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martedì 10 gennaio 2023

Recensione "I principi del mare" di Andrea Gualchierotti

 Recensione "I principi del mare" di Andrea Gualchierotti


Bentrovati, lettori. Oggi vi parlo di un bel romanzo che ho letto di recente, il nuovissimo "I principi del mare", dello scrittore romano Andrea Gualchierotti (edito da Edizioni Il Ciliegio), più volte ospite del blog. Il libro mescola storia e mito, raccontando l'avventuroso viaggio di Alkas, uno dei Proci sopravvissuti al massacro operato dal vendicativo Ulisse.

Sì, proprio lui! Ulisse del poema epico di Omero, tornato dal suo peregrinare per i mari e deciso a riprendersi il trono di Itaca. Da questa ben nota vicenda trae origine il romanzo di Andrea Gualchierotti, che affonda quindi nell'epica classica, raccontando un'inedita avventura con uno stile e un'atmosfera degni di Omero.

Senza svelare troppo della trama, ovviamente, il romanzo di Andrea Gualchierotti si propone come una continuazione ideale dell'Odissea, concentrandosi su Alkas, uno dei Proci (ricordate, i famosi pretendenti di Penelope?), deciso a sfuggire alla vendetta di Ulisse. Le sue avventure, per terra e per mare, sono ricche di colpi di scena, incontri, tradimenti, gelosie, riti macabri, non manca niente, in un rocambolesco viaggio per il Mondo Antico, dove storia e miti si incontrano.

Lo stile è scorrevole, visivo, di impatto, impreziosito da una costruzione sintattica raffinata e dall'uso di una terminologia, a tratti aulica, adatta all'atmosfera epica della storia. Più volte, mi sono trovato a pensare che quest'opera potrebbe davvero essere uno dei tanti poemi epici diffusi durante la Grecia antica e dedicata a uno dei tanti eroi del pantheon di tale cultura.



In conclusione, "I principi del mare" è davvero un ottimo lavoro, consigliato soprattutto agli amanti delle storie d'avventura, a chi cerca un fantasy "adulto" e a chi ama il periodo storico dell'Età del bronzo: la Grecia omerica - micenea.

Altre info qua.

giovedì 11 febbraio 2021

Le uscite di febbraio di "Edizioni Il Ciliegio"

Le uscite di febbraio di "Edizioni Il Ciliegio"

Bentrovati, lettori. Oggi vi segnalo le ultime uscite della casa editrice "Il Ciligio", che spaziano dalla narrativa per bambini e ragazzi ai libri per adulti! Scopriamoli insieme!


La voglio con sale e con olio

E se a tutti i bambini venisse proibito di mangiare l’insalata. Come reagirebbero? Forse inizierebbero a considerarla una vera delizia. Un testo simpaticissimo che dell’insalata mette in evidenza tutte le caratteristiche migliori.

Il fantasma, la balena e il sogno nel cassetto

In un luogo chiamato “Chissà Dove” vivono tre bambini. In una casa profumata abita Daniele con la sua famiglia, lì qualcuno dice che ci sia anche un fantasma; in una casa che odora di mare abita Giona, che ha letto di un uomo con il suo stesso nome inghiottito da una balena; in una casa che sa di legno abita Caterina, una bimba minuta che coltiva sogni nei cassetti. Immaginazione, timori, desideri e illustrazioni suggestive per una lettura all’insegna della fantasia.


HOMEROUS Tartaruga coraggiosa

Questa è la vera storia di Homerous, una tartaruga marina che nel lontano 2008 è stata portata, gravemente ferita, al Centro di Recupero delle Tartarughe marine di Lampedusa. Dopo otto anni di cure, la tartaruga è stata liberata in mare, con un trasmettitore satellitare collocato sul carapace. Questo emozionante evento è stato documentato minuto per minuto e ha permesso a tutti, anche da lontano, di assaporare assieme a lei i primi istanti di libertà.

Nel racconto sono inserite molte interessanti curiosità e note scientifiche sulla vita di questi affascinanti animali.


Il trattore di zio Gastone

Una mattina, Gianni si sveglia a causa di un rumore che viene da fuori. Spalanca la finestra e vede un trattore grosso che attraversa il prato. Con sorpresa, scopre che a guidarlo è zio Gastone, allora corre da lui e sale su quel mezzo potente. Guarda il mondo da lassù e si sente invincibile. Guidare il trattore è un suo sogno, ma lo realizzerà da grande; per ora si eserciterà col trattorino a pedali.


Le ombre di Castaspell

Emmet ha dodici anni e vive insieme al padre e alla sorella. Sua madre si è allontanata dalla famiglia anni prima, lasciandolo in uno stato di apatia. La piccola città in cui abita si trova ai piedi di una collina coronata da Castel Castaspell, un maniero abbandonato e in rovina. Un giorno Emmet scala la collina per toccare il portone d’ingresso del rudere, ma viene bruscamente trascinato oltre la soglia da una forza misteriosa e scopre che Castaspell è abitato da fantasmi. Emmet decide allora di svelare il mistero che circonda Castaspell e romperne il maleficio.


A mani nude

È il 1932: Rosa, una giovane contadina è vittima di violenza da parte del figlio del padrone per cui lavora con la sua famiglia. Da questo sopruso nasce una bambina, Maria, che Rosa deve abbandonare in un convento dieci giorni dopo la sua nascita. Dopo l’abbandono la donna è costretta dalle circostanze ad andare a servizio da una ricca famiglia di Salerno dove diventerà la balia dei loro figli. Si dedicherà a loro anima e corpo, li amerà incondizionatamente tanto da sacrificare l’amore per Patrick, un militare inglese conosciuto nell’autunno del 1943, ma nel cuore di Rosa rimarranno sempre il dolce ricordo di quest’uomo e lo strazio doloroso di avere abbandonato la sua cara Maria.


Una vita di troppo

Chico, studente quindicenne appassionato di informatica, assiste al rapimento di un giornalista antimafia protetto dalla scorta. Sul fatto indaga la Squadra T, nucleo di eccellenza della Questura di Torino. Contemporaneamente, in un laghetto ghiacciato nei dintorni di Bardonecchia, viene trovato il cadavere di una donna. Sul presunto omicidio indaga la locale stazione dei Carabinieri, diretta dal maresciallo Calitri. Per entrambi i casi gli indizi sono pochi e complicati da depistaggi e segretazioni ma, mettendo insieme labili tracce e strane coincidenze, gli inquirenti scopriranno che sono collegati da un sottile filo di mistero.


