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giovedì 24 agosto 2023

Recensione libro "22.11.63" di Stephen King

 Recensione libro "22.11.63" di Stephen King

Bentrovati, lettori. Oggi vi parlo di uno dei capolavori di Stephen King, maestro (solitamente) dell'horror: "22.11.63", che in realtà è un romanzo di fantascienza (anche se, tolto l'espediente del viaggio nel tempo, potrebbe essere benissimo un romanzo storico).

Come intuibile dalla data, che funge da titolo, il romanzo è ambientato nei primissimi anni Sessanta e racconta la storia di un professore di Letteratura che torna indietro nel tempo per impedire l'omicidio di Kennedy. La data titolo fa appunto riferimento all'assassinio del presidente americano, avvenuto il 22 novembre 1963, quando si trovava in visita a Dallas, per mano di Lee Harvey Oswald.

Il romanzo si allontana un po' dalla classica produzione di King, solitamente incentrata su atmosfere horror, e assume quasi la forma di un romanzo storico. Dico "quasi", perché appunto si tratta di una storia di fantascienza, che prende avvio quando Jake Eppart, il protagonista, scopre la cosiddetta "tana del coniglio", cioè un portale che dai giorni nostri lo porta a fine anni Cinquanta. Ogni volta che lo varca si ritroverà sempre in quel punto del tempo e dello spazio.

Da questo momento, spinto da Al, amico di Jake e proprietario della tavola calda dentro la quale si trova il portale, Jake deciderà di vivere negli anni Cinquanta e Sessanta e si prenderà l'impegno di evitare la morte di Kennedy, una missione sacra che Al gli affida e che Jake, dopo alcune titubanze, farà propria.

La costruzione della storia è molto lineare, grazie alla focalizzazione esclusiva su Jake, per cui anche chi temesse un intreccio complicato dovuto alla sovrapposizione di più linee temporali può stare tranquillo. Il lettore scoprirà la storia, raccontata da Jake nel futuro, scoprendo quello che accade a Jake assieme a lui, senza troppi scossoni.

Il punto di forza, a mio parere, è la ricostruzione vivida dell'America del periodo: sembra davvero di essere nei tardi anni Cinquanta, primi anni Sessanta. Per chi ama la storia contemporanea, e in particolare la storia americana del Novecento, questo libro è una manna, soprattutto perché Jake, e King, va a ricostruire proprio la quotidianità, e questo è veramente interessante.

Anche i personaggi meritano di essere seguiti, a partire dal protagonista Jake, all'amata Sadie, ma anche ai docenti e agli amici che Jake conoscerà negli anni Sessanta, Miss Mimi,  Deke Simmons, e ovviamente Lee Harvey Oswald e Marina, questi ultimi due personaggi "storici".

Ecco, vedere come si mescola la realtà storica, quella Storia con la S maiuscola che spesso leggiamo sui manuali scolastici, con la realtà romanzata del libro, ma comunque reale, è incredibile: i personaggi storici scivolano con maestria nella trama, trovando la loro perfetta collocazione e diventa difficile distinguere verità da finzione. Un lavoro davvero esemplare, anche nel linguaggio e nel modo di narrare da parte di Jake.

Per quanto l'atmosfera sia drammatica, l'autore, per bocca della voce narrante, riesce anche a essere ironico in alcune situazioni. Adorabile ad esempio lo scambio di battute sul sesso tra Jake e Sadie, dove a dominare è la passione, ma mitigata dalla moralità del periodo.

Il ritmo è sostenuto, anche se non eccessivo, non mancano infatti scene descrittive o di riflessione da parte di Jake, in particolare sul fatto se sia giusto o meno cambiare il passato e sui pericoli delle conseguenze. C'è infatti, oltre all'aspetto storico, anche l'aspetto fantascientifico-avventuroso da tenere in considerazione: se Kennedy si salvasse, come proseguirebbe la storia della Terra? Che cambiamenti potrebbero esserci? King ci dà la sua risposta in questo romanzo.

