete sapere quanto in realtà sia ancora più oscuro e crudele.

Biografia autore: 
Nato ad Ischia nel 1989, Alessio Filisdeo vive a Barano d’Ischia.
Comincia a scrivere racconti fantasy, e a tema supereroistico, a sedici anni finchè, una bella notte, non si trova ad assistere per caso alla proiezione del film culto Intervista col Vampiro. 
Sboccia immediatamente l’amore per la figura del vampiro aristocratico, per il genere gotico e per i grandi classici ottocenteschi. Il passo da fan del genere a fanatico cultore è più breve del previsto.
Conclude il suo primo romanzo storico a tinte sovrannaturali all’età di diciannove anni. C’è un solo problema: ormai i “vampiri di una volta” di cui ha scritto sono passati di moda.

Ma Alessio Filisdeo non demorde: destreggiandosi tra la passione per la scrittura e alcuni lavoretti part-time (confermando quindi lo stereotipo dello scrittore perennemente squattrinato con tante belle speranze), e spaziando momentaneamente tra più generi e personaggi, aspetta pazientemente il ritorno alla ribalta della creatura dannata in tutto il suo maledetto splendore.
Per il momento ha pubblicato tre opere di genere urban fantasy, e una di genere gotico, con la casa editrice Nativi Digitali Edizioni.  

*

BLOGTOUR "Il mistero di Virginia Hayley" - Prima tappa


Presentazione di "Il mistero di Virginia Hayley"

Londra. È l’autunno dell’anno 1892, apice dell’epoca vittoriana.
Nella mente del popolo britannico è ancora fresco il ricordo dei terribili omicidi commessi da Jack lo Squartatore, quando una nuova ondata di delitti sconvolge la capitale.
La giovane Virginia Hayley, rinvenuta senza vita nel quartiere di Whitechapel, è la proverbiale miccia che innesca gli eventi: da un lato Scotland Yard, impegnata a insabbiare qualsiasi pista rilevante sul caso; dall’altro quattro individui profondamente diversi legati da un destino comune.
Toccherà a loro, un investigatore prostrato dal lutto, una misteriosa nobildonna straniera, uno yankee della Pinkerton e un vecchio Lord tormentato dai fantasmi del passato, venire a capo della verità.
Complotti, intrighi, colpi di scena e scontri sul filo del rasoio, il tutto all’ombra del Crepuscolo di Ra, la profezia sulla fine del mondo civilizzato.


“Il mistero di Virginia Hayley” è un romanzo gotico a sfondo esoterico, storicamente fedele al XIX secolo britannico e ricco di elementi sovrannaturali. I fan di questo grande genere letterario avranno pane per i loro denti! 

Copertina di "Il mistero di Virginia Hayley"

Cosa rappresenta la copertina? (parla l'autore)

La copertina inscena un classico scorcio decadente della Londra ottocentesca, con la torre aguzza del Big Ben a fare da punto di riferimento.
Due figure indefinite ci suggeriscono che le apparenze potrebbero ingannare, e il simbolo arcano tracciato col sangue sul muro di mattoni sottolinea l’atmosfera esoterica dell’opera.


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sabato 26 gennaio 2019

Recensione "Fairfax & Coldwin" di Alessio Filisdeo

Recensione "Fairfax & Coldwin" di Alessio Filisdeo

Bentrovati, lettori. Oggi, in vista del weekend, vi porto in un viaggio indietro nel tempo, nell'Europa di inizio Ottocento, con il romanzo "Fairfax & Coldwin", di Alessio Filisdeo, edito da Nativi Digitali Edizioni. L'avevo già segnalato (qua) e di recente ho avuto il piacere di leggerlo, immergendomi nelle atmosfere create dall'autore.

Sì, perché la prima cosa che salta all'occhio, leggendo "Farifax & Coldwin", ma anche altri romanzi di Alessio Filisdeo, è la cura, l'attenzione all'ambientazione, intesa non come mero sfondo in cui si muovono i personaggi, bensì come una realtà vivida, pulsante, attiva, presente e pressante nella vita dei vari protagonisti. Una realtà fatta di spazi, luoghi, ma anche di odori, aromi, emozioni, modi di dire, di fare e di pensare, una realtà in cui si muovono le creature sovrannaturali care all'autore: i vampiri.