Tutti disponibili sul sito della casa editrice!

venerdì 30 agosto 2019

Segnalazione "La stirpe di Herakles" - Andrea Gualchierotti

Segnalazione "La stirpe di Herakles" - Andrea Gualchierotti

Bentrovati, lettori. Oggi vi segnalo un romanzo molto figo, che dalla trama mi incuriosisce un sacco: "La stirpe di Herakles", di Andrea Gualchierotti, già autore del fantasy storico-mitologico "Gli eredi di Atltantide", sempre per Edizioni Il Ciliegio (recensito sul blog).

Pronti per scoprirlo?

"La stirpe di Herakles" è un romanzo d'avventura fantastica, che riunisce in un unico corpo tanto le suggestioni degli antichi miti greci - in particolare le saghe omeriche - quanto gli scenari tipici dello Sword&Sorcery di stampo howardiano.

La vicenda si svolge immediatamente dopo la fine della guerra di Troia; i grandi guerrieri e gli eroi famosi che hanno combattuto sotto le mura di Ilio sono in gran parte caduti, e a pochi il Fato ha concesso il ritorno, mentre altri ancora vagano in terre sconosciute.

In Grecia, dove per dieci anni le rocche dorate dei signori Achei sono rimaste per lo più in mano a reggenti e governatori, sono in molti ad ambire ai troni vacanti. Ed è qui che comincia la storia di Arethes, principe della cittadella di Cencrea ( centro minore della regione dell’Argolide) e custode del trono paterno. 

Detronizzato da una congiura architettata da nobili invidiosi e bramosi di potere, Arethes cercherà con tutte le sue forze di riconquistare l'eredità che gli spetta e riscattare il suo nome, non sapendo che dietro la mera lotta per il trono di Cencrea si celano segreti che dormono da molti secoli: un metallo invincibile, di fronte a cui anche il lucido bronzo si spezza, e una dimenticata stirpe di titani, pronta a risorgere dalle tenebre per invadere l'Ellade.... ostacoli su una via sanguinosa che Arethes dovrà percorrere fino alla fine, quando si troverà faccia a faccia con una verità che riguarda gli dèi stessi.

Lo scenario di "La stirpe di Herakles" è quindi il frutto di una miscela tra il mondo miceneo raccontatoci da Omero (un'età ferrea e cupa, lontana dalla Grecia idealizzata e solare dei secoli successivi) ed elementi fantastici risalenti non solo alla religione greca tradizionale, ma ai culti misterici e ad allusioni a "segreti" di tipo lovecraftiano.

Su tutta la vicenda, dove non mancano combattimenti sanguinosi, vendette e un pathos di tipo tragico, aleggia volutamente un atmosfera barbarica, volta a ricreare il clima primevo e arcaico dei poemi omerici, illuminato da improvvisi sprazzi di magia e soprannaturale.

Biografia

Andrea Gualchierotti (Roma, 1978) vive e lavora in provincia di Roma.
Dopo la laurea in Sociologia, ha conseguito il master in Marketing management, specializzandosi poi nella gestione dei Sistemi di Qualità.  
Ispirato dai numi tutelari del Fantastico d’oltreoceano come R.E.Howard, H.P.Lovecraft e C.A. Smith, ama miscelare nei suoi lavori il gusto per gli scenari esotici con il fascino dei misteri del mondo antico.
Per le Edizioni Il Ciliegio è autore, assieme a Lorenzo Camerini, dei due volumi della saga di Atlantide (Gli Eredi di Atlantide e Le guerre delle Piramidi), e del romanzo di Fantasia eroica mediterranea “La stirpe di Herakles”.
 Ha pubblicato numerosi racconti a tema fantastico per vari editori, comparsi sulle antologie “Eroica”, “Impero” e “Folklore”(Watson Edizioni) e “Heroic Fantasy vol.1” e “Vlad” (Ailus); con Italian Sword&Sorcery Books ha già pubblicato il volume di racconti storico-fantastici Byzantium, il romanzo L’Era del Serpente, ed ha partecipato all’antologia-manifesto “Mediterranea”. Recensisce novità e classici della letteratura fantasy sulla rivista Hyperborea, di cui è vicedirettore.
Suoi racconti e articoli appaiono anche sulla rivista Dimensione Cosmica (Solfanelli) e redige contributi di storia delle religioni e antropologia per L’Intellettuale Dissidente. E’ ospite abituale di presentazioni, fiere e convegni, tra cui Più Libri Più Liberi e il recente Fantastico Mediterraneo, presso la Biblioteca della Camera dei Deputati. 
Quando non scrive, si dedica alle sue passioni per la numismatica, i viaggi e al mai dimenticato amore per i romanzi d’avventura.



mercoledì 12 dicembre 2018

Recensione "Il Mutafavole e la lista segreta degli Svela Mondi" di Antonio Carmine Napolitano

Recensione "Il Mutafavole e la lista segreta degli Svela Mondi" di Antonio Carmine Napolitano

Bentrovati, amici lettori. Oggi dove vi porto? A spasso per l'Europa, insieme a Dante, Rebecca e agli altri protagonisti di "Il mutafavole", la saga urban fantasy creata da Antonio Carmine Napolitano. Ve la ricordate? Ve ne avevo già parlato in questo articolo. 

Per chi non la conoscesse, si tratta di una trilogia di cui sono usciti i primi due volumi, per Edizioni Il Ciliegio: "L'ombra del primo buio" e, da poco, "La lista segreta degli Svela Mondi", seguito del primo. La lettura del primo volume è obbligatoria, per comprendere situazioni e personaggi del secondo. 

Si tratta di una storia di genere fantastico, ambientata nel nostro mondo, in varie città europee, con protagonista Dante, discendente di una illustre famiglia. Illustre soprattutto perché ha sempre avuto a che fare con il mondo della magia, un mondo segreto, celato agli umani, di cui anche Dante adesso ha iniziato a fare (suo malgrado...) parte. "La lista segreta degli Svela Mondi" riparte dalla fine del libro precedente, con i vari personaggi che affrontano le conseguenze di quanto accaduto (non vi svelo niente, diciamo soltanto che il pericolo è ancora alto!).

Una particolarità, nonché piacevolezza, del romanzo è data dalla presenza di tanti personaggi, alcuni bizzarri nei modi o nell'abbigliamento, tutti con qualcosa da raccontare. In questo secondo volume ho apprezzato particolarmente Fosca e Cordelia Crane, ma anche la professoressa Cuma. Ci sono personaggi con poteri magici, grandi guerrieri, streghe e stregoni, ma anche mutaforma, orchi, e combattenti armati di intelletto e conoscenza. In mezzo a tutti questi grandi eroi e signori oscuri, il nostro Dante non sempre si sente all'altezza, anche se i suoi poteri sono importanti, preziosi, al punto da spingere il Mastro Orologiaio a decisioni drastiche, pur di proteggerlo. 