Dal libro è stata tratta anche una miniserie tv: "22.11.63", con James Franco. Un adattamento davvero ben realizzato, con qualche cambiamento consistente: ad esempio il personaggio di Bill viene espanso, rispetto al libro, e diventa un comprimario, affiancando Jake nelle indagini. Ma devo dire che entrambi i prodotti, libro e serie tv, risultano ottimi e possono essere visti o letti indipendentemente dall'altro: funzionano entrambi, ognuno con i propri meccanismi narrativi.

Io personalmente ho visto prima la serie tv, poi ho letto il libro: ciò mi ha facilitato nell'immaginare alcune scene o descrizioni, perché avevo già in mente l'immagine della serie tv, al tempo stesso mi ha impedito di avere quelle delusioni che spesso si hanno guardando la serie tv dopo aver letto il libro e dovute magari a cambiamenti degli sceneggiatori.

Insomma, se amate le storie sui viaggi nel tempo, la storia americana e i misteri, i grandi complotti come quello su JFK, 22.11.63 fa per voi! Buona lettura!



venerdì 7 gennaio 2022

Recensione "PKNA 0/2: Il vento del tempo"

 Recensione "PKNA 0/2: Il vento del tempo"

Bentrovati lettori. Come anticipato dall'articolo di apertura, quest'anno, una volta alla settimana, vi delizierò con la recensione di un fumetto della fighissima serie PKNA Paperinik New Adventure, le fantastiche avventure del nostro super papero preferito. Dopo "Evroniani", il progetto PKNA prosegue con il numero zero/2 (si pronuncia "zero barra due"): "Il vento del tempo".

Due curiosità, prima di passare all'articolo.

- Dal numero zero si è passati al numero zero/2 e poi al numero zero/3. Ciò creò, nel 1996, un'onda di isteria che oggi sarebbe rimbalzata sui social per mesi, in quanto molti credevano di aver perso lo zero barra/1, o di non averlo trovato, o semplicemente non capivano se il numero zero barra/1 esistesse o meno. La confusione è stata smentita nel 1998, quando è uscito lo speciale estivo, intitolato proprio "Zero barra uno" e ambientato cronologicamente tra i primi due volumi della serie.

- Un'altra curiosità riguarda il titolo. Sia in copertina che nella seconda pagina, tra i credits, il titolo è "Il vento del tempo", ma a pag 2 del fumetto compare l'indicazione "Quando soffia il vento del tempo". Forse il titolo era troppo lungo per essere inserito tutto in copertina? 


Titolo: (Quando soffia) Il vento del tempo

Soggetto: Sisti & Sisto

Sceneggiatura: Alessandro Sisti

Matite e Chine: Claudio Sciarrone

Lettering: Nicoletta Foffa

Colori: Litomilano 

Copertina: Claudio Sciarrone (disegno) - Max Monteduro (colori)


Trama: Dopo che Zio Paperone ha acquistato la Ducklair Tower, Paperino è stato "assunto" come custode e si è quindi trasferito nella torre, nel pieno centro di Paperopoli, complice anche il fatto che i nipotini sono impegnati con una missione con le Giovani Marmotte. Una mattina, Uno lo informa che un misterioso predone volante ha compiuto un furto in un'azienda paperopolese, spingendolo a indagare. Paperinik, la notte successiva, si imbatte quindi nel misterioso ladro, un robusto rapace, con un occhio bionico e un'armatura futuristica, che sta cercando qualcosa. Il ladro riesce a mettere KO Paperinik, in un modo che né lui né soprattutto Uno riescono inizialmente a capire. Come se non bastasse, le telecamere di sorveglianza riprendono Paperinik in fuga, cosa di cui Angus Fangus approfitta per screditare il nostro amato paladino mascherato,.

