mercoledì 2 settembre 2015

Le leggende toscane dietro ai miei racconti - 2

LE LEGGENDE TOSCANE DIETRO AI MIEI RACCONTI - 2

Articolo dedicato alle leggende toscane a cui mi sono ispirato nella stesura di alcuni racconti. Nel precedente articolo ho presentato Lucida Mansi, le sirene, la Busdraga e il Ponte del Diavolo, oggi restiamo in ambito Alpi Apuane, ovvero le Montagne della Luna per gli antichi Liguri Apuani, località molto affascinanti, non solo da un punto di vista turistico e paesaggistico, ma anche leggendario. Ci sono molti libri al riguardo, che consiglierò nella nota biografica finale. Prima le leggende.

Partiamo con le FATE.
Le fate occupano l'immaginario di tantissime culture e, ovviamente, sono presenti anche sulle Alpi Apuane, che, tra grotte, boschi e laghi, offrono davvero tanti rifugi possibili per queste creature.
Ad esempio, sopra il paese di Basati (in Alta Versilia), si ritiene che quando il vento soffi tanto forte (dalle cime dei monti vicini, come il Corchia e il monte Altissimo) ed è accompagnato dalla pioggia, allora appaiono le "fate di pioggia", che ondeggiano lungo i fianchi dei monti, come lenzuoli d'acqua, quasi trasparenti, difficili da individuare (si sa, le fate sono molto timide e riservate!) e vagano tra le montagne, scomparendo poi allo sguardo umano.

Parlo di questa leggenda in un racconto, finora, inedito, intitolato appunto "Le fate di pioggia", che ho inviato a un concorso e, se sarà selezionato, entrerà a far parte di un'antologia. 

Sempre di fate, parlo nei racconti "La donna di fuoco", vincitore del concorso "Primavera di racconti" di Panesi Edizioni, e "La guerra del Fatonero", vincitore del concorso "Tenebrae" indetto da Isola Illyon, il portale di informazione fantasy. Il primo è disponibile in ebook antologico, il secondo uscirà in un'apposita antologia a ottobre. Infine, di nuovissima uscita, parlo delle fate (anzi, è il diavolo a parlarne!) nel racconto "Il mercante di sogni", pubblicato sul numero tre della rivista Con.tempo.



Ma dove si ritrovano le fate? Hanno i loro luoghi, preclusi ai più. A Cardoso c'è la Buca delle Fate, mentre vicino a Pruno c'è la Cascata dell'Acquapendente. Proprio a questa cascata, si recano sia la Busdraga, nel racconto "La donna di fuoco", che Gianni, nell'inedito "Le fate di Pioggia". È una cascata composta da meravigliosi balzi d'acqua, nascosta dal fitto del bosco, proprio sotto il paese di Pruno. Per raggiungerla bisogna scendere lungo una mulattiera, superare un ponte di pietra e scendere la Scala Santa, una serie di gradini molto ripidi scolpiti direttamente nella roccia. Là, ai piedi della scalinata, si apre uno specchio d'acqua dove le fate si radunano, facendo un po' le civette, danzando sull'acqua, lavandosi e pettinandosi l'un l'altra i capelli, solitamente di notte, per non essere viste. Va detto che, solitamente, sono un po' disinteressate dei problemi degli uomini, infatti rifiutano di aiutare la Busdraga, o forse pensavano che non meritasse il loro aiuto.

In "La guerra del Fatonero", come leggerete, quando uscirà, le fate sono molto attive nel combattere apertamente il diavolo, aiutando i loro amici streghi.

STREGHI:
Già, gli streghi. Una meravigliosa leggenda versiliese. Sono nientepopodimeno che degli stregoni o, come mi piace definirli nei miei racconti, i Signori dei Boschi e della Natura, degli officianti che conoscono i segreti della natura e se ne servono per difenderla dalle forze oscure. Ci sono tante leggende sugli Streghi, un po' bizzarre in verità. Anche loro, come le fate, tendono a evitare il contatto umano e a volte si divertono a spaventare gli uomini, ma non sono cattivi, sono, diciamo, un gruppo autonomo. Si ritrovano in cima al Monte Matanna, alla Tavola degli Streghi (una grossa tavola di pietra, forse quella che Re Artù aveva a Camelot e loro hanno salvato? Chissà!), e si spostano per i cieli a cavallo dei loro Serpenti Volastri. Forse è anche per questo che gli uomini hanno paura di loro.

Gli streghi compaiono in vari miei racconti, ad esempio in "La guerra del Fatonero", dove combattono contro il diavolo, "Le fate di pioggia", "Il mercante di sogni" e "Gli uomini della neve".

SERPENTI VOLASTRI:
Sono diffusi sulle Apuane, in particolare nella zona di Camaiore. Sono grossi serpenti che si avvolgono ai rami o alle torri dei campanili, particolarmente temuti dai pastori. Si diceva infatti che la loro vista potesse far diventare ciechi i malcapitati che si ritrovavano a guardarli negli occhi e a respirare il loro soffio. Di notte, questi Serpenti Volastri spalancavano le ali e volavano in cielo, apparendo come scie luminose a chiunque li guardasse e portando in groppa gli Streghi.