Se anche voi non impazzite per gli eroi troppo perfetti, che non sbagliano mai, Dante vi piacerà, perché è umano, a volte ingenuo, un gran sognatore, vorrebbe proteggere tutti e non mettere mai in pericolo nessuno. Purtroppo non sempre ci riesce. Deve imparare, sta imparando, sta crescendo, si sta mettendo in gioco, in questo difficile processo di acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé, e della storia della sua famiglia. Aspetto, quest'ultimo, di nient'affatto secondaria importanza, come vedremo nel corso del romanzo.

Infine, i cattivi. Anzi, il cattivo: Piboumiro, il Primo Buio. Pensavate che la sua minaccia fosse stata sventata nel primo libro? Eh no, non del tutto (sennò di cosa avremmo parlato negli altri romanzi? ^^), l'oscurità non scompare mai completamente, è sempre pronta a strisciare sotto la porta quando la luce non guarda. Ed è quello che succede nel romanzo: dopo un inizio diesel, necessario per riprendere le fila degli eventi del primo volume, la storia decolla in fretta, con una serie di avventure, battaglie e colpi di scena, fino all'adrenalinico gran finale, che ci lascia con una gran voglia di leggere il terzo e conclusivo volume della trilogia.

E voi? Cosa fareste se aveste il potere di cambiare il destino, e le storie, delle persone?
Una nuova avventura per il Mutafavole e la sua combriccola di amici del Mondo Fantastico Oltre la Soglia. Il Primo Buio non è sconfitto e vuole catturare e soggiogare Dante. 
Ma come può l'Ombra sapere della sua missione segreta in America? Come può conoscere l'occulto contenuto della lista degli Svela Mondi, che cattura uno dopo l'altro? 
In un alternarsi incalzante di avventure e misteri, si scoprirà un insospettabile intrigo e Dante dovrà a prepararsi a combattere la battaglia finale. 
Per approfondire, visitate il sito del Mutafavole.



mercoledì 30 agosto 2017

Recensione "Il mutafavole" di Antonio Carmine Napolitano

Recensione "Il mutafavole" di Antonio Carmine Napolitano

Bentrovati, accaldati lettori estivi! Oggi vi parlo di "Il mutafavole", romanzo urban fantasy di Antonio Carmine Napolitano, già ospitato sul blog. "L'ombra del primo buio" è il primo volume di questa avvincente saga, adatta a tutte le età (dato che non vi sono scene crude o sanguinarie), che ci introduce al mondo di Dante e dei suoi amici. 

Dante è, infatti, dotato del particolare potere di cambiare il finale delle storie, chiudere quelle incompiute e destinare i protagonisti di storie e favole alla loro fine. Che sia lieta o meno. Ganzo, eh? Chi non vorrebbe poter riscrivere il finale di storie che non ci sono piaciute? Sì, molto interessante, ma è anche un potere da usare con cautela e con sensibilità, soprattutto in un mondo dove i personaggi di quelle favole possono diventare veri, varcare la soglia tra i mondi e assumere consistenza. 

"Tu sei il terzo della tua famiglia ad avere il Segno dei Mondi. Prima di te Sir Amodeo e la signora Agata avevano avuto il dono dello Svela Mondi. Tu sei il terzo discendente di questa stirpe, Dante. Tu hai il potere di portare alla vita mondi che riposano sopiti dentro di te. La tua fantasia può fare grandi cose. Può migliorare la vita di molte persone o le può distruggere".

Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, agli inizi del terzo millennio, prevalentemente in Europa, ma con una piccola incursione in Sudamerica. Praga, Londra, Lione e Bruxelles sono le città in cui si svolgono le vicende, in parte celate agli Ignari grazie agli incantesimi dei membri del Concilium e dell'Accademia. Un'ambientazione quindi contemporanea e prettamente urbana, anche se, come avviene in molti urban fantasy, i luoghi reali vengono ridisegnati, caricandoli di funzioni e caratteristiche idonee allo svolgimento di una storia sovrannaturale. Ecco allora che l'Orologio Astronomico di Praga non si limita a segnare soltanto il tempo ma ospita anche la sede dell'Accademia, una prestigiosa istruzione che Dante si trova a visitare, camminando nei suoi corridoi con sguardo trasognato e ascoltando le storie e i resoconti del Mastro Orologiaio.

"Il mutafavole" è un romanzo ricco di personaggi, ce ne sono davvero tanti, anche se poi quelli che costituiranno la compagnia di Dante sono in numero limitato. C'è Gae, la driade guerriera, uno dei Guardiani dell'Accademia, che non esita a proteggere Dante ogni volta in cui sia necessario, e poi Rufus e zia Mafalda, la famiglia di Dante, che si rivelano ben più di un maggiordomo e di una stramba parente, e Rebecca Albalama, la leggendaria guerriera, e poi elfi, nani, streghe. E ovviamente cattivi! Che storia fantastica sarebbe senza qualche cattivo pericoloso? Qua ne abbiamo uno antico e potente: il Primo Buio. Una figura d'ombra legata a una storia scomparsa, una figura dalla voce e dal tono suadente, che sa come convincere le menti deboli a fare il suo lavoro.

Per lui lavorano orchi e signori oscuri, streghe e fattucchiere pericolose, che Dante e i suoi amici dovranno affrontare. Gli scontri non mancano, le battaglie a colpi di artigli e bacchette magiche, il ritmo è sostenuto e difficilmente il lettore si annoierà sfogliando le pagine del Mutafavole. Tanti omaggi a Harry Potter e al mondo delle favole, rivissute adesso tramite le imprese del giovane Dante: un po' impacciato, all'inizio, di certo incuriosito ma soprattutto con un gran cuore. 
"Molte cose non sono giuste a questo mondo, ragazzo, noi facciamo del nostro meglio per proteggere quello che riteniamo sacro. Non sei l'unico capace di interferire col destino di altre creature. Potrà non sembrarti giusto ma quanto sei disposto a sacrificare, tu, per quest'onestà?"
Il romanzo, come dicevamo, apre la saga del Mutafavole. Il finale è aperto e possono esserci altre avventure per Dante, però comunque una prima fase del suo percorso si è compiuta, quella dell'iniziazione al mondo fantastico degli Svela Mondi e dei Sigilla Storie. Un romanzo introduttivo, da questo punto di vista, sia per Dante che per noi lettori. Allora forza, sistematevi in poltrona, e affidatevi alla penna del Mutafavole, che saprà trascinarvi di sicuro in un appassionante mondo fantastico! :)

Per rimanere aggiornati sul mondo del Mutafavole, ecco il sito e la pagina Facebook!




lunedì 14 agosto 2017

Dietro le quinte di "Ulfhednar War": gli ulfhednar

Dietro le quinte di "Ulfhednar War": gli ulfhednar

Citati già nel titolo, gli ulfhednar sono i protagonisti della mia saga urban fantasy contemporanea "Ulfhednar War" iniziata con "La guerra dei lupi" (Il Ciliegio Edizioni, 2017). Chi sono costoro? Gli ulfhednar, assieme ai berserkir, sono i guerrieri più fedeli a Odino, il Dio Grigio, signore del pantheon nordico, nella sua versione di Dio della Guerra, cui sono devoti e consacrati nell’anima, al punto da rinunciare alla loro natura umana per ascendere al divino.