Nel frattempo, zio Paperone fa visitare la torre a una delegazione di 00 Channel, composta dal direttore del telegiornale Dan Woodstein, dall'amministratore delegato di Canale 00 Peter Watermann, e dai cronisti Angus Fangus e Lyla Lay. Per loro, zio Paperone ha in mente il settantacinquesimo piano, che potrebbe essere addirittura ribattezzato piano doppio zero. Tra Angus e Paperino sorge una piccola lite, quando il primo accusa Paperinik di essere un ladro; Lyla, al contrario, suggerisce a Paperino che, se fosse Paperinik, sorveglierebbe il carico di tetragonium, una nuova fibra sintetica realizzata dai laboratori paperopolesi. 

Al piano segreto, Uno e Paperino parlano dell'enigmatica Lyla, che, da come parlava, sembrava sapere che Paperino e Paperinik siano la stessa persona e che risulta addirittura schermata ai raggi di scansione di Uno. La stessa Lyla, in quel momento, confrontando le impronte retiniche e i rilievi anserometrici trova conferma che Paperino e Paperinik sono la stessa persona.

Durante la notte, Paperinik si reca al centro ricerche, per sorvegliare il tetragonum, come suggerito da Lyla, e si imbatte nel ladro misterioso, chiamato da tutti "il Razziatore". Lo scontro sembra andare a favore di Paperinik, tanto che il Razziatore fugge in volo, senza preoccuparsi troppo. Infatti, il Razziatore decide di tornare indietro nel tempo e avvisare Angus Fangus di una soffiata, per prendere Paperinik con le mani nella marmellata. Già sapendo quello che accadrà (o, meglio dire, adesso, "sarebbe accaduto"), il Razziatore fa intervenire infatti Fangus e la polizia, che sorprendono Paperinik in una proprietà privata, costringendolo a una poco gloriosa fuga. Passata la polizia, il Razziatore può finalmente rubare il prezioso carico. 

Uno, finalmente, capisce come riesce a muoversi così furtivamente il Razziatore: grazie ai suoi sensori, ha rilevato una scia di decadimento tachionico, indice della presenza di tachioni, particelle che si muovono più veloci della luce. Sfruttandole, il Razziatore riesce infatti a viaggiare nel tempo, cambiando epoca ogni volta che qualcosa non va come previsto.

Preoccupato da un avversario così insidioso, Paperino si reca a cercare Lyla, per parlarne con lei, che gli confessa di conoscere la sua identità segreta. In una stanza della Ducklair Tower, monitorati da un attento e curioso Uno, Lyla rivela infine la sua vera identità: è una tempoliziotta, ossia una guardiana del tempo, incaricata dalla Tempolizia di vigilare su quell'epoca, per impedire a predoni e cronauti non autorizzati di cambiare il corso del tempo. Nel futuro, infatti, verranno inventati i viaggi nel tempo e una potente Organizzazione criminale vorrà sfruttarli a proprio piacimento. 

Lyla ha comunque un piano per fermare il Razziatore: fermarlo quella stessa notte, nel cuore di un tornado temporale, quando cioè il Razziatore attiverà la Cronovela, l'apparecchio misterioso che sta cercando di costruire. Un dispositivo in grado di orientare la Terra su un diverso percorso, e quindi verso un futuro diverso. 

Quella notte, nel cuore dalla banca di Paperopoli, Lyla e Paperinik affrontano il Razziatore, ma la prima viene facilmente sconfitta. Nello scontro, Paperinik riesce comunque a ingannare il Razziatore, sostituendo la Cronovela con una comune scatoletta vuota e impedendogli di attivarla. Ciò permette a Lyla di riprendersi e contattare la Tempolizia, che interviene per arrestare il Razziatore.

"In nome della legge intertemporale sulla conservazione della cronocontinuità, sei in arresto!"

Grazie all'aiuto di Lyla, inoltre, Paperinik si prende una piccola soddisfazione su Angus Fangus, che arriva alla banca sperando di sorprenderlo di nuovo, come il Razziatore gli aveva assicurato. In realtà, Paperinik svanisce, lasciando il giornalista e il povero Camera 9 nella banca, mentre suonano gli allarmi, finendo per essere arrestati dalla polizia.