Personalmente, ammetto di non avere una gran simpatia per i vampiri, preferendo lupi e stregoni, per cui rimango sempre piacevolmente impressionato quando leggo delle storie appassionanti, che mi intrigano e mi coinvolgono, e mi portano persino a dimenticare che i vampiri non mi piacciono. Mi è successo con "Né a Dio, né al diavolo", l'urban fantasy contemporaneo di Aislinn (recensione qua), mi è successo di nuovo con "Fairfax & Coldwin". In primis perché mi sono affezionato ai personaggi. Dopo l'ambientazione, infatti, il secondo punto a favore del romanzo sta proprio nell'approfondimento dei personaggi. I due protagonisti sono rappresentati magnificamente: uniti ma divisi, legati, quasi vincolati da un segreto che li obbliga a vivere insieme, in questa strana e arcana simbiosi che, se potessero, spezzerebbero subito. Due caratteri diversi, due modi diversi di pensare e relazionarsi con gli altri: dalla (falsa) cortesia di Fairfax, con la sua eloquenza ben curata, al rude materialismo di Coldwin.
La cosa che più aborro della vostra barbara figura è quell'espressione! Sì, quella stessa che mi state rivolgendo or proprio: sufficienza! Sembra sempre che nulla vi tocchi e nulla vi ferisca. 
Sembra sempre che non abbiate idee vostre, che non v'importi di niente e di nessuno, che non vediate alcun futuro. Io sono stanco di voi. Ne ho abbastanza della vostra indecorosa compagnia...

Ho adorato le frasi di Fairfax, il modo fine, elegante, ma sempre diretto e tagliente con cui esprime i suoi pensieri e le sue parole. Eleganza, sì, ma senza mai mettere da parte la sua vera natura, quella di Fratello, di figlio della notte. Di vampiro. Una caratteristica, quest'oscurità connaturata nell'animo di tutti i personaggi che incrociamo nel romanzo, che non viene mai meno e che ci ricorda, di continuo, che siamo in presenza di creature violenti, pericolose, terribili e temibili, creature in grado di spaccare, eviscerare, distruggere, insomma uccidere e massacrare in tanti simpatici e violenti modi.


Infine, già lo ho anticipato, ho adorato lo stile di scrittura: decisamente adatto all'atmosfera e all'ambientazione. Uno stile che sa elevarsi nei dialoghi più curati, e farsi più popolare nei contesti che lo richiedono. Uno stile mutevole, ma curato, infarcito di quell'attenzione al dettaglio che troppo spesso gli scrittori emergenti rifuggono o trascurano. Uno stile che dà anche il ritmo al romanzo.

Dopo un inizio fortemente adrenalinico, la storia si dipana seguendo le vicende di Fairfax & Coldwin, tra Inghilterra e Francia, nel periodo napoleonico. Una trama ricca, di eventi, personaggi e anche situazioni, che strizzano l'occhio alla Storia, la vera storia, quella dei manuali, rivista e reinterpretata in chiave fantastica. Qualche passaggio è un po' lento, pur senza mai essere prolisso, ma è forse adatto al genere, che ricorda molto i romanzi gotici ottocenteschi, per quanto raccontato con uno stile più scorrevole e moderno.

Quanto stava cambiando il mondo! Con quanta veemenza si stava scrollando di dosso l'opulenza e la sontuosità del Settecento italiano a favore del rinato classicismo inglese! 
Un vero ritorno alle origini, quelle origini volgari, prive di spirito e sinceramente noiose che avevano già abbondantemente tediato nei secoli passati per potersi arrogare il diritto di una seconda giovinezza!

Nel complesso, una lettura consigliata, per chi cerca un libro sui vampiri (i veri vampiri! non quelli di Twilight), una storia d'atmosfera e avventura, misteri e colpi di scena, verità non dette e nascoste, personaggi forti e nient'affatto stereotipati. Alla prossima avventura di Fairfax & Coldwin!