Il termine ulfhednar (al singolare: ulfhedinn) è formato dalla radice ulfr (come noto, lupo) e da hedinn, ossia casacca, intesa dalla Isnardi come “corto capo di vestiario senza maniche con cappuccio di pelle”. Una rappresentazione la troviamo in una piastra di bronzo, che probabilmente decorava un elmo, rinvenuta a Torslunda in Oland (Svezia), risalente al V-VI secolo, dove è raffigurato un guerriero con un corpo umano su cui è innestata una testa di lupo; indossa una pelle di lupi e ha persino una coda sporgente. Le sue armi sono spada e lancia, arma sacra a Odino (possessore della celebre lancia Gungnir).


L’indossare pelli di lupo non è prerogativa di questi gruppi guerrieri nordici, lo sappiamo. Basta ricordare Aita, Dio etrusco, i druidi, gli Hirpi Sorani o il troiano Dolone che, nell’Iliade, prima di un combattimento indossa la pelle di un lupo canuto, per assumere le caratteristiche dell’animale. Ciò che è singolare, e unico di questi clan, è il livello di convinzione raggiunta, nonché l’efferatezza delle loro azioni.

I guerrieri-lupo combattono infatti senza armatura, invasi da un furore particolare, quasi sacro, che li rende matti come cani o lupi e forti come orsi o tori selvaggi. Al pari dei berserkir, sono riuniti in clan (vere e proprie sette chiuse) e si sottopongono a riti particolari di iniziazione, assumendo sostanze inebrianti e allucinogene che li rendono indifferenti al dolore fisico, sprofondandoli in uno stato di trance da cui escono liberando tutto il loro furore (la berserksgangr).

Hrafnsmal, la ballata del corvo, antica saga del X secolo attribuita a Thorbjǫrn Hornklofi, li descrive così:
Wolf-skinned they are called. In battle
They bear bloody shields.
Red with blood are their spears when they come to fight.
They form a closed group.

(Estratto da “Chronicles of the Vikings”, di R.I.Page, Toronto, Canada: University of Toronto Press, 1999)

Pelli di lupo, guerrieri indemoniati che non rifuggono la guerra, bensì vi si precipitano, ergendosi spalla contro spalla contro i nemici, reggendo scudi insanguinati. Guerrieri quindi innamorati della guerra, che godono del sangue versato nella mischia, travolti da furia incontenibile, convinti di essere davvero l’animale totemico in cui Odino, tramite lo sciamano, li aveva trasformati (il lupo o, nel caso dei berserkir, l’orso). Giova ricordare che il nome norreno di Odino era Wotan (Woden in sassone), dalla radice wut, che significa appunto furia, e che, oltre a essere Dio della Guerra, era un noto mutaforma, come narrato da Snorri Sturluson nella Saga degli Ynglingar.


Le origini di questa classe di guerrieri-belva affondano nei loro antenati germani. Basta leggere un passo del De origine et situ Germanorum di Tacito (libro XLIII):

“Truci di aspetto, accrescono la loro naturale ferocia con l’arte e con la scelta del tempo. Hanno scudi neri, corpi tinti; per combattere scelgono le notti oscure; il solo orrore di questo esercito di fantasmi semina lo spavento, poiché non vi è nemico che sostenga il loro aspetto straordinario e quasi infernale.”

Anche Bonifacio di Magonza (impegnato nella missione di convertire i pagani al cristianesimo) nell’VIII secolo ribadisce che i germani mutavano in lupo indossandone la pelle e una cintura.

Questa rappresentazione richiama le modalità con cui gli uomini di alcune culture si approcciavano agli animali totemici, per acquisirne la forza e le caratteristiche specifiche. Massimo Cantini ci ricorda che “vestendosi con la pelle rituale, si determinava in sostanza un cambiamento radicale del comportamento, che autorizzava gli adepti a vivere secondo regole del tutto in antitesi con quelle del gruppo civile. La pelle indossata dal combattente era così un modo per trasformarsi in fiera, per acquistare, in virtù delle potenzialità magiche, l’energia bestiale dell’animale incarnato”.


Il passaggio dalla “Germania” alle terre nordiche è naturale, come la commistione a tradizioni sciamaniche di provenienza finnica. Giovanni Pagogna (autore del fantasy “Il trono delle ombre”) in un interessante articolo analizza la società finnica “ancora fortemente tribalizzata e legata alla natura da un rapporto simbiotico, dato che le difficili condizioni della loro terra ostacolavano l’agricoltura e spingevano a uno stile di vita basato su pastorizia nomade di renne e caccia, raccolta e baratto”, per cui gli sciamani “credevano infatti di potersi trasformare in orsi, lupi, renne o pesci, similmente a ciò che tramandano alcune saghe sui primi berserkir e ulfhednar, che combattevano sotto le sembianze del loro animale sacro”.

Ecco quindi l’istituzione di questi clan di guerrieri-belva, probabilmente persone che soffrivano di pesanti squilibri mentali, amplificati dagli sciamani tramite riti di iniziazione che potevano essere anche veri addestramenti militari.  Luca Barbieri li descrive in maniera approfondita nel suo saggio, ponendo l’attenzione sulle modalità di mutamento (quello che, in norreno, è definito hamrammar) dell’hamrammr, ossia di colui che non ha una sola forma, ma può mutarla. Di certo l’iniziato doveva assumere una grande quantità di birra, mescolata a un preparato a base di Amanita muscaria, fungo allucinogeno, e di digitale, generando un beverone energetico le cui origini risalgono alla soma indiana. Grazie a questo, il guerriero veniva invaso da una furia irrefrenabile, perdendo ogni raziocinio, incapace di distinguere tra amici e nemici, incapace persino di comunicare con parole, limitandosi a urlare e ululare. La berserksgangr lo rendeva insensibile alle ferite, portandolo ad azzannare scudi, a prendere tra le fauci carboni ardenti e a gettarsi in battaglia senza temere né il ferro né il fuoco (nella Saga di Vatnsdal i berserkir camminano sul fuoco a piedi nudi!). Uno “spirito di follia” che, come lo descrive Sassone il Grammatico, non può essere arrestato “se non con il sacrificio di una strage umana”.