Di ritorno al piano segreto, soddisfatto per il compimento della missione, Paperinik spiega l'ultimo segreto di Lyla a Uno: si tratta di un perfezionatissimo droide, creato nel ventitreesimo secolo, una creazione necessaria per permettere ai guardiani di viaggiare nel tempo. Scherzando, Paperinik dichiara che come papera Lyla non era niente male, mentre Uno si mostra invece più felice, trovandola molto attraente, una papera ideale per un'intelligenza artificiale colta e di bell'aspetto.

Come sempre, dopo il fumetto, una scheda tecnica sulla cronovela e il debutto dei PK Files, con le schede di Lyla e del Razziatore. Nella penultima pagina, l'anteprima del terzo numero, con la silhouette di Xadhoom pronta alla battaglia e la scritta: "Si balla!"


Frase

"Sei arrivato giusto in tempo."

"Sicuro, per sbatterti al fresco!"

"Ah ah! Da secoli non sentivo una battuta così!"


Personaggi presenti: Paperino/Paperinik, Uno, Lyla, il Razziatore, Angus Fangus.

Altri personaggi: Zio Paperone, Camera 9, Dan Woodstein, Peter Watermann, Tempoliziotti.


Continuity

- L'episodio si pone in diretta continuazione di "Evroniani", che si considera completamente avvenuto per meglio comprendere situazioni e personaggi. Infatti, non solo Paperino si è trasferito alla Ducklair Tower, per lavorare come custode, ma vi sono riferimenti allo sfortunato party di "Patemi", avvenuto proprio nel numero Zero, al primo incontro di Lyla con Paperinik e al proseguio della fastidiosa indagine personale di Angus Fangus contro Paperinik, iniziata proprio con la tentata intervista a Paperino nel numero precedente.

- La redazione di 00 Channel si trasferirà alla Ducklair Tower nel prossimo numero zero/3: "Xadhoom!"

Commento: Il secondo numero della trilogia iniziale di PKNA introduce il secondo importantissimo argomento, cui è dedicato un filone di storie all'interno della serie, quello dei viaggi nel tempo. Scopriamo infatti, dalle parole di Lyla, che nel ventitreesimo secolo i viaggi del tempo saranno realtà; proprio per impedire che chiunque possa alterare la storia, è stata creata la Tempolizia, una milizia speciale composta anche da droidi, agenti speciali dislocati nei vari gangli epocali, al fine di prevenire crimini contro il continuum spazio-temporale. Lyla, per l'appunto, è una di questi.

Personalmente, ho sempre amato libri, film e fumetti sui viaggi nel tempo, per cui non posso che essere felice di questo inserimento. Non ho problemi nell'affermare che, tra le varie trame di PKNA, quella dei viaggi nel tempo è la mia preferita, forse anche grazie alla presenza di personaggi interessanti e realizzati molto bene, come Lyla, il Razziatore o il misterioso Odin Eidolon. Inoltre, rispetto alle avventure contro gli Evroniani, in cui la schematizzazione buono/cattivo è più netta, in queste storie il confine rimane molto più sottile. Come avremo il piacere di leggere, infatti, spesso Paperinik si troverà a collaborare con il Razziatore, per salvare la Terra o per altre motivazioni, e in disaccordo con la Tempolizia, spesso presentata come un ente burocratico e freddo. Spunti di riflessione interessante che ho particolarmente apprezzato di trovare in un fumetto Disney.