Ne parlo in vari racconti, "La guerra del Fatonero" e "Le fate di pioggia", ad esempio, dove sono le cavalcature degli Streghi.

DIAVOLO:
Contraltare delle fate e degli streghi, che, per quanto non vivano tra gli esseri umani, non vogliono neppure fare loro del male, è il diavolo, il maligno, presente in tantissime culture. Tutte le tradizioni, soprattutto quelle tramandate oralmente in zone di collina e montagna, vedono i vari protagonisti alle prese con i trucchi del diavolo e solitamente presentano uno schema molto semplice, con il protagonista che disperato ha bisogno di qualcosa (un lavoro? una cura per un figlio/una moglie malata? una cura per non invecchiare?), qualcosa di difficile, quasi impossibile da ottenere, che soltanto il diavolo può dargli, e che infatti gli dà, in cambio di qualcos'altro, ovviamente. Denaro, una vita o magari l'anima di qualcuno. Quindi il protagonista, ricevuto il dono dal diavolo, cerca un modo per farlo fesso e, raramente, ci riesce.

Uno schema simile compare in tanti miei racconti, ad esempio in "L'ora del diavolo", incentrato su Lucida Mansi, nobildonna che ha stretto un patto con il diavolo: lui le ha donato degli specchi in grado di assorbire l'energia vitale dei suoi numerosi amanti (ecco perché ne voleva tanti! Perché le permettevano di restare giovane!) e darla a lei, però, dopo trent'anni, è tornato a riscuotere quanto dovuto, e lei cerca di fregarlo, senza riuscirsi. Anche la Busdraga di Camaiore, in "La donna di fuoco", stringe un patto simile, per quanto non abbia una durata ben precisa, ma anch'ella, allo scadere del contratto, viene ridotta a una vecchia incartapecorita costretta a stendere un tombolo di fuoco per l'eternità, senza mai riuscirci. E che dire del capomastro che doveva erigere il Ponte del Diavolo, sul fiume Serchio, presso Borgo a Mozzano? Come scopriamo nel racconto "Quando il diavolo abbaia", ce l'ha fatta sì, ma con l'aiuto del diavolo, che però chiede un tributo umano, come scopre il povero Gianni, scrittore in cerca di pace ma che incontra soltanto sangue, guerra e morte, inseguito dai cerberi del diavolo. 



Ma non diamo tutta la colpa al diavolo! Come racconto nel nuovissimo "Il mercante di sogni", la colpa è anche degli uomini, che non sono mai contenti di quello che hanno, vogliono sempre di più, anche quando non sanno o non possono averlo, e allora si riducono a stringere patti con il diavolo, che sa bene cosa vogliono e glielo offre e loro, deboli, subito accettano.



MANDRAGOLA E MONTE PROCINTO:
Le Apuane, dicevamo, sono montagne splendide da un punto di vista paesaggistico, ricche di flora e fauna incredibili. Sulla cima del Monte Procinto, infatti, cresce una pianta dalle virtù magiche, si tratta della mandragola. Questa doveva essere estirpata in una notte di luna piena ma era un affare bell'e complicato perché la pianta non amava farsi strappar via dalla terra, così, quando veniva afferrata, mandava degli strilli acutissimi, che potevano far morire dallo spavento chi tentava di estirparla. Bisognava essere quindi molto coraggiosi (o sciocchi) e determinati. Come la Busdraga, nel racconto "La donna di fuoco", che cerca un rimedio per vincere la vecchiaia incombente.

 (il Monte Procinto si riconosce bene, per la caratteristica forma tozza e isolata)

Un'altra pianta che cito sempre in "La donna di fuoco", è l'erba luccica (o lancia cristi) che, si diceva, avesse il potere di guarire alcune malattie.

LENCIO MEO:
Infine, sempre nelle Apuane, si racconta la leggenda del giovane pastore Lencio Meo, innamorato di una bellissima ragazza dai capelli biondi, quasi d'oro, con cui vive una tragica storia d'amore. Pare che i loro spiriti vaghino adesso in una grotta, ritrovatisi per l'eternità.
Per il momento non ho ancora scritto un racconto su Lencio Meo, ma un personaggio con questo nome compare in un paio di racconti: "La luna sul fondo" e "La guerra del Fatonero"

Bibliografia:
- racconto "La donna di fuoco", inserito in "Primavera di racconti", Panesi Edizioni, disponibile qua.
- racconto "Quando il diavolo abbaia", inserito in "Racconti da brivido", Alcheringa Edizioni, disponibile qua.
- racconto "L'ora del diavolo", inserito in "I mondi del fantasy IV", Limana Umanìta Edizioni, disponibile qua.
- racconto "La luna sul fondo", inserito in "Racconti d'estate", Edizioni Ensemble
- racconto "La guerra del Fatonero", vincitore del contest "Tenebrae" di Isola Illyon, di prossima uscita.
- racconto "Il mercante di sogni", inserito nel numero tre della rivista Con.tempo
- racconto "Le fate di pioggia", inedito

- libro "Storie e leggende della Versilia", Paolo Fantozzi, Edizioni Le Lettere, 2003, disponibile qua.
- libro "Racconti e tradizioni popolari della Versilia", Paolo Fantozzi, Edizioni Le Lettere, 2013, disponibile qua.






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