Ovviamente la berserksgangr aumenta anche la forza del guerriero, al punto che a volte gli ulfhednar e i berserkir vengono descritti come giganti, come dei troll, nelle saghe. Tutti elementi che poi hanno contribuito al diffondersi della successiva mitologia “licantropica”.

Al termine dello scontro, esaurita la carica adrenalinica, il guerriero era travolto da una spossatezza improvvisa, costretto ad accasciarsi in mezzo al campo di battaglia. Qualcuno soffriva di amnesia, dimenticando quindi la strage appena compiuta, altri invece morivano d’infarto per l’eccezionale sforzo sostenuto. Dopo i fasti della guerra, subentrava la disabilità.

What people say about shape-changers or those who go into berserk fits is this: that as long as they're in the frenzy they're so strong that nothing is too much for them, but as soon as they're out of it they become much weaker than normal. That's how it was with Kveldulfr; as soon as the frenzy left him he felt so worn out by the battle he'd been fighting, and grew so weak as a result of it all that he had to take to his bed.
(Dalla Saga di Egill Skallagrimsson)

Questo sacro furore i romani lo battezzarono furor teutonicus e lo disprezzavano, in quanto la furia era opposta alla gravitas, l’insieme dei loro valori di disciplina, controllo di sé e impeccabilità. La furia rendeva gli uomini delle bestie, azzerando la loro dignità e sprofondandoli verso gli istinti più primordiali e incontrollati (quanto? dipendeva dalle capacità dello sciamano di istillare tale convinzione nella mente degli iniziati). All’inizio questi clan erano guardati con ammirazione, quasi fossero i depositari della sapienza guerriera e del furore divino, poi con l’avvento del Cristianesimo le genti del nord mutarono il loro atteggiamento verso i “consacrati a Odino”, che vennero etichettati come pazzi indemoniati, malati di mente o addirittura servi del demonio.

La crociata contro il paganesimo spinse gli appartenenti ai clan degli uomini-belva a isolarsi, cacciati dalle comunità di origine e forzati a rifugiarsi in ambienti solitari e ostili, come fitte foreste o caverne, dove potevano dare libero sfogo alla berserksgangr. Da qua sarebbero nati i racconti e le leggende, narrati dai viandanti e dai pellegrini, su branchi di feroci uomini-lupo che abitavano le foreste del nord, le antesignane delle leggende sui licantropi e sui “lupi cattivi”.


Nasce anche il collegamento tra lupo e uomo malvagio, quello che viene considerato il reietto, l’espulso dalla società, destinato a vagare come un animale. Wargus, in latino medievale, prese a indicare il lupo, un suono simile ai termini con cui venivano chiamati coloro che, per delitti comuni, venivano allontanati e esiliati dalle comunità, i malfattori o fuorilegge: warag, in sassone, vargr, in norreno, warc in tedesco. Il termine andò ad affiancarsi al tradizionale ulfr, in norreno.

Nella già citata Saga dei Voslunghi, Sigi si macchia di un delitto disonorevole e viene definito “vargr i verum”, ossia “lupo nei luoghi sacri”, nemico di uomini e Dei. La Isnardi ci ricorda il caso del vargtré, l’albero del lupo, che è quello a cui “venivano impiccati i malfattori o quello su cui accanto alla forca di un condannato veniva impiccato un lupo”.

Molti elementi della tradizione nordica compaiono in "Ulfhednar War", come la berserksgangr e il legame totemico tra uomo e lupo. Da notare, però, che nel mio romanzo gli ulfhednar diventano effettivamente degli uomini-lupo, ossia possono mutare da uomo a lupo, condizione che nella mitologia nordica era riservata ai licantropi, indicati con il termine vargulfr. Volete conoscere qualche ulfhednar? Magari Daniel e sua sorella Marina, Markus e Raul? Scoprite allora "La guerra dei lupi", su tutti gli store di libri! Buona lettura!

lunedì 31 luglio 2017

Dietro le quinte di Ulfhednar War: le ambientazioni.

Dietro le quinte di Ulfhednar War: le ambientazioni

Nuovo articolo che approfondisce tematiche del mio romanzo "Ulfhednar War - La guerra dei lupi". Dopo aver conosciuto Ascanio (articolo qua) e Daniel (articolo qua), oggi parliamo delle ambientazioni del romanzo, i luoghi in cui si muovono i personaggi e dove accadono molte cose. Essendo un urban fantasy contemporaneo, molti luoghi sono reali, quasi tutti direi, ma alcuni sono rivisti in chiave fantastica. Andiamo a scoprirli!

Viareggio: città costiera della Toscana, dove vivono Ascanio, Gianni, Aurora e i loro amici. In questo primo libro la intravediamo e basta, dato che i ragazzi si ritrovano a casa di Ax per poi partire per la Garfagnana, e anche nei capitoli successivi le scene si svolgono essenzialmente in casa. La vedremo meglio nel secondo libro della trilogia "Ulfhednar War". Rappresenta comunque il luogo di partenza, il mondo ordinario nel quale Ax e i suoi amici sono cresciuti per anni, insieme e al tempo stesso da soli, dato che molti hanno conservato i loro segreti. Fino ad oggi.


Garfagnana: regione montuosa nel nord della Toscana, attraversata dal fiume Serchio (noto, nel folklore locale, come "il fiume delle fate", dato che è ricco di luoghi in cui le fate si radunano e dove accadono fatti... strani!). Ascanio e i suoi amici vi si recano spesso, soprattutto il primo dato che sua nonna vi possiede una casa vicino al Parco Naturale dell'Orecchiella. La casa, costruita sui resti dell'antica baita (una capanna, in verità!) di suo padre, Aristide, è stata restaurata agli inizi del ventunesimo secolo, occasione in cui è tornato alla luce l'antico studiolo di Aristide... con tutti i suoi segreti.

Pania di Corfino: massiccio scistoso situato nella Garfagnana nord-orientale, domina Castelnuovo Garfagnana e tutti i paesi vicini. E' una montagna facile da percorrere, per chi ama passeggiare nei boschi, la salita non è ripida, ad eccezione del pendio finale, quello che porta alla croce in cima, che è più impegnativo, ma comunque è fattibile. In cima al monte vi è una croce con un basamento di pietra, sotto al quale si cela una cripta nella quale Aristide, Dante e Oreste rinchiusero Faust, al termine di un sanguinoso conflitto, che costò la vita a molti loro amici. La cripta doveva rimanere sigillata per mooolto tempo, eppure un accadimento provvidenziale ha spezzato l'allineamento delle pietre che la circondavano e Faust si è liberato. Di nuovo.