I personaggi, dicevo, sono molto intriganti, non solo il Razziatore, che forse è l'antagonista più riuscito di tutta la serie di PKNA (anche se spesso finisce per collaborare con Paperinik, divenendo quasi un antieroe, più che un avversario), ma anche Lyla. Introdotta nel primo numero, come una semplice giornalista, già nel finale, durante il party di "Patemi", abbiamo presagito che nascondesse qualcosa, infatti l'evrongun degli Evroniani non ha avuto effetto su di lei (è un droide, ecco perché). Fedele collaboratrice di PK, diventerà un'amica del cuore e i due vivranno insieme grandi avventure. Inoltre, per quanto droide, Lyla dimostrerà di essere in grado di pensare, e agire, autonomamente, sviluppando il libero arbitrio. Altra tematica affascinante.

Infine, le storie dei viaggi del tempo sono sempre avvincenti, intriganti e sì, anche un po' arzigogolate, con paradossi e stranezze, ma la magia della narrazione e la profondità dei personaggi, per quanto mi riguarda, sono sempre stati l'elemento predominante.

Voto: nel complesso, voto 8 per questo secondo numero.

Alla prossima settimana con "Xadhoom!"




sabato 9 maggio 2015

Ucronia: un'altra storia, infinite storie.

UCRONIA: UN’ALTRA STORIA, INFINITE STORIE.
Nel gennaio 2015 è stato trasmesso, sul canale streaming di Amazon, il pilot della (futura) serie “The Man in the high Castle”, tratta dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick, autore che non ha bisogno di lunghe presentazioni. Nato a Chicago nel 1928 e morto a Santa Ana nel 1982, è stato un prolifico scrittore americano, soprattutto nel campo della fantascienza. Molti suoi romanzi e racconti sono stati fonte di ispirazione per numerosi film passati alla storia; qualche esempio? Blade Runner, su tutti, ma anche Minority Report, Paycheck, Atto di Forza, Next, Total Recall e altri.

Nelle sue opere, Dick tratta tematiche profonde, che le rendono ben più di semplici avventure spaziali, approfondendo lo spirito critico degli anni del Secondo Dopoguerra, in cui inizia a scrivere. Nelle sue pagine trovano spazio temi disparati: il confronto tra reale e irreale, la guerra (sia terrestre che addirittura interplanetaria), le donne, i tradimenti, la follia, la morte, il tempo. Quest’ultimo argomento si presta a uno sviluppo elastico, complice la fervida fantasia dell’autore, che gioca con il tempo, presentandolo come una linea da modificare con un’apposita macchina del tempo, come in “Il dottor Futuro” (Dr. Futurity) o “I simulacri” (The Simulacra, ambientato in un ipotetico XXI secolo dominato dagli Stati Uniti d’America e d’Europa), o futuri lontani, passati remoti e presenti ipotetici.
Proprio la rappresentazione di un diverso corso della storia è alla base dell’ucronia, termine coniato dal filosofo francese Charles Renouvier (uchronie), in un saggio dato alle stampe nella seconda metà del Diciannovesimo Secolo, di chiara derivazione greca (nessun tempo, da οὐ «non» e χρόνος «tempo»), poi mutuato in italiano nel Ventesimo Secolo. Come ci ricorda la Treccani, l’ucronia “consiste nella sostituzione di avvenimenti realmente accaduti in un determinato periodo storico con altri, frutto di fantasia ma verosimili”; è, nella pratica, una riscrittura della storia, una nuova stesura che va a sostituirsi all’originale. 

Il termine riprende il ben più antico utopia, imperniandosi però su un piano temporale anziché spaziale. Progetti ucronici prendono spunto dalla domanda “cosa sarebbe successo se” (il noto “What if?” inglese), ad esempio, l’Inghilterra fosse riuscita a reprimere le rivolte nelle colonie americane, se Napoleone non fosse stato sconfitto a Waterloo o se Hitler avesse vinto la Seconda Guerra Mondiale. Un tema, quest’ultimo, sviluppato da vari autori nel Secondo Dopoguerra; già durante il conflitto, infatti, molti osservatori avevano iniziato a immaginare come sarebbe stato il mondo, alla fine della guerra, generando varie opere fantapolitiche (e progetti di spartizione del mondo da parte delle potenze vincitrici).