Grande Quercia: nota anche come Quercia delle Streghe, è un albero monumentale che si trova nel comune di Capannori, fuori Lucca, in località Gragnano. E' davvero enorme e i suoi rami si estendono in orizzontale, fatto che ha dato origine a una leggenda: pare infatti che qua si ritrovassero gli streghi e le streghe della Lucchesia, per compiere i loro riti, e che a forza di camminare sopra i suoi rami hanno dato loro questa forma particolare. Qua un articolo.

In "Ulfhednar War" riprendo questa leggenda affascinante della Quercia delle Streghe, che diventa un punto importante della storia, un luogo ricco di energia mistica, dove officianti e creature fantastiche si sono radunati per secoli e dove poi i Figli di Cardea li hanno uccisi, appendendoli ai rami della quercia. Un albero che è più di un albero, è un piccolo Yggdrasill della Lucchesia e continuerà ad avere la sua importanza anche nei libri successivi. Vi invito a visitarla, se vi capiterà di passare da Lucca!




Monte Lama: la città degli stregoni. Nota nel folklore della Lunigiana, per essere il luogo dove si radunano gli stregoni, individui dotati di poteri particolari, come far volare le persone. Si trova fuori da Pontremoli, vicino a Zeri. In "Ulfhednar War" questa località esiste, sebbene la sua esistenza sia nota a pochi e pochissimi sono addirittura quelli che sono riusciti a trovarla, gli altri si sono smarriti nelle nebbie che la circondano. Qua un articolo.

Bene, per oggi è tutto, spero di avervi incuriositi con questi luoghi citati nel romanzo! A presto con altri approfondimenti sulla saga "Ulfhednar War".




lunedì 10 luglio 2017

Dietro le quinte di Ulfhednar War - i personaggi: Daniel

Dietro le quinte di Ulfhednar War - i personaggi: Daniel

Dopo l'articolo su Ascanio (qua), oggi tocca a Daniel, secondo protagonista del mio urban fantasy "Ulfhednar War - La guerra dei lupi". Daniel è, come noto, un ulfhedinn, ossia un guerriero lupo di Odino. Nel mito gli ulfhednar erano i fedelissimi guerrieri del Signore delle Schiere, assieme ai berserkir, solo che mentre l'animale totemico di questi ultimi era l'orso, nel caso degli ulfhednar, ovviamente, era il lupo (da ulf). Un tempo indossavano pellicce di lupo (da qui il nome, secondo la Isnardi: "casacche di lupo" o "pellicce di lupo"), si sbombavano di amanita muscaria o altre sostanze allucinogene e poi scendevano in battaglia invasi dal furore bellico, la berserksgangr, convinti di essere realmente lupi.


Tutti questi elementi compaiono, riadattati alla trama, nel romanzo e sono alla base della creazione della figura degli ulfhednar, la mia versione dei licantropi. Non volevo, infatti, creare il solito uomo lupo che durante la luna piena si trasforma, ma una creatura che connessa con il territorio, la storia e le leggende. Daniel è, quindi, un ulfhedinn, membro del branco del Vello d'Argento. Ma chi era originariamente?

Qua vi do un paio di informazioni spoiler, niente di particolarmente grave in realtà, sono tutte notizie che scoprirete leggendo il libro. Daniel, al secolo Daniele Rivieri, nasce in un paesino dell'appennino emiliano nel 1890, figlio primogenito di una famiglia che, per quanto non nobile, è comunque benestante. Dopo qualche anno nasce anche la sorella, Marina, a cui Daniel rimarrà sempre legato, sia prima che dopo la trasformazione in ulfhedinn. I rapporti col padre, però, sono molto acerbi: durante la Prima Guerra Mondiale, Daniel diserta e fugge sulle boscose montagne dell'Appennino, inseguito da cani e militari e dagli improperi del padre, che lo accusa di aver disonorato il buon nome della famiglia. Fugge per giorni, sopravvivendo come può, tirando a campare, finché esausto non crolla nel fango.

Quando si risveglia, scopre di non essere morto, conosce Alois e Luisa, apprende l'esistenza di un mondo nascosto ai più e inizia così la sua nuova vita. Come ulfhedinn, Daniel è veloce, riesce a muoversi silenziosamente, abile in combattimento (sebbene non fortissimo, del resto "i lupi non sono gli animali più forti, ma quelli che portano a casa la preda") e soprattutto, grazie all'ichor, invecchia più lentamente. Come spiega Ascanio agli amici, seduti attorno al memoriale, gli ulfhednar vivono una lunga viva, invecchiando di un giorno al mese, praticamente al sorgere di ogni luna piena. Quello è il momento più delicato della loro esistenza, quando l'influenza della berserksgangr si fa sentire, quello è il momento in cui la bestia tenta di prendere il controllo sull'uomo. Nel caso di Daniel, a volte la bestia ha vinto, a Messe Augia ad esempio, e anche nel primo scontro con Faust. Non che ci sia niente da recriminare, vi sono anche persone che ritengono che la bestia dovrebbe essere lasciata libera, come Raul. Posizioni diverse, strade che portano a destini diversi.

Daniel incontra Ascanio in Garfagnana, nei boschi in Campaiana, agli inizi del ventunesimo secolo. Per la verità, è Ascanio a salvare Daniel da un paio di cacciatori di frodo che lo avevano imprigionato. Da lì saranno inseparabili e per dieci anni si scopriranno l'un l'altro, amandosi ogni giorno come la prima volta, come se fossero destinati a stare insieme. E adesso, in "La guerra dei lupi" (ambientato nel 2011), i due affrontano i vecchi nemici dei loro predecessori; come Aristide e Alois, anche loro fronteggeranno l'ombra. Ma stavolta Daniel non fuggirà, rimarrà e combatterà insieme ad Ascanio.

Per altri aggiornamenti, potete seguire la pagina "I mondi fantastici".

"La guerra dei lupi" è disponibile su tutti gli store di libri (Amazon, Ibs, Mondadori Store). Buona lettura!






lunedì 19 giugno 2017

Dietro le quinte di Ulfhednar War: i personaggi - Ascanio

Dietro le quinte di Ulfhednar War: i personaggi - Ascanio

Inizia il viaggio all'interno del romanzo "Ulfhednar War - La guerra dei lupi", con una serie di articoli sul blog dedicati ai personaggi, alle ambientazioni e alla mitologia e alle leggende che stanno dietro e dentro il libro. Iniziamo con Ascanio, uno dei due protagonisti, il personaggio principale di "La guerra dei lupi", dato che buona parte del romanzo è raccontata dal suo punto di vista, suoi sono gli occhi che vedono il mondo, sue le paure, le ansie, il timore di non essere all'altezza, sua anche la grinta che lo spinge a combattere per proteggere coloro che ama.