Prima ancora del Novecento, però, persino prima ancora della creazione di un termine atto a indicare tale genere, esistevano opere letterarie inquadrabili sotto la voce “ucronie”. Nella raccolta Ab Urbe Condita, Tito Livio (redatta a cavallo tra I secolo a.C. e d.C.) immagina che il grande condottiero Alessandro Magno abbia sviluppato il suo impero verso occidente, anziché muovere, come realmente accaduto, verso oriente, chiedendosi quale sarebbe stata la sorte di Roma se si fosse scontrata con Alessandro. Con il testo Storia della Toscana sino al principato (pubblicato postumo nel 1813), Lorenzo Pignotti immaginò cosa sarebbe potuto succedere se Lorenzo il Magnifico non fosse morto nel 1492. Tra le ipotesi principali, una strenua difesa della penisola da parte dello statista mediceo contro le armate straniere, che la invasero agli inizi del Sedicesimo Secolo, e la repressione della riforma protestante prima che potesse divampare. Persino Winston Churchill (frequente protagonista di ucronie elaborate da altri) si cimentò nel genere, quando nel 1931 lo storico inglese J. C. Squire propose a personalità autorevoli della cultura e della politica contemporanea di ricostruire alcuni snodi cruciali della storia dell’umanità, riunendo poi tutti i lavori in un’antologia dall’efficace titolo: “Se la storia fosse andata diversamente” (If it had happened otherwhise). Churchill, per l’occasione, scrisse un saggio riguardo a un esito diverso della battaglia di Gettysburg (anticipando il nostrano Prosperi!).

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, e sulla scia dei devastanti eventi che avevano lasciato un segno tangibile nella mente e nei cuori di chi l’aveva vissuta, o subita, le opere ucroniche fiorirono in massa, incentrandosi prevalentemente su una diversa conclusione del conflitto. Philip K. Dick aprì la strada nel 1962 con il romanzo “The Man in the high Castle” (tradotto e pubblicato vari volte in Italia come “La svastica sul sole”, sebbene ne esista anche una traduzione dal titolo più fedele “L’uomo nell’alto castello”, Fanucci Editore, 2001).

Vincitore dell’edizione 1962 del Premio Hugo (assegnata ogni anno a romanzi di genere fantasy o fantascientifico superiori alle 40000 parole), “La svastica sul sole” immagina un mondo in cui il Terzo Reich e l’Impero Giapponese hanno vinto la guerra, spartendosi il mondo e diffondendo il nazismo ovunque. Ecco quindi che quelli che un tempo erano gli Stati Uniti d’America vengono divisi in tre territori, subendo una divisione simile a quella incontrata dalla Germania post-1945: la costa orientale, sotto controllo tedesco, quella occidentale (Stati americani del Pacifico), sotto i giapponesi, e gli Stati delle Montagne Rocciose, al centro, uno stato cuscinetto. La riscrittura della storia non è solo disegnare una nuova cartina del mondo, ma incide in profondità, sulla vita quotidiana degli individui, caratterizzata da una forte perdita di libertà.

Da notare, all’interno del romanzo, la presenza di un personaggio (lo scrittore Hawthorne Abendsen) che ha scritto l’opera fantapolitica “La cavalletta non si alzerà più” (The Grasshopper Lies Heavy), in cui Hitler ha perso la guerra, generando una contrapposizione tra due mondi che è non solo esterna al romanzo (per chi, cioè, legge e sa che la storia non è andata in questo modo) ma anche interna, coinvolgendo gli stessi personaggi e offrendo loro un’altra ucronia. Questo libro nel libro è ciò che, in letteratura, viene definito pseudobiblium, un libro mai scritto ma citato come vero, come il Necronomicon di Lovecraft.

Dal romanzo è stata tratta una serie televisiva, di cui è andato in onda il 15 gennaio 2015 solo il primo episodio (pilot) ma non su una rete americana bensì sul canale streaming di Amazon.com. La produzione è stata affidata alla Scott Free Production, la compagnia di Ridley Scott (regista, tra l’altro, di Blade Runner, che la produzione ha voluto omaggiare con un piccolo riferimento), il soggetto e la sceneggiatura sono di Frank Spotnitz, già autore di alcuni episodi di X-Files. Il pilot è stato disponibile per il download immediato e la decisione di proseguire la serie è dipesa dal numero di download e giudizi positivi ricevuti dal primo episodio. Il successivo 18 febbraio 2015, Amazon.com ha annunciato infatti che, in virtù del buon successo riscosso dal pilot, avrebbe prodotto un’intera stagione.

Concludendo con i romanzi ucronici, impossibile non segnalare Fatherland, di Robert Harris, un giallo fantapolitico scritto nel 1992 che immagina un Secondo Dopoguerra dominato dallo scontro tra gli USA e il Terzo Reich, vincitore del conflitto mondiale. Per l’Italia, essendo ancora forte il ricordo del Ventennio Fascista, le opere ucroniche tendono a concentrarsi su questo argomento, immaginando che Mussolini non sia entrato in guerra e sia rimasto al potere. Un esempio è l’Epopea Fantastorica di Enrico Brizzi, una trilogia dedicata a Lorenzo Pellegrini, giornalista bolognese del quotidiano sportivo Stadio, che vive negli anni ’60, in una Repubblica Italiana retta dal Duce, ormai vecchio, che governa anche sulle cosiddette “Repubbliche Associate” (Libia, Albania, Corsica, Malta, Egeo e Africa Orientale).

Il più prolifico scrittore italiano di ucronia è indubbiamente Pierfrancesco Prosperi, autore di centinaia di racconti, fumetti e una dozzina di romanzi. Tra i tanti, da ricordare “Seppelliamo Re John” (romanzo sia di fantascienza, in quanto ambientato in vari momenti del futuro, sia ucronico, in quanto viene ipotizzato che il Presidente Kennedy non sia rimasto assassinato, e anzi viene imbastito addirittura un viaggio nel tempo per ucciderlo!) del 1973, “Garibaldi a Gettysburg”, che ipotizza cosa sarebbe successo se Garibaldi avesse aiutato i nordisti durante la guerra civile americana (la differenza più notevole è la scomparsa degli USA a favore della Condeferazione degli Stati Uniti d’America), fino al più recente “Undicimila Settembre”, Fratini Editore, 2014, in cui lo scrittore aretino torna a giocare con la storia in occasione dei funerali di Papa Giovanni Paolo II e della riunione di tutti i potenti della Terra a Roma.

È chiaro, infine, che il genere ucronico trovare applicazione, non solo in letteratura, ma anche nella cinematografia e nelle storie a fumetti, con un potenziale praticamente infinito, purché sostenuto da un’ottima conoscenza storica che permetta di ricreare scenari (im)possibili come fossero reali. La miniserie a fumetti Watchmen, di Alan Moore (da cui è stato tratto un bellissimo film nel 2009), narra le avventure di un gruppo di supereroi in crisi, la cui la presenza nella società statunitense ha comportato un epilogo diverso per alcuni avvenimenti storici, come la vittoria degli USA in Vietnam. 

La Marvel Comics ha creato un’apposita collana “What if?”, dove è apparsa la figlia (mai nata) di Peter Parker, che ha seguito le orme paterne diventando Spider Girl. Tiziano Sclavi dedica all’ucronia il numero 240 di Dylan Dog, mentre la serie anime e manga Code Geass si svolge in un mondo dove si sono verificati eventi storici diversi da quelli realmente accaduti.
Le potenzialità, come detto, sono infinite, al punto che, navigando in rete, è possibile imbattersi in siti internet dedicati alla ideazione e allo sviluppo di interi progetti ucronici. Un’altra storia, infinite storie.

(Articolo originariamente apparso sul blog Fratini Editore, gennaio 2015).