Scopriamo qualcosa di più sul nostro "Merlino", come lo definisce la Dottoressa.

Attenzione: la lettura di questo articolo è consigliata a chi ha già letto "La guerra dei lupi", in quanto contiene informazioni tratte da esso!

Ascanio è nato nel 1982, a Viareggio, dove ha vissuto per tutti i suoi trent'anni, dove ha studiato e ha conosciuto gli amici di infanzia (Gianni e Gigi), con cui poi è cresciuto. La madre è morta dandolo alla luce, evento questo che pesa ancora su di lui, a volte si sente persino in colpa per averla costretta a una così grande fatica. Del padre non sappiamo niente, quindi Ascanio è cresciuto con la nonna (Alma), madre di sua madre, e con lo zio Alfio, che comunque non gli hanno certo fatto mancare l'amore necessario a crescere in salute. Ascanio è sempre stato un ragazzo studioso, diligente, assolutamente non attaccabrighe, uno di quelli che amava stare in disparte (qualcuno direbbe "un ragazzo da parete"), senza confondersi con gli altri, lontano dagli spacconi e dai fighetti di turno che puntavano solo a farsi notare. Chiuso, introverso, ma felice nella sua solitudine, ha sempre amato leggere, studiare, curiosare, indagare, soprattutto nel passato.

A scuola andava bene a storia, geografia e italiano, mentre rifiutava le materie scientifiche (in cui invece Gianni era un genio). Terminate le superiori, mentre gli amici si davano alla pazza gioia in vacanza a Ibiza (dove Gigi ha conosciuto Bianca), Ax trascorreva l'estate in Garfagnana, assieme alla nonna, nella vecchia casa di famiglia, eredita da un suo avo (il padre, appunto, di Alma). E proprio di questo bizzarro personaggio, Ascanio scopre il suo passato, durante l'estate del 2001, quando, nel corso dei lavori di ristrutturazione della casa, viene alla luce uno studiolo segreto, con un baule pieno di sorprese! :-) 
«Ho sempre evitato di parlartene, per non rattristarti. Abbiamo avuto tutti le nostre disgrazie» tentò di sorridergli la nonna, carezzandogli il volto. «Quando negli anni Settanta tuo zio Alfio si mise in testa di ristrutturare la vecchia baita di famiglia, mi disse dei diari che aveva trovato e di tutti gli aggeggi infernali di mio padre. Sono stata tentata di bruciarli, ma poi pensai che era tutto quel che mi rimaneva di lui e che magari in futuro avrei potuto perdonarlo, così feci murare lo studio, come se una parete di cemento bastasse per cancellare il dolore dell’abbandono. Non ci riuscì, in effetti, ma tu fai quello che credi. Leggili, studiali, di certo li vorrai sfogliare. Sei un attento indagatore, brami di conoscere ogni cosa, proprio come lui. Per certi aspetti gli somigli, più di quanto io gli abbia somigliato. Ma sta’ attento, Ascanio, non diventare come lui. Non perdere la ragione e soprattutto non mettere da parte coloro che ami.»  
«Non lo farò» la abbracciò Ascanio. «È una promessa.»
La scoperta del baule di Aristide e dei suoi grimori è il primo grande evento che cambia la vita di Ascanio, finché poi, qualche anno dopo, non si imbatte in Daniel e sua sorella, salvandoli da alcuni cacciatori di frodo. Un secondo, piacevole, evento che inaugura la nuova fase della sua vita.


Ascanio è un officiante, celebra riti di comunione con la natura, da cui trae forza e che riesce a utilizzare. Evoca il fuoco, ascolta il vento, riesce a spostare le cose con la forza della mente. Piccoli successi che ha ottenuto da solo, studiando i diari del suo avo, e poi facendosi aiutare da Daniel, per quel che ne sapeva lui dei galdrar. Tutto bene, quindi? No, perché Ascanio ha tenuto nascosto questo mondo ai suoi amici e ad Alma, forse chiudendosi in se stesso più di quanto dovesse, e teme il giorno in cui la verità verrà fuori. Sogni, strani segnali che gli arrivano (dal futuro? da uno dei tanti mondi possibili?) lo inquietano e quando l'allegra compagnia di amici si mette in movimento per andare in vacanza in Garfagnana ecco che gli eventi, uno dopo l'altro, precipitano. Forse, pensa Ascanio, è stato più facile dire loro di essersi trovato un ragazzo (lupo^^) che non discendere da una linea di officianti!
«Sei uno stregone?» 
«Sciamano, mago, fattucchiere. Chiamami come vuoi, ma io mi considero un semplice officiante, servo fedele della natura. È quello che facciamo, nei fatti: canalizziamo le forze della Dea Madre, servendocene per i nostri scopi.» 
In chiusura, un paio di curiosità: il nome non è casuale. Per quanto sia un nome che mi piaccia molto, saprete certamente che Ascanio è il figlio di Enea, sopravvissuti entrambi all'incendio che ha distrutto Troia. Ecco, anche Ax è un sopravvissuto, anche Ax ha un legame col fuoco.

La seconda curiosità è che Ascanio compare in alcuni miei racconti: in "Le voci alla Balza", ancora ragazzino, si reca in bicicletta sulle colline di Camaiore, di notte, con gli amici Gigi e Gianni, per visitare... una casa infestata (potete leggere il racconto nell'antologia "Racconti Toscani. Anno II", di Historica Edizioni, e nella mia antologia "L'ora del diavolo"). Nel racconto "Il peso del destino", di poco più grande, Ascanio è insieme agli amici in Alta Versilia, a fare il bagno in un ruscello, quando viene avvicinato da alcune bizzarre creature che li conducono alla misteriosa Grotta del Senicione. Potete leggere questo racconto nell'antologia "Esecranda" 2016.

Se vi siete incuriositi, potete leggere le avventure di Ascanio e dei suoi amici nel romanzo "Ulfhednar War - La guerra dei lupi", disponibile in tutti gli store di libri (Amazon, Ibs, Mondadori store) e ordinabile in libreria. Se preferite una copia firmata, contattatemi e ve la invierò! ;) 



lunedì 23 gennaio 2017

Intervista a Antonio Carmine Napolitano

INTERVISTA A ANTONIO CARMINE NAPOLITANO

Torna sul blog "i mondi fantastici il "Ciliegino" Antonio Carmine Napolitano, autore del romanzo fantastico "Il mutafavole", edito appunto da Il Ciliegio Edizioni. Dopo aver presentato il libro (qua l'articolo, per gli sbadatoni!), vediamo oggi di approfondire, scoprendo qualcosa di più sull'autore, sul suo approccio alla scrittura e ovviamente sul romanzo stesso, un libro a dir poco originale. 


Ciao Antonio, parlaci un po’ di te. Quali sono i tuoi interessi, le tue passioni?

Ciao Alessio, e un saluto a tutti i lettori.
Mi chiamo Antonio Carmine Napolitano, classe ’88, partenopeo con la passione per la lettura, la scrittura, i videogiochi, i film fantasy e le serie post-apocalittiche.
A tutto questo si aggiunge un’altra grande passione, il mio lavoro: sono Stylist e Fashion Consultant, mi occupo di Comunicazione e Marketing Digitale per prestigiose aziende leader nel settore abbigliamento.
Concluderei dicendoti che m’interesso di folklore e storie popolari e vado pazzo per il Sushi.

Com’è stato, e com’è tutt’oggi, il tuo approccio alla scrittura? Perché scrivi? Quali generi, o quali tipi di storie, senti più affini (come scrittore)?

Sarò sincero: la scrittura è un’avventura del tutto nuova e inaspettata per me, ed è per questo motivo che non ho un approccio o un metodo prestabilito. Ho cominciato a scrivere per me stesso, perché mi rilassava e mi faceva stare bene. Oggi continuo a scrivere per gli stessi motivi ma con la speranza che questa passione possa diventare qualcosa di più, che le mie idee possano far sognare e ispirare tante altre persone.
Il genere al quale sono più affezionato è ovviamente il Fantasy, in qualsiasi espressione o declinazione. Le mie storie preferite sono ricche di magia, creature fantastiche e con un pizzico di dramma.

Quali sono le tue letture preferite? Che generi preferisci leggere? Se tu dovessi scegliere il romanzo della tua vita, qual è?

E’ complicato stilare una lista delle mie opere preferite; ne conservo davvero tante nel cuore. Se dovessi, però, sceglierne una su tutte, direi senza ombra di dubbio la saga di J.K.Rowling. Io e Harry Potter siamo praticamente cresciuti insieme e la mia fantasia è contaminata da riferimenti all’universo del maghetto più famoso dell’era moderna.

Passiamo al tuo romanzo “Il Mutafavole”. Come è nata l’idea di questo romanzo? Cosa volevi raccontare?

Come anticipato prima, lo scrivere, così come il Mutafavole, sono arrivati inaspettatamente. E’ come se tutta la storia, i personaggi e i luoghi fossero stati nascosti dentro di me ed un giorno, d’improvviso, fossero saltati fuori. Vorrei condividere con te e i tuoi lettori un retroscena simpatico sul titolo della saga. In principio l’opera aveva un titolo completamente diverso, che ovviamente terrò segreto! La parola “Mutafavole” è arrivata come un’illuminazione in chiusura del primo romanzo, nel capitolo trentunesimo. E’ stato uno dei personaggi secondari a “suggerirmelo”, e sia io che l’editor ne siamo rimasti conquistati. Ed ecco com’è nato il Mutafavole.
Per quanto riguarda l’obiettivo finale della saga, non ho la presunzione di voler insegnare qualcosa al lettore. Vorrei soltanto lasciare in loro un’emozione positiva e le sfumature di quei principi a me cari che ho cercato di trasferire nel racconto come l’amicizia, la famiglia, l’avventura, il viaggio, la speranza e il sacrificio.

C’è un personaggio a cui ti senti legato? Perché?

Sarà banale, ma sono legato a ogni singolo personaggio. In ognuno di loro è nascosta una parte di me. Alcuni personaggi godono di una mia maggiore simpatia ma non potrei mai scegliere tra di loro. Posso confidarti però, che ho una grande empatia con uno degli antagonisti della saga. No, non è il Primo Buio. E’ una donna!

“Il Mutafavole” è un romanzo autoconclusivo o legato ad altri progetti?

Il progetto del Mutafavole prevede almeno una trilogia. Ogni romanzo sarà di per sé autoconclusivo ma con un finale che spiana la strada al capitolo successivo. Mi piacerebbe, in futuro, approfondire l’universo del Mutafavole con nuove storie incentrate suoi personaggi secondari o marginali. Anche se il desiderio più grande è quello di vedere il mio lavoro declinato in un fumetto, una serie tv o un film sul grande schermo. Sognare non costa nulla!

In Italia ci sono più scrittori che lettori, e non è un modo di dire ma realtà. Lasciando da parte i problemi, cosa consiglieresti per uscire da questa situazione critica? Un’idea, una ricetta personale per incentivare la lettura, quale potrebbe essere secondo te?

Purtroppo non ho una ricetta segreta da suggerirti. Credo che sentirsi “scrittore”, piuttosto che semplice “lettore”, sia più elettrizzante. Leggere, per me, invece, è di vitale importanza. Apre la mente su nuove idee, visioni differenti, mondi lontani. Stimola la curiosità e il confronto. Senza tralasciare che solo leggendo si piò migliorare il proprio modo di scrivere. E partendo proprio da quest’ultimo punto, suggerirei ai miei colleghi emergenti di leggere altri emergenti, così da migliorarci e supportarci tutti insieme.
A tutti gli altri… regaliamo un epub?

La disputa ebook/cartaceo: ha davvero un senso? Non sarebbe forse più produttivo concentrare le forze su altro? Qual è la tua opinione? Gli ebook possono aiutare gli autori emergenti a farsi conoscere, meglio di quanto non riescano a fare le piccole case editrici cartacee con tutti i loro ovvi limiti?

In questo caso subentrano fattori esterni che sono dettati dalla società, dalla modernità e dagli sviluppi tecnologici. La disputa e.book / testo cartaceo, a mio modesto parere, è superflua. La magia della carta non potrà mai essere surclassata, ma bisogna adeguarsi al mercato e alle esigenze del consumatore. In conclusione ritengo che una forma di pubblicazione non escluda l’altra, ma che bensì, attraverso la sinergia delle stesse, il supporto della casa editrice e di una campagna social solida (e ovviamente una buona idea alla base), gli autori emergenti possano farsi conoscere e apprezzare dal grande pubblico.

Progetti per il futuro? Puoi anticiparci qualcosa?

E’ in cantiere il secondo volume della saga; il 2017 sarà un anno ricco per il Mutafavole. Nel frattempo tutte le mie energie sono dedicate al sito web ufficiale, attraverso il quale approfondisco diversi aspetti della saga. Sul sito si possono trovare, infatti, racconti inediti, disegni e grafiche, schede dei personaggi, curiosità e articoli sull’Universo del Mutafavole.

Grazie per essere stato ospite del blog “I mondi fantastici”.

Grazie a voi per avermi ospitato ed aver dato spazio al mio progetto. Spero di aver accesso la fiammella della curiosità nel petto dei lettori.
Con affetto Antonio.
Ah! E buona lettura!